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Italia-Francia, duello in alto mare

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Per la prima volta le due flotte si sfideranno in un’esercitazione nel Tirreno: il gruppo d’attacco della portaerei Cavour contro quello della De Gaulle
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Non è chiaro se sarà più simile a un campionato europeo o al mondiale, ma la finale sarà comunque un grande classico: Italia contro Francia. Una sfida tra squadre, non calcistiche ma navali: un’esercitazione che vedrà per la prima volta contrapposte le flotte dei due Paesi, una contro l’altra nelle acque del Tirreno.

Da sempre nelle manovre militari i reparti vengono divisi in due gruppi – un po’ come nelle partitelle tra amici – chiamati “arancioni” e azzurri”, con tanto di fascia colorata al braccio per riconoscersi: adesso invece il confronto tra le onde sarà tra gli azzurri e les bleus.

Le due Marine hanno infatti deciso di aggiungere un incentivo in più alla simulazione bellica, che renda molto più dinamica la competizione: gestire lo scontro con una nazione differente. Così sono stati sincronizzati i calendari delle due principali esercitazioni - la “Mare Aperto” italiana e la “Polaris” francese - in modo da trasformarne la conclusione in una battaglia navale nel Tirreno: un due…

Non è chiaro se sarà più simile a un campionato europeo o al mondiale, ma la finale sarà comunque un grande classico: Italia contro Francia. Una sfida tra squadre, non calcistiche ma navali: un’esercitazione che vedrà per la prima volta contrapposte le flotte dei due Paesi, una contro l’altra nelle acque del Tirreno.

Da sempre nelle manovre militari i reparti vengono divisi in due gruppi – un po’ come nelle partitelle tra amici – chiamati “arancioni” e azzurri”, con tanto di fascia colorata al braccio per riconoscersi: adesso invece il confronto tra le onde sarà tra gli azzurri e les bleus.

Le due Marine hanno infatti deciso di aggiungere un incentivo in più alla simulazione bellica, che renda molto più dinamica la competizione: gestire lo scontro con una nazione differente. Così sono stati sincronizzati i calendari delle due principali esercitazioni - la “Mare Aperto” italiana e la “Polaris” francese - in modo da trasformarne la conclusione in una battaglia navale nel Tirreno: un duello tra il gruppo d’attacco della portaerei Cavour e quello della De Gaulle.

Ognuno sarà formato da aerei, elicotteri, navi e sottomarini, impegnati a cercare di eliminarsi reciprocamente fino all’ultimo siluro. Sarà tutto reale e tutto imprevedibile, come in un vero conflitto: soltanto il fuoco delle armi e il lancio dei missili resterà ovviamente virtuale. Una giuria arbitrerà il wargame sugli schermi di radar e sonar per assegnare la vittoria. “È il più grande evento addestrativo mai organizzato dalla Marina”, ha sottolineato l’ammiraglio Aurelio De Carolis, comandante della squadra navale: “Dal 3 maggio per quattro settimane oltre novemila donne e uomini si misureranno con uno scenario di crisi che evolverà in una situazione di confronto aperto. La fase più calda sarà proprio quella che porrà di fronte i gruppi d’attacco italiano e francese”.

I rapporti tra le due Marine sono ottimi, consolidati non solo da una lunga serie di missioni condotte insieme dal Mar Rosso al Mediterraneo ma pure da una comunanza di strumenti: hanno lo stesso modello di cacciatorpediniere - la classe Orizzonte - e di fregata - le Fremm, entrambi progettate insieme dai due Paesi. Identici pure gli elicotteri NH90 e alcuni equipaggiamenti, come i cannoni della Oto Melara o i missili antiaerei Aster.

Le differenze più rilevanti, oltre a quelle dei sistemi elettronici, sono nei sottomarini e nelle portaerei. Il Charles De Gaulle è molto più grande, spinto dall’energia nucleare: imbarca i caccia Rafale e radar volanti HawkEye. Il Cavour però ha a bordo gli F35 B, i jet invisibili di ultima generazione che sulla carta non temono rivali. Il duello tra task force sarà contemporaneamente in difesa e in attacco: bisognerà fare scudo alle ammiraglie, mentre velivoli e sommergibili tenteranno di penetrare la barriera delle navi di scorta. C’è da dire che i sottomarini francesi sono tutti a propulsione nucleare e restano immersi per tempi illimitati, ma gli italiani contano molto sugli U212 con una silenziosità straordinaria.

Dal punto di vista militare, si tratta di un’occasione senza precedenti per testare la capacità di personale e mezzi, realizzata mantenendo immutate le spese rispetto al passato. Senza bisogno di citare “Bartali” di Paolo Conte o la finale mondiale di Berlino del 2006, il clima di antagonismo quasi sportivo contribuirà a spingere gli equipaggi a dare il massimo anche in creatività. Come nei conflitti reali, infatti è fondamentale riuscire a entrare nella mentalità dell’avversario e anticiparne le mosse.

Non si tratta di giochi: in questa epoca turbolenta, la preparazione è una questione di vita e di morte. Centinaia di marinai italiani e francesi sono schierati da mesi nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano per proteggere la libertà di navigazione dagli assalti di droni e missili scagliati dai miliziani yemeniti Houti. “Gli impegni della Marina non sono mai stati così numerosi e sfidanti”, ha ribadito l’ammiraglio De Carolis: “Con “Mare Aperto” lo strumento marittimo potrà mettere alla prova tutte le sue capacità, agendo nel contesto multi-dominio e restando interconnesso attraverso le infrastrutture degli innovativi domini cyber e spazio”, ha evidenziato il comandante della squadra navale, ponendo l’accento sull’importanza di tenere al massimo livello la preparazione del personale che deve “blindare” le reti cibernetiche e di telecomunicazione satellitare.

Prima del match Italia-Francia, il programma di “Mare Aperto” sarà comunque molto intenso e si intreccerà con altre manovre marittime dell’Alleanza Atlantica. Complessivamente vede la partecipazione di 9.500 militari di ventidue nazioni, metà delle quali appartenenti alla Nato, con oltre cento tra navi, velivoli, elicotteri, sommergibili e droni da ricognizione. Uno dei momenti clou sarà l’operazione anfibia nel poligono sardo di Capo Teulada: oltre alla Brigata San Marco ci saranno fanti di marina spagnoli, francesi e i marines statunitensi.

Ultimo punto: anche questa volta saranno imbarcati sulle unità della flotta 65 universitari tra studenti e docenti accompagnatori provenienti da quindici atenei di tutta la Penisola. Verranno inseriti negli staff di comando, occupandosi di fare da consiglieri giuridici, consulenti per la comunicazione o per l’analisi geopolitica in base ai loro corsi di studio: uno stage operativo, per approfondire le loro conoscenze e entrare in contatto con quella che la forza armata chiama “la cultura del mare”.

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