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Due israeliani a Napoli incontrano un cameriere amico dei Bibas, ostaggi di Hamas. Ma lui non sa nulla del 7 ottobre

La storia raccontata da una psicoterapeuta israeliana su Facebook: “Com'è possibile che non tutti sappiano cos’è successo?”
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GERUSALEMME – Un viaggio in Italia, lontano dalla guerra, lontano da ciò che è accaduto e ha portato con sé il 7 ottobre. Così Adi Spatz, psicoterapeuta di Ramat Gan – sobborgo di Tel Aviv -, giovedì sera si è ritrovata in un paesino nella zona di Napoli “in un ristorante che per trovarlo bisogna conoscerlo e dove si arriva attraverso una strada sterrata”. Ma, dopo una cena d’incanto, i fantasmi del 7 ottobre sono brutalmente riemersi nella forma di uno dei suoi simboli più tragici: la famiglia Bibas.

“Siamo stati accolti da uno staff disponibilissimo, e soprattutto da un cameriere affascinante, l’unico che parlava inglese e che ci ha accompagnato durante tutto il pasto,” Spatz ha rivelato sulla sua pagina Facebook. “Alla fine, quando lo abbiamo ringraziato per il suo calore e supporto, ci ha chiesto da dove venissimo e quando ha sentito che arrivavamo da Israele, ci ha detto con un sorriso orgoglioso che ha un amico israeliano, Yarden Bibas.”

Spatz e il resto del gruppo non credon…

GERUSALEMME – Un viaggio in Italia, lontano dalla guerra, lontano da ciò che è accaduto e ha portato con sé il 7 ottobre. Così Adi Spatz, psicoterapeuta di Ramat Gan – sobborgo di Tel Aviv -, giovedì sera si è ritrovata in un paesino nella zona di Napoli “in un ristorante che per trovarlo bisogna conoscerlo e dove si arriva attraverso una strada sterrata”. Ma, dopo una cena d’incanto, i fantasmi del 7 ottobre sono brutalmente riemersi nella forma di uno dei suoi simboli più tragici: la famiglia Bibas.

“Siamo stati accolti da uno staff disponibilissimo, e soprattutto da un cameriere affascinante, l’unico che parlava inglese e che ci ha accompagnato durante tutto il pasto,” Spatz ha rivelato sulla sua pagina Facebook. “Alla fine, quando lo abbiamo ringraziato per il suo calore e supporto, ci ha chiesto da dove venissimo e quando ha sentito che arrivavamo da Israele, ci ha detto con un sorriso orgoglioso che ha un amico israeliano, Yarden Bibas.”

Spatz e il resto del gruppo non credono alle proprie orecchie. All’inizio pensano a un nome pronunciato male, oppure a un caso di omonimia. Il ragazzo spiega come Yarden sia un esperto di vini e sia venuto al ristorante con la moglie, e poco dopo torna a mostrare loro una foto. Sono proprio Yarden e Shiri, sorridenti, seduti al ristorante, alle spalle una scaffalatura di legno rustico colma di bottiglie di vino.

Il 7 ottobre, Yarden e Shiri si trovavano nella loro casa nella loro casa nel Kibbutz Nahal Oz. Yarden per le prime ore è rimasto in contatto con la famiglia. Alle 9:45 l’ultimo messaggio alla sorella “Sono qui.” Poi, il nulla. Sin dalle prime ore dopo l’attacco, il video che ritrae Shiri e i suoi piccoli, Ariel, quattro anni e Kfir, nove mesi, le testine rosse strette al petto della madre disperata, ha fornito la misura della dimensione immane dell’attacco. Ariel e Kfir sono gli unici bambini a non essere stati restituiti nell’accordo di novembre che ha visto la liberazione di un centinaio di ostaggi, tra donne, minori e cittadini non israeliani.

Hamas sostiene che la madre e i piccoli siano rimasti uccisi, ma la notizia non è mai stata confermata dalle autorità israeliane, a differenza di quanto accaduto con altri prigionieri deceduti a Gaza. Una delle donne liberate, Nili Margalit, a gennaio ha raccontato al programma televisivo Uvda di aver assistito al momento in cui i terroristi di Hamas hanno comunicato a Yarden che la moglie e i figli erano morti per poi costringerlo e girare un video per accusare Israele di esserne responsabile.

A lasciare profondamente scossi Spatz e gli altri israeliani in vacanza nel napoletano è stato il fatto che il cameriere campano non fosse a conoscenza non solo della sorte dei Bibas, ma di quanto accaduto il 7 ottobre in generale.

“È stato un momento terribile, il cameriere non sapeva assolutamente nulla,” ha scritto la donna su Facebook. “Non sapeva della Shoah che ha colpito questa famiglia, della nostra Shoah. Crimini contro l'umanità del peggior livello possibile, e lui non ne aveva mai sentito parlare.”

Spatz ha aggiunto di aver spiegato al giovane tutto quanto accaduto il 7 ottobre, e ha rivelato come il mattino seguente il cameriere si sia rifatto vivo con loro pieno di angoscia dopo aver letto le notizie.

“Com'è possibile che non tutti sappiano cos’è successo?” si è chiesta la terapeuta. “È un dolore che trafigge il cuore, non lascia aria. La frustrazione per la cecità che esiste nel mondo è enorme. Stiamo parlando di una persona istruita, che parla inglese. Cosa significa questo per il resto della popolazione?”

Per poi concludere con una preghiera. “Yardes e Shiri hanno mangiato in questo ristorante magico. Che possano tornare presto a casa, loro e tutti gli ostaggi.”

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