La doppia morsa di Putin: minaccia il nucleare e sfodera nuove armi potenti sul fronte in Ucraina. La Nato a un bivio
di Gianluca Di FeoLa deterrenza è come una partita di poker, in cui per fermare l’avversario bisogna essere pronti ad alzare la posta. Durante la Guerra Fredda, i manuali della Nato sostenevano che fosse indispensabile “esibire determinazione”: fare la faccia dura ad ogni costo. Il problema è capire fino a che punto spingere la sfida prima di frenare e cercare una soluzione alternativa alle armi. Il riferimento classico è la crisi di Cuba del 1962: il blocco navale intorno all’isola contro le navi sovietiche che trasportavano le testate atomiche ordinato dal presidente Kennedy ha posto Krusciov davanti alla scelta tra lo scontro totale e il negoziato. In quel caso, l’attenzione dei due leader a evitare incidenti ha permesso di trovare un percorso per tutelare la pace.
Oggi il confronto tra Russia e Alleanza Atlantica aperto dall’invasione dell’Ucraina sta raggiungendo un livello di tensione inedito. Anzitutto perché i protagonisti nel campo occidentale non sono gli americani, ma alcuni governi eur…
La deterrenza è come una partita di poker, in cui per fermare l’avversario bisogna essere pronti ad alzare la posta. Durante la Guerra Fredda, i manuali della Nato sostenevano che fosse indispensabile “esibire determinazione”: fare la faccia dura ad ogni costo. Il problema è capire fino a che punto spingere la sfida prima di frenare e cercare una soluzione alternativa alle armi. Il riferimento classico è la crisi di Cuba del 1962: il blocco navale intorno all’isola contro le navi sovietiche che trasportavano le testate atomiche ordinato dal presidente Kennedy ha posto Krusciov davanti alla scelta tra lo scontro totale e il negoziato. In quel caso, l’attenzione dei due leader a evitare incidenti ha permesso di trovare un percorso per tutelare la pace.
Oggi il confronto tra Russia e Alleanza Atlantica aperto dall’invasione dell’Ucraina sta raggiungendo un livello di tensione inedito. Anzitutto perché i protagonisti nel campo occidentale non sono gli americani, ma alcuni governi europei e in particolare quello francese e quello britannico. E perché per la prima volta in assoluto il Cremlino ha deciso di rispondere a uno scenario convenzionale – la possibilità di inviare soldati a protezione di Kiev - con uno nucleare.
In modo fin troppo esplicito, Putin ha scelto di replicare alle ipotesi di intervento sul campo formulata da Parigi e Londra con una dimostrazione di potenza senza precedenti. La sintesi è contenuta nella seconda parte dell’annuncio di Mosca: le grandi manovre sono state disposte “in risposta alle dichiarazioni provocatorie e alle minacce di alcuni uomini di Stato occidentali”. Lì viene anche ribadito che le “armi nucleari non strategiche devono tutelare senza condizioni l’integrità territoriale e la sovranità della Russia”.
Questo è da un quarto di secolo l’architrave della dottrina russa per compensare la supremazia tecnologica della Nato: puntare sulla superiorità delle testate tattiche, che hanno una forza distruttiva e un raggio d’azione inferiore rispetto agli ordigni definiti strategici. Stiamo comunque parlando di bombe con una potenza pari o superiore a quella di Hiroshima.
Si ritiene che il Cremlino abbia deciso questa linea in una riunione all’indomani della sconfitta serba nel Kosovo del 1999, quando la Nato riuscì a imporre la ritirata soltanto con una campagna di bombardamenti senza mandare neppure un soldato all’assalto: il summit in cui la presidenza Eltsin adottò questa impostazione era coordinato dal giovane direttore del servizio segreto Fsb, Vladimir Putin.
Da allora, gli investimenti per rendere più moderni e più aggressivi questi sistemi bellici sono stati una priorità. I russi hanno missili con ogive tattiche che si possono imbarcare su navi e sottomarini oppure venire lanciati da aerei o da semoventi terrestri. E hanno sviluppato due modelli di ordigni ipersonici per la flotta e per l’aviazione: la Nato ne è completamente priva. Secondo il dossier pubblicato due mesi fa dagli esperti “Bullettin of the Atomic Scientists”, l’arsenale “non strategico e difensivo” di Mosca conta 1.558 testate, di cui metà a bordo di sottomarini e navi.
“Le testate tattiche – recita l’analisi realizzata dall’International Institute for Strategic Studies (Iiss) per conto del Comando delle forze americane in Europa - hanno assunto un ruolo significativo come deterrente per fermare conflitti non desiderati, per dare forma alla pianificazione delle iniziative belliche, per limitare l’escalation di uno scontro e assicurare che Mosca prevalga in ogni guerra”.
I vertici russi – sottolinea il report di Iiss - “probabilmente danno scarsa considerazione all’arsenale di ordigni tattici americani come minaccia significativa”. In pratica, si sentono superiori in questo settore: “Hanno però sviluppato una serie di opzioni a corto e medio raggio che gli danno la convinzione di un vantaggio nella gestione delle crisi, nell’escalation e nel potere imporre l’esito di un conflitto. Un vantaggio che compensa la scarsa fiducia nelle loro forze convenzionali”.
L’Alleanza atlantica infatti ha progressivamente smantellato questo genere di armi, il cui uso era stato concepito soprattutto per fermare l’avanzata oltre il Muro dei tank del Patto di Varsavia: in Europa sono rimaste un centinaio di bombe “a caduta libera”, le B-61 di proprietà americana, in parte negli aeroporti dell’Us Air Force, in parte destinate a essere caricate sui caccia italiani, tedeschi, olandesi, belgi e britannici. Il nostro Paese è l’unico che ospita due depositi di B-61: ad Aviano (Pordenone) e a Ghedi (Brescia). I numeri sono segreti e si stima che siano complessivamente tra 100 e 200, in corso di sostituzione con una versione aggiornata.
Ogni anno l’efficienza viene messa alla prova in un’esercitazione Nato chiamata “Steadfast Noon”. Invece i russi non hanno mai svolto manovre specificatamente dedicate ai reparti che usano sistemi tattici e l’annuncio di oggi sta creando grandi interrogativi, tutti molto preoccupanti. Saranno coinvolti pure gli ordigni trasferiti pochi mesi fa in Bielorussia per venire impiegati dai militari di Lukashenko? Verrà mobilitato l’arsenale nucleare dislocato nelle basi di Kaliningrad, incastonate nel territorio polacco e nel mar Baltico?
Adesso le cancellerie europee e il quartiere generale atlantico dovranno decidere se e come rispondere al gesto del Cremlino. E bisognerà vedere come si muoverà il presidente Biden nel momento più delicato della campagna elettorale. Il Cremlino sa quello che vuole: esercitare una pressione sulle opinioni pubbliche occidentali, cercando di frenare l’escalation di aiuti militari a Kiev.
I russi in questo momento stanno avanzando su tutto il fronte, grazie alla maggiore quantità di uomini, mezzi e munizioni. Ma anche grazie a nuovi modi di combattere e armamenti innovativi: ad esempio, per la prima volta hanno gettato una bomba planante da una tonnellata e mezzo, che spazza via un condominio restando fuori della portata della contraerea. Diversi analisti sostengono che neppure nella primavera 2022, all’inizio dell’invasione, le brigate di Mosca abbiano avuto una potenza di fuoco così devastante.