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La minaccia di Biden sulle armi a Israele spacca i democratici e fa infuriare Trump: “Sta con i terroristi”

(reuters)
La mossa del presidente Usa fa parte della sua strategia per ridisegnare il Medio Oriente ma guarda anche alle presidenziali di novembre
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NEW YORK — La minaccia di Biden di fermare le forniture militari a Israele è parte della sua strategia per chiudere la guerra a Gaza e ridisegnare il Medio Oriente, ma non può essere scollegata dalle presidenziali di novembre. E così corre il rischio di scontentare i sostenitori favorevoli allo Stato ebraico, senza però recuperare i voti di quelli più attenti alle esigenze dei palestinesi.

Uno scontro come quello tra Biden e Netanyahu non si vedeva dal duello tra Bush e Shamir sulla conferenza di Madrid. Joe non ha mai nascosto le differenze politiche con Bibi, ma ora si aggiunge il sospetto che voglia favorire la rielezione di Trump. Sul social Truth, il magnate ha scritto che «Biden si schiera con Hamas, i terroristi che hanno ucciso migliaia di civili innocenti. Ci porta dritti alla Terza Guerra Mondiale». Al principio il problema del presidente era la minoranza arabo americana, che minacciava di non votarlo in stati chiave come il Michigan.

A ciò si è aggiunta la spaccatura t…

NEW YORK — La minaccia di Biden di fermare le forniture militari a Israele è parte della sua strategia per chiudere la guerra a Gaza e ridisegnare il Medio Oriente, ma non può essere scollegata dalle presidenziali di novembre. E così corre il rischio di scontentare i sostenitori favorevoli allo Stato ebraico, senza però recuperare i voti di quelli più attenti alle esigenze dei palestinesi.

Uno scontro come quello tra Biden e Netanyahu non si vedeva dal duello tra Bush e Shamir sulla conferenza di Madrid. Joe non ha mai nascosto le differenze politiche con Bibi, ma ora si aggiunge il sospetto che voglia favorire la rielezione di Trump. Sul social Truth, il magnate ha scritto che «Biden si schiera con Hamas, i terroristi che hanno ucciso migliaia di civili innocenti. Ci porta dritti alla Terza Guerra Mondiale». Al principio il problema del presidente era la minoranza arabo americana, che minacciava di non votarlo in stati chiave come il Michigan.

A ciò si è aggiunta la spaccatura tra i Dem , dove la sinistra guidata da parlamentari come Ocasio Cortez gli fa la fronda e il senatore Sanders avverte che Gaza può diventare il suo Vietnam. La critica si è trasformata in crisi aperta con le proteste nelle università, che minacciano un impatto negativo anche sui moderati non motivati da Gaza, che non vogliono disordini nelle loro città. Il tutto sullo sfondo del rischio che la Convention di Chicago si trasformi in un teatro di guerriglia urbana, come nel 1968, condannando Biden alla sconfitta.

Il presidente spera di mitigare i rischi aumentando la pressione su Israele, ma così rischia di non recuperare gli elettori più critici verso Israele, perdendo invece anche quelli che lo appoggiano. Per i giovani, Gaza non è l’elemento principale del malcontento verso di lui. Secondo uno studio dello Youth Poll di Harvard, il 76% degli elettori tra 18 e 29 anni disapprova la linea adottata nella Striscia, ma solo il 2% la indica come primo punto decisivo per le elezioni. Durante il Vietnam la guerra era il tema centrale per il 44% dei votanti, quindi non è detto che le pressioni su Netanyahu risultino così importanti nell’aumentare i consensi del presidente.

Ma la svolta potrebbe alienare altri elettori che finora hanno appoggiato Biden. Su Commentary John Podhoretz cita il giornalista radicale Ryan Grim: «L’ironia è che dopo aver perso il supporto di quelli che si opponevano a quanto fatto da Israele, ora perda anche quello di chi ama quanto fa Israele». Il sospetto è che Biden non sia più determinato a volere la vittoria dello Stato ebraico e la sconfitta di Hamas, esponendolo alle critiche di leader Gop come il senatore Graham, che al Congresso lo ha accusato di privare l’alleato di un appoggio essenziale per la sua sopravvivenza: «È come se il presidente si fosse opposto all’uso della bomba atomica contro il Giappone».

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