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Xi e il lato oscuro del suo tour in Europa: dalla Serbia all’Ungheria per rafforzare il fronte anti-Nato

Xi Jinping con Emmanuel Macron a Parigi 
Dopo l’incontro a Parigi con Macron, il leader cinese oggi a Belgrado nel giorno del 25esimo anniversario del bombardamento dell’ambasciata di Pechino da parte dell’Alleanza
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PECHINO - Terminata la gita sui Pirenei col presidente francese Emmanuel Macron, Xi Jinping partirà per la seconda parte del suo tour europeo, decisamente più “facile”.

Se la tappa francese era incentrata sulla limitazione dei danni offrendo rassicurazioni - per provare a contrastare una serie di indagini commerciali dell'Ue sulle aziende cinesi e per ribadire che la Cina non è né l'artefice della crisi ucraina né una parte in causa ma anzi ha “sempre contribuito attivamente al raggiungimento della pace” - le visite in Serbia e in Ungheria servono al leader di Pechino per veicolare tutt’altro tipo di messaggio: mostrare i vantaggi economici nel fare affari con la Cina, prendersela con la Nato facendo l’occhiolino alla Russia e mandare segnali ai rivali, e dimostrare che Xi ha ancora amici almeno in questo angolo di Europa. Serbia e Ungheria: due Paesi vicini a Mosca e grandi beneficiari di investimenti cinesi.

Si comin…

PECHINO - Terminata la gita sui Pirenei col presidente francese Emmanuel Macron, Xi Jinping partirà per la seconda parte del suo tour europeo, decisamente più “facile”.

Se la tappa francese era incentrata sulla limitazione dei danni offrendo rassicurazioni - per provare a contrastare una serie di indagini commerciali dell'Ue sulle aziende cinesi e per ribadire che la Cina non è né l'artefice della crisi ucraina né una parte in causa ma anzi ha “sempre contribuito attivamente al raggiungimento della pace” - le visite in Serbia e in Ungheria servono al leader di Pechino per veicolare tutt’altro tipo di messaggio: mostrare i vantaggi economici nel fare affari con la Cina, prendersela con la Nato facendo l’occhiolino alla Russia e mandare segnali ai rivali, e dimostrare che Xi ha ancora amici almeno in questo angolo di Europa. Serbia e Ungheria: due Paesi vicini a Mosca e grandi beneficiari di investimenti cinesi.

Si comincia da Belgrado. Data quella di oggi, 7 maggio, per arrivare nel Paese balcanico, non scelta a caso. Il leader arriva nel giorno del 25esimo anniversario del bombardamento Nato sull’ambasciata cinese: i missili americani uccisero quel 7 maggio del 1999 tre giornalisti cines.i Un errore, come hanno ripetutamente detto gli Stati Uniti, ma che comprensibilmente a Pechino è ancora oggi una ferita aperta. Un incidente che all’epoca scatenò proteste anti-americane e contribuì ad alimentare la sfiducia nei confronti della Alleanza atlantica nel Paese asiatico.

“Non dobbiamo mai dimenticare che oggi, 25 anni fa, la Nato ha brutalmente bombardato l'ambasciata cinese in Jugoslavia. Il popolo cinese ha a cuore la pace, ma non permetterà mai che la tragedia della storia si ripeta”, ha scritto lo stesso Xi in un editoriale pubblicato alla vigilia della sua visita dal quotidiano serbo Politika. La commemorazione darà a Xi l’opportunità di tracciare qualche parallelo con la situazione odierna, rispolverando l'agenda di Pechino secondo cui l’ordine guidato dall’Occidente (più precisamente americano-centrico) ha bisogno di una correzione. In questi anni di guerra in Ucraina i media di Stato cinesi hanno ripetutamente definito la Nato “residuo della Guerra Fredda” che “soffia sul fuoco della crisi” e che “l’allargamento a Est della Nato, guidata dagli Stati Uniti, è la radice della crisi ucraina”. Musica per le orecchie dell’amico Vladimir Putin. Una retorica anti-Nato e anti-Usa che al Partito fa comodo pure per i propri interessi, quelli più vicini, qui in Asia. L’abbraccio della Nato nel cortile di casa della Cina alimenta le peggiori paure di Xi: essere contenuto.

Guidata da Aleksandar Vu?i?, la Serbia - che non fa parte della Nato e nemmeno ancora dell’Ue - ha visto crescere i legami commerciali e di investimento con la Cina. A gennaio il Paese balcanico ha annunciato un accordo che potrebbe vedere più di 2 miliardi di dollari di investimenti cinesi in impianti eolici e solari e in un impianto di produzione di idrogeno. La Cina ha già investito 5,5 miliardi di dollari, soprattutto nell'estrazione del rame e in un impianto di lavorazione dell'acciaio.

Sia in Serbia che in Ungheria, ultima tappa del tour europeo di Xi, il leader cinese cercherà di dimostrare che le buone relazioni con la Cina possono dare buoni frutti.

Viktor Orbán si è posizionato come la voce più filo-russa all'interno dell'alleanza occidentale. L’Ungheria, membro della Nato, ha bloccato diverse risoluzioni dell'Ue critiche nei confronti della Cina. Xi e Orbán annunceranno che la casa automobilistica cinese Great Wall Motor aprirà uno stabilimento nel Paese europeo. La Catl, specializzata nelle batterie per i veicoli elettrici, si è già impegnata a costruire in Ungheria uno stabilimento da 7,6 miliardi di dollari, annunciato come il più grande investimento diretto estero mai realizzato in Ungheria, che creerà circa 9mila posti di lavoro. Secondo le stime ufficiali cinesi, gli investimenti diretti esteri accumulati dalle imprese cinesi in Ungheria potrebbero raggiungere i 30 miliardi di euro entro la fine di quest’anno. Xi infine loderà i lavori della ferrovia Belgrado-Budapest, in costruzione da parte dei cinesi, che deve diventare porta di accesso al vecchio continente. Il tratto da Belgrado a Novi Sad è stato aperto nel 2022, quello fino al confine ungherese lo sarà nel dicembre di quest’anno e l’ultimo che arriverà fino a Budapest dovrebbe essere completato entro il 2025. Costo finora: 2.9 miliardi di dollari.

Il viaggio in Europa di Xi è visto dagli analisti come un tentativo di sfruttare le differenze di atteggiamento nel continente nei confronti della Russia e degli Stati Uniti e di minare potenzialmente l'unità della Nato e dell'Ue sulla Cina. Ma, afferma Minxin Pei, in un editoriale su Bloomberg, “una forte affermazione del partenariato strategico della Cina con la Russia potrebbe screditare qualsiasi rassicurazione fatta da Xi nel suo attuale viaggio. Allo stesso tempo, non ha altra scelta che fare tutto il possibile per mantenere la Russia dalla parte della Cina. Dovrà mantenere le sue promesse abbastanza vaghe in modo che né l'Europa né la Russia si sentano completamente tradite dalle azioni della Cina”.

Il leader cinese, terminato questo mini-tour europeo, è pronto ad accogliere nuovamente in Cina proprio il presidente russo Vladimir Putin. Le date non ci sono ancora, verosimilmente però la visita sarà il 15 e 16 maggio. La stampa russa ha già fatto sapere che Putin visiterà “un’altra città” oltre a Pechino. Potrebbe trattarsi di Harbin, capoluogo della provincia dello Heilongjiang, dove proprio il 16 maggio si apre l’ottava edizione del China-Russia Expo.

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