Non più solo tv, ora Trump si informa con i link che gli mandano gli amici. A prescindere dalla veridicità della fonte
di Anna LombardiChe Donald Trump s’informi soprattutto facendo scorpacciate di televisione è cosa nota, così come il suo rapporto simbiotico con i media, iniziato addirittura ai tempi in cui era ancora uno scapolo d’oro a Manhattan e nutriva i tabloid passando lui stesso gossip sui suoi appuntamenti galanti e sui suoi affari immobiliari. Attentissimo ancora oggi al come la stampa lo rappresenti, anche – e soprattutto – quella che bolla come “fake news”, bugiarda.
Ora, alla sua terza candidatura alla presidenza degli Stati Uniti, il leader repubblicano resta ugualmente ossessionato dalle informazioni che lo riguardano: ma ha cambiato qualcosa nel suo modo di proporsi al pubblico di potenziali elettori. Intanto perché ha abbandonato Twitter - ora X – preferendogli il suo social Truth. Poi perché il suo salotto preferito non è più la rete conservatrice Fox – anche se segue ancora con attenzione il programma condotto da Jesse Watters e, ovviamente, lo show serale del suo amico di lunga data Sean Hannity…
Che Donald Trump s’informi soprattutto facendo scorpacciate di televisione è cosa nota, così come il suo rapporto simbiotico con i media, iniziato addirittura ai tempi in cui era ancora uno scapolo d’oro a Manhattan e nutriva i tabloid passando lui stesso gossip sui suoi appuntamenti galanti e sui suoi affari immobiliari. Attentissimo ancora oggi al come la stampa lo rappresenti, anche – e soprattutto – quella che bolla come “fake news”, bugiarda.
Ora, alla sua terza candidatura alla presidenza degli Stati Uniti, il leader repubblicano resta ugualmente ossessionato dalle informazioni che lo riguardano: ma ha cambiato qualcosa nel suo modo di proporsi al pubblico di potenziali elettori. Intanto perché ha abbandonato Twitter - ora X – preferendogli il suo social Truth. Poi perché il suo salotto preferito non è più la rete conservatrice Fox – anche se segue ancora con attenzione il programma condotto da Jesse Watters e, ovviamente, lo show serale del suo amico di lunga data Sean Hannity. Ma per le sue apparizioni predilige canali e programmi online di ultra destra come OAN e The War Room del suo ex stratega, Steve Bannon. Strategico anche nel tentare l’uso di podcast per raggiungere un pubblico giovane o più diversificato.
Il vero cambiamento consiste però nel fatto che poco dopo l’annuncio della sua terza candidatura ha attivato la funzione iMessage sul suo iPhone. Se fino a poco tempo fa il suo consumo di notizie era limitato a ciò che vedeva in tv, leggeva sui giornali – è abbonato al New York Times e al New York Post per avere informazioni da due campi avversi - o gli veniva stampato dai suoi assistenti. Ora, chiunque abbia il suo numero di telefono può mandargli link ad articoli, blog o contenuti che reputano dover sottoporre alla sua attenzione. Messaggi - ha notato una persona che ha familiarità con le abitudini di Trump e ne ha parlato a Politico – che lo hanno aperto d un ecosistema più ampio di notizie: «Se ti limiti a Fox News, ai notiziari tv e alle notizie della stampa, tutto viene filtrato da editori, scrittori e giornalisti. Ora le notizie provengono da qualsiasi blog», ha dunque spiegato la fonte.
E sempre più spesso, quelle informazioni dalle fonti incerte finiscono nei suoi messaggi su Truth: a prescindere dalla loro veridicità. In effetti basta scrollare i suoi post su quel social per avere un’idea del tipo di informazioni che approdano alla sua attenzione: in una sola settimana, i suoi feed hanno incluso collegamenti ad editoriali del Wall Street Journal, del Daily Mail, di Fox News, del New York Post, del sito di ultradestra (e cospirazionista) Breitbart, del giornale conservatore Washington Examiner, della rete dell’Alt Right Newsmax. Insieme a siti molto più oscuri o fanatici, come quello della commentatrice estremista e antisemita Laura Loomer, il blog di Tom Klingenstein, presidente del think tank coservatore Claremont Institute, il blog Restoring Godly Country di Rebecca Lavreze e anche un collegamento a un sito chiamato VigilantNews.com. Chi non ha il suo numero diretto, deve invece rivolgersi ai suoi più stretti collaboratori, come il consigliere Jason Miller, il direttore delle comunicazioni Steven Cheung, le addette stampa Karoline Leavitt e Natalie Harp o la vicedirettrice della comunicazione Margo Martin.
Intanto, per i giornalisti che lo seguono è molto complicato tenere conto delle sue affermazioni: nel corso delle interviste passa continuamente da “on the record” – in chiaro – a “off the record” – in maniera riservata. Per quanto accusi continuamente i media liberal di “fake news” ha rapporti di lunga data con diversi di coloro che lo seguono. Alcuni hanno il suo numero diretto e ottengono scoop direttamente da lui. Spesso per la disperazione dei suoi portavoce.