Stoltenberg: “Impediremo che la guerra si estenda al di là dell’Ucraina. Sull’atomica Putin è un incosciente. Difesa, l’Italia arrivi al 2%”
di Claudio Tito(agf)
(agf)ROMA – Le truppe russe stanno guadagnando terreno» e questo va impedito. La Nato non programma un intervento diretto ma «abbiamo due compiti: aiutare l’Ucraina e impedire che la guerra si estenda al di là dell’Ucraina». Il segretario generale della Nato, Jens Stoltemberg, ha appena concluso l’incontro con la presidente del consiglio, Giorgia Meloni, e in una sala dell’aeroporto di Fiumicino, si ferma a parlare – presente anche il direttore di Repubblica, Maurizio Molinari - di quel che sta accadendo nel Vecchio Continente. Questi sono gli ultimi mesi di un mandato decennale e quindi riflette con il vantaggio dell’esperienza. Avverte allora Putin che in una guerra nucleare «non ci sarebbero vincitori» e ricorda a Giorgia Meloni l’impegno a spendere per la difesa il 2 per cento del Pil.
Iniziamo dalla guerra in Ucraina. Quali sono le vostre ultime informazioni. Come giudica la situazione tattica?
«I russi stanno guadagnando terreno, sono stati in grado di prendere il controllo di alcuni…
ROMA – Le truppe russe stanno guadagnando terreno» e questo va impedito. La Nato non programma un intervento diretto ma «abbiamo due compiti: aiutare l’Ucraina e impedire che la guerra si estenda al di là dell’Ucraina». Il segretario generale della Nato, Jens Stoltemberg, ha appena concluso l’incontro con la presidente del consiglio, Giorgia Meloni, e in una sala dell’aeroporto di Fiumicino, si ferma a parlare – presente anche il direttore di Repubblica, Maurizio Molinari - di quel che sta accadendo nel Vecchio Continente. Questi sono gli ultimi mesi di un mandato decennale e quindi riflette con il vantaggio dell’esperienza. Avverte allora Putin che in una guerra nucleare «non ci sarebbero vincitori» e ricorda a Giorgia Meloni l’impegno a spendere per la difesa il 2 per cento del Pil.
Iniziamo dalla guerra in Ucraina. Quali sono le vostre ultime informazioni. Come giudica la situazione tattica?
«I russi stanno guadagnando terreno, sono stati in grado di prendere il controllo di alcuni nuovi villaggi e continuano a spingere lungo le linee del fronte».
Perché le truppe russe riescono ad avanzare?
«In parte è dovuto al fatto che gli alleati della Nato non sono stati in grado di consegnare ciò che abbiamo promesso all’Ucraina. Gli Stati Uniti hanno impiegato sei mesi a concordare un nuovo pacchetto di aiuti e gli alleati europei hanno consegnato una quantità di munizioni lontana da quella promessa. Ora è importante che effettivamente le cose cambino, non solo con i 60 miliardi di dollari in più dagli Usa ma anche con la produzione bellica. Che sta aumentando in tutta Europa, dal Regno Unito alla Norvegia e nell’Ue. L’importante è che tutto questo si trasformi rapidamente in consegne sul campo all’Ucraina».
A quali condizioni può esserci un coinvolgimento diretto della Nato?
«La Nato non ha intenzione di essere direttamente coinvolta nel conflitto. Noi abbiamo due compiti principali: sostenere Kiev e impedire che la guerra si estenda al di là dell’Ucraina. Il presidente Putin non credeva che avremmo fornito così tanto aiuto a Zelensky ma allo stesso tempo abbiamo anche chiarito che non invieremo truppe. L’Ucraina non ce le ha chieste, ci chiedono supporto, munizioni e artiglieria offensiva».
E se altri paesi, come la Bielorussia o la Moldavia, fossero coinvolti?
«L’obiettivo è sostenere l’Ucraina e prevenire l’escalation. Lo abbiamo fatto con successo fino ad ora e continueremo».
Lei ha paura di un attacco nucleare?
«Non vediamo nessuno rischio imminente di qualsiasi attacco militare contro qualsiasi alleato della Nato. Però è vero che la retorica nucleare russa è da incoscienti: stiamo monitorando ma non abbiamo visto alcun cambiamento nel loro atteggiamento da questo punto di vista. Mosca sa che una guerra nucleare non può essere vinta».
Ora, però, Putin ha deciso di far partire delle operazioni nucleari.
«Infatti è una sfida spericolata e pericolosa. La Russia ha avuto questo tipo di retorica fin dall’inizio. Il presidente Putin ha tenuto un discorso in cui ha anche fatto riferimento al potenziale uso di armi nucleari. È un atteggiamento da insciente. Ma, ripeto, non abbiamo visto alcun cambiamento nella postura tale da far cambiare a noi la postura. Mosca è consapevole delle conseguenze devastanti di un conflitto nucleare»
La narrativa di Putin contro l’Occidente è molto aggressiva, anche sul nucleare. Esiste una linea rossa che non può essere oltrepassata?
«La linea della responsabilità. Per essere chiari abbiamo impedito un attacco armato alla Nato da quando siamo nati, 75 anni fa. La prevenzione della guerra è stato un successo. Il nostro compito principale non è fare la guerra ma prevenirla con una deterrenza eccezionale. Per avere un deterrenza credibile abbiamo bisogno di avere una difesa credibile. Questo è il motivo per cui abbiamo bisogno di investire. Quando il muro di Berlino è caduto gli alleati hanno ridotto la spesa per la difesa, ma ora la situazione è cambiata. La guerra in Europa, la rivalità tra grandi potenze, anche con la Cina e in Medio Oriente. Gli investimenti ci permettono di impedire la guerra ma anche di rispettare il nostro Trattato che prevede una risposta se uno degli alleati subisce un attacco».
Cosa può fare l’Alleanza Atlantica contro le interferenze russa e cinese in Europa. Contro il pericolo di sabotaggi?
«Dobbiamo essere consapevoli dei rischi. Abbiamo visto un aumento significativo dell’attività russa in tutta Europa con uomini dell’intelligence che conducono attività maligne. Conosciamo le vulnerabilità delle nostre infrastrutture. Abbiamo visto arresti sia in Germania sia nel Regno Unito. Abbiamo saputo della pianificazione nelle ultime settimane di sabotaggi. Ovviamente ci sono dei processi in corso e li rispettiamo. Ma vediamo certe attività. Quelle russe e quelle cinesi, comprese gli attacchi informatici. Siamo attenti e resteremo vigili per proteggerci vicendevolmente».
Ritiene che potrebbe esserci una differenza tra il presidente Biden e il signor Trump?
«Indipendentemente dall’esito delle elezioni americane, tutti rimarranno impegnati con la Nato. È nell’interesse degli Stati avere un’Alleanza forte. Gli Stati Uniti rappresentano circa il 25% del Pil mondiale. Insieme arriviamo quasi al 50% e al 50% della potenza militare mondiale. La Nato è importante per l’Europa e per gli Usa. Trenta amici insieme sono più forti nell’affrontare le sfide poste da Russia e Cina. Le critiche ascoltate dall’ex presidente Trump, poi, non erano contro la Nato ma contro quegli alleati che non spendono abbastanza. Ossia che stanno sotto il 2% del Pil».
Tra cui l’Italia.
«L’Italia, dal 2014 ossia da quando sono stato nominato Segretario Generale, ha aumentato la sua spesa. Ultimamente sta contribuendo alla difesa in molti modi importanti, tra cui guidando uno dei gruppi tattici in Bulgaria, con la sorveglianza aerea, con i pattugliamenti marittimi e con un ruolo guida in Kosovo. Alcuni alleati non saranno ancora al 2% quest’estate quando ci sarà il vertice di Washington, ma l’Italia ha l’ambizione di crescere e muoversi con gli altri».
Alla presidente Meloni ha detto che gli Alleati si aspettano un aumento di spesa fino al 2%?
«Ne abbiamo discusso, naturalmente. È uno degli argomenti importanti del prossimo summit. Ma ho anche elogiato l’Italia per tutti i suoi contributi, per il sostegno all’Ucraina, per il fatto che la spesa italiana per la difesa è aumentata dal 2014».
Quando la presidente Meloni chiede una maggiore presenza sul fianco meridionale, cosa pensa che stia chiedendo? Si riferisce ai flussi migratori?
«Abbiamo discusso di come fornire più formazione ai partner del Sud: Tunisia, Mauritania, Giordania, Iraq. Come aiutarli ad addestrare le guardie di frontiera, a costruire servizi di intelligence. L’obiettivo è stabilizzarli. Poi ci vogliono strumenti economici e politici».
Per chiudere, il suo lavoro è davvero finito? Non ci saranno altre proroghe?
«Sì, il compito finisce ad ottobre. Sono sicuro che gli alleati troveranno un buon successore, Per me è stato un privilegio servire la Nato».