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Niger, militari russi nella base degli Usa. Senza una vera strategia Biden sta perdendo l’Africa

Immagine satellitare della base 101, vicino all'aeroporto internazionale di Diori Hamani 

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È solo l’ultimo esempio di un riallineamento strategico in corso nella regione del Sahel, che però minaccia di contagiare l’intero continente.
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New York - Gli Usa stanno perdendo la sfida geopolitica per il futuro dell’Africa. L’incontro ravvicinato avvenuto nei giorni scorsi in Niger tra i soldati americani, cacciati dal paese, e quelli russi, invitati al loro posto, è solo l’ultimo esempio di un riallineamento strategico in corso nella regione del Sahel, che però minaccia di contagiare l’intero continente. La potenziale crisi nella Airbase 101 di Niamey è stata gestita finora in maniera responsabile da Washington e Mosca, evitando guai peggiori, ma gli analisti sono unanimi nel giudicarla come l’ultima prova delle necessità di cambiare strategia.

Il ruolo del Niger

Il Niger costituiva un caposaldo fondamentale per gli Stati Uniti nel contrasto del terrorismo, in particolare…

New York - Gli Usa stanno perdendo la sfida geopolitica per il futuro dell’Africa. L’incontro ravvicinato avvenuto nei giorni scorsi in Niger tra i soldati americani, cacciati dal paese, e quelli russi, invitati al loro posto, è solo l’ultimo esempio di un riallineamento strategico in corso nella regione del Sahel, che però minaccia di contagiare l’intero continente. La potenziale crisi nella Airbase 101 di Niamey è stata gestita finora in maniera responsabile da Washington e Mosca, evitando guai peggiori, ma gli analisti sono unanimi nel giudicarla come l’ultima prova delle necessità di cambiare strategia.

Il ruolo del Niger

Il Niger costituiva un caposaldo fondamentale per gli Stati Uniti nel contrasto del terrorismo, in particolare quello dell’Isil e del gruppo affiliato ad al Qaeda Jama’at Nursat al Islam. Perciò avevano costruito due basi, quella adiacente all’aeroporto Diori Hamani della capitale, dove sono ospitati anche militari italiani, e la Airbase 201 di Agadez, costata oltre 100 milioni di dollari. Dopo il colpo di stato in Niger, a metà marzo inviati americani hanno incontrato il nuovo governo per discutere il futuro delle operazioni. Hanno avvertito che non potevano condividere le basi con personale russo e non volevano che Niamey vendesse uranio all’Iran. La risposta è stata la richiesta di lasciare il paese. Al momento circa mille soldati americani sono ancora in Niger, ma nei giorni scorsi dei militari di Mosca sono arrivati nella Airbase 101. Il capo del Pentagono Austin l’ha confermato, sottolineando che "i russi sono in una caserma separata, senza accesso alle forze Usa o ai nostri equippaggiamenti. Al momento non vedo un problema significativo per la loro protezione".

Comunque vada a finire questo episodio, la tendenza è chiara. Negli ultimi tempi i soldati americani sono stati cacciati da Chad e Niger, e quelli francesi da Mali e Burkina Faso. Al loro posto in molti casi sono arrivati gli ex mercenari del Gruppo Wagner, che dopo l’uccisione del loro fondatore Prigozhin sono stati inquadrati nell’Africa Corps alle dirette dipendenze del Cremlino.

La partita cinese

Nel frattempo anche la Cina prosegue la sua penetrazione del continente, con la base militare a Gibuti, ma soprattutto con i programmi economici cominciati anche prima del lancio della nuova Via della Seta. Tanto Pechino quanto Mosca, impegnati a conquistare il Sud globale per costituire un blocco alternativo a quello occidentale, hanno l’ambizione di allargare la presenza sul piano geografico e politico. Quindi l’espulsione degli Usa è grave per immediati motivi di sicurezza, in quanto fa crollare alcuni pilastri fondamentali per il contrasto del terrorismo e il controllo delle migrazioni, ma anche per problemi strategici di lungo termine. L’Africa infatti è diventata il principale terreno di sfida contro gruppi più estremisti, con la metà delle morti causate dai terroristi in tutto il globo, ma è anche la regione che nel 2050 ospiterà il 25% della popolazione globale, con una forza lavoro superiore a Cina e India. Ha risorse naturali e minerali straordinarie, e nonostante tutti i suoi problemi è la casa di 6 delle 10 economie mondiali in crescita più rapida.

Di fronte a questa sfida, le voci che sollecitano Washington a cambiare strategia stanno diventando sempre più rumorose. Trump aveva completamente trascurato il continente, dicendo di non vedere il motivo per sprecare risorse in paesi definiti "cessi". Biden ha riportato un po’ di attenzione, ma non ha mantenuto la promessa di visitare l’Africa. La strategia americana quindi è rimasta concentrata sulla sicurezza e quindi la collaborazione con i governi che ospitano le basi per contrastare il terrorismo. Tanto Foreign Policy, quanto il New York Times, hanno scritto che questo non basta più. La Russia sta penetrando il continente dando sostegno militare ai governi, comunque siano gestiti, e in cambio ottiene presenza e commesse per sfruttare le risorse naturali. La Cina da anni investe in Africa senza porre condizioni politiche o morali, incassando accesso. Gli Usa hanno bisogno di difendersi dal terrorismo e non possono negare i propri principi, ma secondo gli analisti dovrebbero aggiungere sviluppo economico e promozione delle democrazie alla sicurezza, per aggirare Mosca e Pechino e riconquistare il continente.

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