La testimonianza: “Nel kibbutz di fronte a Gaza il dolore per Tal, 20enne sensibile che voleva rendere il mondo migliore”
di Angelica Edna Calò LivneÈ possibile immaginare il volto di Bella Haim, sopravvissuta ad Auschwitz mentre trasmette in televisione l’ultimo messaggio di suo nipote Yotam, 21 anni, prima di essere rapito e portato a Gaza? ”Nonna bella! Si c’è un grande frastuono qui intorno ma non ti preoccupare, verrò a trovarti presto”. E poi parlano Zila e Sara e Samuele, sopravvissuti alla Shoah e poi al 7 Ottobre, hanno 88 anni, 90 anni, 95. Chiedono loro se la catastrofe del 7 ottobre è un’altra Shoah, tutti rispondono: “È una terribile tragedia, ma no, non si può paragonare! Eravamo soli, impotenti, distrutti e senza dignità oggi abbiamo un Paese, uno Stato. Possiamo difenderci, anche dall’antisemitismo dilagante e devastante che sta oscurando di nuovo le menti, che sconvolge la morale e le coscienze”.
E mentre ci struggiamo a vedere le immagini di allora, a sentire le testimonianze raggelanti: “Ero bambino, mi nascosi dietro a una colonna, i nazisti iniziarono ad uccidere la gente del mio villaggio con le asce per non…
È possibile immaginare il volto di Bella Haim, sopravvissuta ad Auschwitz mentre trasmette in televisione l’ultimo messaggio di suo nipote Yotam, 21 anni, prima di essere rapito e portato a Gaza? ”Nonna bella! Si c’è un grande frastuono qui intorno ma non ti preoccupare, verrò a trovarti presto”. E poi parlano Zila e Sara e Samuele, sopravvissuti alla Shoah e poi al 7 Ottobre, hanno 88 anni, 90 anni, 95. Chiedono loro se la catastrofe del 7 ottobre è un’altra Shoah, tutti rispondono: “È una terribile tragedia, ma no, non si può paragonare! Eravamo soli, impotenti, distrutti e senza dignità oggi abbiamo un Paese, uno Stato. Possiamo difenderci, anche dall’antisemitismo dilagante e devastante che sta oscurando di nuovo le menti, che sconvolge la morale e le coscienze”.
E mentre ci struggiamo a vedere le immagini di allora, a sentire le testimonianze raggelanti: “Ero bambino, mi nascosi dietro a una colonna, i nazisti iniziarono ad uccidere la gente del mio villaggio con le asce per non sprecare le munizioni”, il cuore non ha il tempo di riprendersi. Questa notte, sul kibbutz Kerem Shalom- La vigna della pace - di fronte e Gaza, sono stati lanciati decine di missili e tra le giovani vittime di 20 anni c’era anche Tal Shavit, figlio di una delle mie colleghe più straordinarie, docente all’Università di Tel Hai, professoressa di Filosofia e Bioscenza , creatrice dell’Accademia in strada per avvicinare chiunque al piacere della ricerca e dello studio, per vincere le differenze e creare collaborazioni tra culture diverse.
La presentazione del suo ultimo libro dice: la tesi del suo dottorato ha vinto il Premio Bloomfield con la massima distinzione, e il Premio Maria Curie ma Ayelet Shavit è anche, e forse soprattutto, madre di tre figli e membro del kibbutz Kfar Giladi.” Soprattutto madre, ecco cosa siamo qui in Israele, madri, al di là di tutto, al di la di ogni immaginabile dolore, siamo vita, siamo energia pura e questo stillicidio che dura da sette mesi ormai è nella pelle, nelle ossa in tutta la nostra anima. I compagni di liceo di Tal hanno scritto: Tal era un ragazzo intelligente, con un sorriso contagioso. Era amato da tutti e, grazie alla sua elevata intelligenza emotiva, sapeva trattare ogni persona con sensibilità e compassione. Era molto attento alle ingiustizie sociali e sapeva esprimere la sua opinione e il suo disappunto in modo piacevole. Le conversazioni con lui erano profonde e riguardavano la comprensione dell'anima e dello spirito umano. Tal voleva influenzare e cambiare il mondo per renderlo un posto migliore.
E noi? Come faremo a creare un mondo migliore? Come riusciremo a sconfiggere l’intolleranza, l’odio gratuito e le menzogne create e diffuse in questi giorni per disumanizzare, demonizzare e delegittimare Israele? Come faremo a trasmettere il nostro ideale di pace, di solidarietà’, di compassione con chi incita il mondo cancellarci dal fiume al mare?