Ben Hodges: “Putin bluffa, non c’è rischio di una guerra nucleare”
di Anna Lombardi«Le esercitazioni decise da Putin sono un segno di debolezza, non il contrario. E il rischio di guerra nucleare resta remoto. Siamo di fronte alla tipica minaccia russa: dicono di voler usare quel tipo di armi sapendo che così facendo provocheranno isteria in Occidente. Ma non hanno nessuna intenzione di farlo». Non ha dubbi il generale (a riposo) Ben Hodges, 65 anni, dal 2014 al 2017 al vertice del Comando dell’esercito degli Stati Uniti in Europa e oggi analista del Cepa, Center for european policy analysis: «L’idea che usino il nucleare contro di noi solo perché un leader ha avanzato la possibilità di mandare truppe ad aiutare l’Ucraina è ridicolo. Non è previsto della dottrina militare russa nemmeno se truppe entrassero nel loro Paese. Figuriamoci così».
È un bluff?
«Esattamente. In questo modo i russi ricordano a tutti che loro le armi nucleari ce le hanno e anche potenti. Ma lo fanno soprattutto perché vedono quanto facilmente ci eccitiamo e reagiamo mediaticamente a quello.…
«Le esercitazioni decise da Putin sono un segno di debolezza, non il contrario. E il rischio di guerra nucleare resta remoto. Siamo di fronte alla tipica minaccia russa: dicono di voler usare quel tipo di armi sapendo che così facendo provocheranno isteria in Occidente. Ma non hanno nessuna intenzione di farlo». Non ha dubbi il generale (a riposo) Ben Hodges, 65 anni, dal 2014 al 2017 al vertice del Comando dell’esercito degli Stati Uniti in Europa e oggi analista del Cepa, Center for european policy analysis: «L’idea che usino il nucleare contro di noi solo perché un leader ha avanzato la possibilità di mandare truppe ad aiutare l’Ucraina è ridicolo. Non è previsto della dottrina militare russa nemmeno se truppe entrassero nel loro Paese. Figuriamoci così».
È un bluff?
«Esattamente. In questo modo i russi ricordano a tutti che loro le armi nucleari ce le hanno e anche potenti. Ma lo fanno soprattutto perché vedono quanto facilmente ci eccitiamo e reagiamo mediaticamente a quello. Lo hanno già fatto in passato. L’anno scorso minacciarono di muovere armi nucleari in Bielorussia ed erano tutti terrorizzati. Anche allora non è successo nulla».
Il rischio non è però da sottovalutare...
«Voglio essere chiaro: non sono naif, ovvio che la Russia ha un importante arsenale nucleare e Putin non si preoccuperà di sicuro di quanti bambini innocenti potrebbe uccidere con quello, nemmeno se quei bambini dovessero essere russi. Non voglio nemmeno dire che non le useranno mai. Ma in questo momento hanno zero motivi e benefit per usarle».
L’esercitazione è un deterrente?
«La deterrenza mira a impressionare potenziali aggressori: è quel che vogliono fare con queste esercitazioni, scoraggiarci. Ma in realtà il vero deterrente in questo momento siamo noi: finché la Russia penserà che la Nato e i Paesi Nato sono determinati a rispondere a suoi eventuali nuovi colpi di testa, preparandosi a sconfiggere uniti la Russia e a danneggiarne gravemente l’esercito, non farà azioni tali da costringerci a rispondere. Se invece pensano che non risponderemo o siamo divisi, allora la deterrenza inizia a fallire. Accadde nel 2022, quando invasero l’Ucraina. Pensavano di cavarsela perché non avevamo reagito nel 2008, nel 2014 e in Siria. Né giovarono gli attacchi dell’ex presidente Trump alla Nato. Mosca era convinta che non avremmo reagito. In quell’occasione la nostra deterrenza fallì».
Trump minaccia ancora l’unità della Nato...
«Motivo in più per spronare gli europei a raccogliere il testimone della deterrenza. E prima ancora di novembre: gli Stati Uniti hanno appena votato ora un nuovo pacchetto d’aiuti. Difficilmente potranno fare altro durante un anno elettorale. Sono convinto che Putin speri davvero in Trump: vuol resistere fino a novembre perché se quello verrà eletto tratterà una pace per lui vantaggiosa. Per questo è importante che gli europei si impegnino di più in Ucraina. Se l’impegno americano dovesse calare, l’esercito russo diventerà davvero pericoloso per l’Europa. S’ingrandirà assorbendo truppe - che forzerà nei suoi ranghi - ed equipaggiamenti ucraini. Ci sarà una rinnovata ondata di rifugiati in Europa e nuovi problemi alle forniture alimentari ed energetiche».
Macron si è detto pronto a mandare soldati francesi in Ucraina. Lei che ne pensa?
«Non sappiamo quali siano le sue reali intenzioni ma così sta forzando i russi a pensare che sia una possibilità. Una mossa brillante: bisogna sempre mettere il nemico nella condizione di reagire, evitando di essere noi a reagire. Ora Mosca ha il dilemma: fino a dove si spingeranno i francesi?».
Gli altri leader europei dovrebbero sostenerlo?
«Sì: ma con le idee chiare. Limitarsi a mandare truppe e la cosa più semplice da fare e purtroppo viene fatto continuamente senza avere un obiettivo strategico preciso. È essenziale sapere cosa si vuole».
Gli Stati Uniti hanno votato da poco un nuovo pacchetto di aiuti. Nuove armi sono in arrivo...
«Basteranno solo a dare a Kiev altri pochi mesi, stabilizzando momentaneamente la situazione. Durerà poco. Ecco perché dico, ora tocca all’Europa».