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Caffè, quanto mi costi: a Londra una tazza arriva anche a 5 sterline

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Il boom dei prezzi, il maltempo in Brasile e Vietnam, le crisi internazionali e la Brexit stanno rompendo anche questo tabù nella capitale britannica. Così un americano o un cappuccino diventano sempre più un lusso
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LONDRA - Una tazza di caffè a cinque sterline, ossia quasi sei euro. Non è un incubo ma sempre più realtà a Londra e nel resto del Regno Unito. Si incolpano l’inflazione, il tempo inclemente in Brasile e Vietnam, i costi di trasporto aumentati anche a causa degli attacchi dei ribelli yemeniti Houti alle navi in transito nel Mar Rosso. Fatto sta che se si vuole un “americano” o un "flat white" da portar via, oramai nella capitale si pagano anche cinque sterline. Anzi, qualcosa di più. La catena di coffee shop Black Sheep Coffee, per esempio, già vende un flat white grande a 5,19 sterline.

Insomma, il caffè a Londra sta diventando quasi un lusso e per molti è meglio non abusarne più, anche per la salute del portafogli. Del resto, qui tutto è schizzato, soprattutto nel centro della capitale. Oramai è sempre più frequente pagare 8 o 9 sterline per una pinta di birra a Soho o Covent Garden. I gestori di caffetterie e pub se la prendono con i costi alle stelle dopo il Covid e la guerra in U…

LONDRA - Una tazza di caffè a cinque sterline, ossia quasi sei euro. Non è un incubo ma sempre più realtà a Londra e nel resto del Regno Unito. Si incolpano l’inflazione, il tempo inclemente in Brasile e Vietnam, i costi di trasporto aumentati anche a causa degli attacchi dei ribelli yemeniti Houti alle navi in transito nel Mar Rosso. Fatto sta che se si vuole un “americano” o un "flat white" da portar via, oramai nella capitale si pagano anche cinque sterline. Anzi, qualcosa di più. La catena di coffee shop Black Sheep Coffee, per esempio, già vende un flat white grande a 5,19 sterline.

Insomma, il caffè a Londra sta diventando quasi un lusso e per molti è meglio non abusarne più, anche per la salute del portafogli. Del resto, qui tutto è schizzato, soprattutto nel centro della capitale. Oramai è sempre più frequente pagare 8 o 9 sterline per una pinta di birra a Soho o Covent Garden. I gestori di caffetterie e pub se la prendono con i costi alle stelle dopo il Covid e la guerra in Ucraina, i salari dei lavoratori che sono aumentati anch’essi, l’inflazione e l’elettricità. E, a loro dire, non possono far altro che scaricare le spese sui clienti.

Certo, se si è con un amico e si decide di offrire il caffè, ora ci si pente quasi subito. O magari ci si pensa due volte, visto che il salasso di questo piacere aromatico ma effimero costa oramai dieci sterline. Almeno, se si prende un espresso semplice, in genere a Londra ancora si pagano “solo” due o tre sterline. Ma anche tre o quattro se lo chiediamo doppio o macchiato, pure nei chioschetti in mezzo alla strada. Se invece si preferisce un cappuccino o un bicchierone a portar via di “flat white”, “latte”, “iced coffee”, “caffe mocha”, “americano" da catene come Starbucks o Costa, che negli ultimi decenni hanno rimpiazzato i coffee bar “italiani” celebri negli anni Cinquanta, oramai quasi tutto è tra le 3,5 e le 4,5 sterline a tazza. E con gli extra (tipo il latte di soia), si sfonda anche quota 5 sterline. That’s life.

“Tra due o tre anni, pagare 5 sterline per un caffè standard sarà la norma”, dice al Guardian Jeffrey Young, a capo di Allegra Group, una società che analizza gli andamenti di questo settore. Una tempesta perfetta ha scatenato simili aumenti, anche del 25% in due anni.

Innanzitutto, c’è carenza di scorte di caffè in Europa. Far arrivare i chicchi da Brasile e Vietnam è più lento (a causa delle tensioni internazionali) ma anche più caro per la siccità e le gelate dei due Paesi negli ultimi anni. In più, incombe la nuova legislazione europea anti-deforestazioni che potrà causare altri aumenti di costi. Per non parlare del climate change, che nei decenni a venire potrebbe dimezzare i terreni dedicati alle piantagioni da caffè nel mondo, incrementando così il prezzo finale al bancone. Anche la Brexit ha avuto un impatto: non solo inflazionistico ma anche sui salari del personale dei coffee shop. Perché trovare personale qui a Londra, come ci dicono ristoratori e lo stesso sindaco Sadiq Khan, è sempre più difficile.

Per i clienti, le cose vanno addirittura peggio nelle grandi catene. Secondo uno studio della società di distribuzione Ucc, un caffelatte medio negli Starbucks del Buckinghamshire è salito da 3,2 sterline nel gennaio 2023 a 4,50 un anno dopo. Continua Young al quotidiano britannico: “Talvolta i coffee shop indipendenti sono riluttanti ad alzare così tanto i pezzi, e in poco tempo, perché temono di perdere clienti. Catene come Costa, Starbucks e Nero”, invece, hanno meno scrupoli, "perché i loro marchi attraggono comunque clienti”. Chissà fino a quando. Magari, di questo passo, anche gli inglesi avranno tutti la moka in casa.

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