La Newsletter. Le Europee in Germania, la Cdu sfida la Afd per non regalare la prima economia europea ai nostalgici del nazismo
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniIscriviti qui alla newsletter di Repubblica sulle elezioni europee “L’Europa al voto”
BERLINO – “Io sono terrorizzato. La Germania Orientale si tingerà di blu (il colore dell’Afd) alle elezioni europee. E i mandati diretti rischiano di essere conquistati tutti dall’ultradestra: è quello che suggeriscono i sondaggi”. Reiner Haseloff è abituato a campagne elettorali col coltello tra i denti. Tre anni fa il governatore della Cdu si è appuntato una medaglia al petto. Ha vinto la sfida contro l’ultradestra in un Land, la Sassonia-Anhalt, dove non era affatto scontato e dove l’Afd tallona tuttora la Cdu con il 29% dei consensi - tre punti appena dietro al partito di Friedrich Merz. I cristianodemocratici in trincea come Haseloff fanno fronte ogni giorno alla marea estremista che domina ormai tutte le vecchie regioni comuniste. E al congresso della Cdu di inizio maggio, Haseloff è stato festeggiato come un Sigfrido che ha sconfitto il drago.
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BERLINO – “Io sono terrorizzato. La Germania Orientale si tingerà di blu (il colore dell’Afd) alle elezioni europee. E i mandati diretti rischiano di essere conquistati tutti dall’ultradestra: è quello che suggeriscono i sondaggi”. Reiner Haseloff è abituato a campagne elettorali col coltello tra i denti. Tre anni fa il governatore della Cdu si è appuntato una medaglia al petto. Ha vinto la sfida contro l’ultradestra in un Land, la Sassonia-Anhalt, dove non era affatto scontato e dove l’Afd tallona tuttora la Cdu con il 29% dei consensi - tre punti appena dietro al partito di Friedrich Merz. I cristianodemocratici in trincea come Haseloff fanno fronte ogni giorno alla marea estremista che domina ormai tutte le vecchie regioni comuniste. E al congresso della Cdu di inizio maggio, Haseloff è stato festeggiato come un Sigfrido che ha sconfitto il drago.
Il voto a giugno è importante perché misurerà la temperatura dell’Afd - e ovviamente non solo a est dell’Elba. Al momento il clima è orribile. Haseloff lo ha ricordato dal palco del congresso che si è appena concluso, quello che ha deciso il programma e la traiettoria del partito cristianodemocratico in vista dell’appuntamento di giugno. Nei sondaggi, l’Afd ha perso qualche punto rispetto ai picchi del 24% lo scorso inverno, ma veleggia intorno al 18%. E se ha ceduto un po’, è sicuramente per l’ondata di indignazione che ha spinto milioni di tedeschi in piazza dopo lo scandalo delle riunioni segrete di esponenti dell’Afd con neonazisti e identitari. Ma è soprattutto per la più importante novità elettorale dell’ultimo anno: l’arrivo del partito della ‘rossobruna' Sahra Wagenknecht, indistinguibile dall’Afd su un punto cruciale, per l’elettorato dell’Est: le posizioni filoputiniane sulla guerra in Ucraina. L’ex leader di sinistra sta rubando voti all’Afd: è data al 6%, ma nei tre Land dell’Est dove si vota in autunno e dove la rabbia è più diffusa supera il 10%.
In Germania tutti sono già proiettati soprattutto su quei tre appuntamenti cruciali in Sassonia, Brandeburgo e Turingia. L’Afd è prima ovunque. E per molti versi la campagna elettorale delle europee è considerata anche un antipasto delle politiche del 2025. Il Paese guidato da Olaf Scholz è entrato ufficialmente in un lungo e faticoso tunnel elettorale che comincerà con le europee e culminerà con il voto per il rinnovo del Bundestag nell’autunno del 2025.
Le elezioni di giugno ma soprattutto quelle nella vecchia Germania Est saranno ad esempio un importante banco di prova per l’uomo che sogna di diventare il prossimo cancelliere tedesco: Friedrich Merz. Al livello federale la Cdu/Csu è il primo partito nei sondaggi; da mesi è stabile al 30%, ma soprattutto a causa del crollo di popolarità del governo semaforo guidato da Olaf Scholz. Al congresso di Berlino di inizio maggio, dove è stato confermato presidente con il 90% dei voti - non un risultato eccezionale per gli standard tedeschi - Merz ha fatto un discorso volutamente cauto, senza mai attaccare direttamente il cancelliere, pizzicando un po’ pigramente i Verdi, ripetendo varie volte le generiche promesse di “libertà”, “democrazia”, “futuro”. E ammettendo, finalmente, che “per anni abbiamo sottovalutato l’ascesa dell’estrema destra”. Lui che aveva scatenato una bufera solo qualche mese fa lasciando intendere in un’intervista televisiva di voler aprire ad alleanze “locali” con l’Afd. Parole che si è dovuto rimangiare in poche ore.
La Cdu, però, continua a rincorrere l’estrema destra sui contenuti. Lo stesso errore di sottovalutazione che si è fatto con gli estremisti, ha scandito dal palco del congresso , “va evitato con l’Islam politico”. Nel programma partorito dalla Cdu in vista delle europee è stata assorbita inoltre una vecchia espressione con cui Merz aveva fatto discutere già molti anni fa, “cultura dominante”, la “Leitkultur” cui i migranti dovrebbero adeguarsi, costituita di diritti umani e costituzionali, ma anche “dalla coscienza comune di Heimat e appartenenza”, insomma dalla cultura tedesca. Che comprende, ovviamente “il riconoscimento del diritto a esistere di Israele”.
Nel programma della Cdu è finito anche il “modello Ruanda”, il subappalto a Paesi terzi della gestione dei migranti. Ma per un ex ministro dei governi Merkel intercettato a microfoni spenti a margine del congresso Cdu, “è uno specchietto per le allodole. In Germania il ‘modello Ruanda’ non passerà mai l’esame della Corte costituzionale di Karlsruhe”. Anche nel Regno Unito, in effetti, è già stato bocciato dai giudici.
La Cdu è stata anche decisiva per la candidatura della “sua” presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, per un secondo mandato. Ma è sempre stato un sostegno tiepido, come si evince anche dai conciliaboli a margine del congresso berlinese dell’azionista di maggioranza dei Popolari europei. E persino dal discorso di Friedrich Merz, che le ha dedicato un passaggio gelido, ricordandole che oltre al Green Deal esistono altre priorità. L’ha trattata come se von der Leyen non fosse una delle più importanti esponenti del suo partito al livello internazionale, in corsa per un secondo mandato alla guida dell’esecutivo di Bruxelles. Due maggiorenti della Cdu, rigorosamente off the record, ricordano persino che “bisogna vedere cosa farà Macron, se tirerà fuori un nome alternativo, ad esempio Mario Draghi”. Insomma, persino nel suo partito la candidatura di von der Leyen balla. Anche se qualcuno fa notare che “stavolta conteranno molto anche i primi ministri che siedono al Consiglio europeo: una dozzina appartengono al Ppe, e non è scontato che rinuncino a quella poltrona per lasciarla a un uomo apartitico e autonomo come Draghi”.
Un’altra incognita riguarda l’apertura a destra di von der Leyen, l’ipotesi che il Ppe cerchi alleanze con Giorgia Meloni e altri esponenti dei Conservatori europei per garantirsi una maggioranza al prossimo Parlamento europeo. Sempre a Berlino, sempre a inizio maggio, i Socialisti europei si sono incontrati per mandare un messaggio molto chiaro alla presidente della Commissione Ue: mai con Meloni, mai con i sovranisti dei Conservatori e gli Identitari.
All’appuntamento berlinese, la spitzenkandidatin della Spd Katarina Barley ha fatto un discorso piuttosto incolore. Il partito socialdemocratico sembra consapevole della sua debolezza: sui manifesti elettorali le ha affiancato il cancelliere Olaf Scholz e un richiamo alla “pace” che sembra già guardare alle elezioni politiche del 2025. Dove Scholz, inseguito da mesi da sondaggi a picco - la Spd è scivolata al 14% e lui risulta come il cancelliere più impopolare di sempre - conta chiaramente di costruire la sua corsa alla rielezione sull’immagine di “cancelliere della pace”, che sull’Ucraina ha sempre agito col freno a mano tirato. Ma conta persino di battere un rivale, Friedrich Merz, che non sembra approfittare abbastanza del crollo nei consensi che ha colpito il governo semaforo guidato da Scholz e che sembra anche incapace di strappare sufficienti voti all’Afd. Il cancelliere conta insomma di essere rieletto quasi per inerzia. In base a un vecchio adagio che ha sempre garantito la vittoria ad Angela Merkel: “Mi conoscete”. Una fonte della Spd ricorda, a microfoni spenti, che anche durante la campagna elettorale per le ultime elezioni politiche nessuno aveva contato su una possibile vittoria di Scholz. E invece.
Ma anche il cancelliere deve guardarsi le spalle. Perché una sonora sconfitta alle europee potrebbe rafforzare le voci che lo vogliono sostituito in corsa o nella sfida per la rielezione nel 2025 dal politico più amato dai tedeschi in tutti i sondaggi, e da mesi: il ministro della Difesa Boris Pistorius. Di recente è stato il governatore della Baviera e leader della Csu Markus Soeder a ricordare, con una battuta velenosa, il potenziale del ministro socialdemocratico. Molti pensano che le elezioni politiche in Germania del 2025 potrebbero produrre un risultato tale da rendere quasi obbligatoria una riedizione della Grande coalizione Cdu/Csu e Spd. E Soeder ha già detto che con Scholz sarebbe impensabile. Con Pistorius, no.