Putin giura da nuovo Zar circondato dai fedelissimi: “Siamo forti e vinceremo”
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA – La chiamano “inauguratsija”, “inaugurazione”, ma di nuovo c’è poco nell’ennesima ascesa al trono di Vladimir Vladimirovich Putin in quasi un quarto di secolo al potere. Poco prima di mezzogiorno, la telecamera lo inquadra nel suo ufficio, intento a studiare dei documenti seduto alla scrivania. Putin continua a sfogliarli persino dopo essersi messo in piedi come se il programmato giuramento per un nuovo mandato di sei anni lo distogliesse dal suo lavoro. Per lui, del resto, la cerimonia è una formalità. Non solo è la sua quinta passeggiata da Zar, ma da quella prima volta il 7 maggio di 24 anni fa si è consolidato alla sommità della verticale del potere sbarazzandosi dei suoi oppositori e lanciando un conflitto devastante in Ucraina che oggi promette di “vincere insieme” ai suoi sudditi.
Putin Quinto attraversa regale i lunghi corridoi della sua residenza, scorre veloce con lo sguardo i dipinti alle pareti, ma si ferma davanti a un quadro, la “Natura morta musicale” del 20…
MOSCA – La chiamano “inauguratsija”, “inaugurazione”, ma di nuovo c’è poco nell’ennesima ascesa al trono di Vladimir Vladimirovich Putin in quasi un quarto di secolo al potere. Poco prima di mezzogiorno, la telecamera lo inquadra nel suo ufficio, intento a studiare dei documenti seduto alla scrivania. Putin continua a sfogliarli persino dopo essersi messo in piedi come se il programmato giuramento per un nuovo mandato di sei anni lo distogliesse dal suo lavoro. Per lui, del resto, la cerimonia è una formalità. Non solo è la sua quinta passeggiata da Zar, ma da quella prima volta il 7 maggio di 24 anni fa si è consolidato alla sommità della verticale del potere sbarazzandosi dei suoi oppositori e lanciando un conflitto devastante in Ucraina che oggi promette di “vincere insieme” ai suoi sudditi.
Putin Quinto attraversa regale i lunghi corridoi della sua residenza, scorre veloce con lo sguardo i dipinti alle pareti, ma si ferma davanti a un quadro, la “Natura morta musicale” del 2014 dell’artista Daria Veselova, prima di montare sulla sua limousine Aurus Senat, un nuovo modello modernizzato per l’occasione. L’auto sfila davanti a una teoria di bandiere russe e alla Zarina delle campane per i pochi metri che la separano dal Gran Palazzo del Cremlino dove il comandante omaggia Putin col tributo d’era sovietica: “Compagno presidente, la saluto”. L’ex agente del Kgb 71enne sale i 66 gradini dell’imponente scalinata salutato con una semplice rotazione del capo dalle guardie del reggimento presidenziale e, quando la campana della Torre Spasskaja rintocca il Mezzogiorno, viene annunciato agli oltre 2.500 ospiti che lo attendono da ore: accanto all’élite del Paese, i reduci dal fronte ucraino e celebrità come l’attore statunitense Steven Seagal.
Grandi assenti i delegati occidentali, eccetto gli ambasciatori di Francia, Ungheria, Slovacchia, Grecia, Malta e Cipro. L’ambasciatrice Usa Lynne Tracy fuori dal Paese per “viaggi personali programmati”. Putin attraversa le Sale San Giorgio e Alessandro accompagnato dalla marcia solenne di Pjotr Tchajkovskij. Si ferma a stringere la mano soltanto a Leonid Roschal, il medico 91enne che negoziò con i ceceni al Teatro Dubrovka e a Beslan, e alla compositrice 94enne Aleksandra Pakhmutova.
Giunto nella Sala di Sant’Andrea prende posto davanti al podio, là dove un tempo sedeva il trono imperiale, e giura di “difendere l’integrità dello Stato” e di “servire fedelmente il suo popolo” recitando le 33 parole dell’articolo 82. La mano destra sulla Costituzione dalla pelle di varano color rosso scuro, il testo riformato quattro anni fa per potere restare al potere almeno fino al 2036 e diventare il sovrano russo più longevo dai tempi dell’imperatrice Caterina la Grande. La sinistra sullo “znak” presidenziale, una catena d’oro composta da 17 anelli e un medaglione col motto “Beneficio, onore e gloria”. Al suo fianco, i presidenti delle due Camere dell’Assemblea Federale, Valentina Matvienko e Vjacheslav Volodin.
Quando il presidente della Corte Costituzionale Valerij Zorkin lo proclama infine presidente della Federazione Russa, inizia a risuonare l’inno.
Le tv di Stato che mandano in diretta simultanea la cronaca dell’insediamento indugiano sugli ospiti. Il premier dimissionario Mikhail Mishustin. Il sindaco di Mosca Sergej Sobjanin e il vicecapo dell’amministrazione del Cremlino Sergej Kirienko in lizza per prenderne il posto. L’ex leader Dmitrij Medvedev autore di sprezzanti invettive antioccidentali. Il ministro della Difesa Sergej Shojgu la cui riconferma è incerta. Il leader ceceno Ramzan Kadyrov impegnato a smentire le voci di malattia. Anche Putin sposta lo sguardo compiaciuto ora a sinistra ora a destra. Poi approfitta dei primi momenti del suo quinto mandato per ringraziare “gli abitanti delle nostre terre storiche, che hanno difeso il diritto di stare insieme alla Patria” e i militari “eroi” e per inveire ancora una volta contro l’Occidente. “Supereremo con dignità questo periodo difficile e diventeremo ancora più forti”, assicura. Si dice aperto a “rafforzare le buone relazioni con tutti i Paesi che vedono nella Russia un partner affidabile e onesto. E questa è davvero la maggioranza globale”. Sostiene anche di non “rifiutare il dialogo con gli Stati occidentali”, ma “la scelta spetta a loro”.
Non c’è corona, ma è indubbio che Putin si senta uno Zar. Vladimir il Grande conclude promettendo: “Siamo un grande popolo unito. Insieme supereremo tutti gli ostacoli, realizzeremo tutti i nostri piani e insieme vinceremo”, mentre in sala risuona l’inno eltsiniano “Gloria” dall’opera di Mikhail Glinka “Una vita per lo Zar” e fuori rimbombano 30 salve di cannone. Incurante della pioggia scrosciante e delle temperature appena sopra lo zero, da vero comandante-in-capo delle forze armate russe, Vladimir il Guerriero passa poi in rassegna in piazza Sobornaja il Reggimento presidenziale congratulandosi per l’88esimo anniversario della sua formazione. Infine Vladimir il Devoto partecipa alla preghiera officiata nella Cattedrale dell’Annunciazione del Cremlino dal Patriarca Kirill di Mosca e di tutte le Russie che lo benedice paragonandolo al principe canonizzato Aleksandr Nevskij che, pur santo, “difese coraggiosamente il suo popolo sul capo di battaglia” e gli ricorda che il capo dello Stato a volte “deve prendere decisioni fatali e formidabili” che possono causare vittime. Putin Quinto lo ascolta con gli occhi bassi. Quasi commosso.
Ma non perde tempo. Poche ore dopo il giuramento, dopo aver accolto nel suo ufficio Roshal e la sua vecchia maestra Vera Gurevich, firma un decreto “sugli obiettivi di sviluppo nazionale” per i prossimi sei anni che prevede ben 97 punti: dal “benessere delle persone” e “ambientale” alla “leadership tecnologica”. Fumo negli occhi per Yulia Navalnaya, la vedova dell’oppositore morto in carcere tre mesi fa, che in un breve video definisce Putin “bugiardo, ladro e assassino”. Niente che possa scalfire il sovrano. “L'autorità del nostro presidente – dice il leader del Partito comunista Gennadij Zjuganov – è più alta che mai, più alta di quella del presidente americano, più alta perfino di quella dello zar russo”.