Il sindaco Eric Adams: “La mia New York come Roma, una città aperta a tutti, nel rispetto della legge”
di Anna Lombardi“Senzatetto, proteste, costo della vita: tutte le grandi città hanno problemi gravi e simili. Io sono qui per condividere la mia esperienza alla guida della città più eterogenea del mondo, capace di far convivere grandi diversità e affrontare tragedie e disastri naturali». Il sindaco di New York Eric Adams è da venerdì nella capitale, dove ha partecipato al World Meeting on Human Fratenity di Fondazione Fratelli Tutti, la due giorni dove politici, studiosi, premi Nobel si sono confrontati su grandi temi del mondo contemporaneo. Ieri poi, col sindaco di Roma Roberto Gualtieri, ha perfino ripulito un muro imbrattato di vernice nell’ambito di un’altra manifestazione, Roma cura Roma: «I sindaci devono elaborare insieme pratiche migliori e chiedano ai governi politiche unitarie per ambiente e salute pubblica», dice incontrando Repubblica in un hotel del centro.
Oggi visiterà la Comunità di Sant’Egidio che si occupa di senza tetto, migranti, rifugiati. Problemi che avete anche voi...
«Non …
“Senzatetto, proteste, costo della vita: tutte le grandi città hanno problemi gravi e simili. Io sono qui per condividere la mia esperienza alla guida della città più eterogenea del mondo, capace di far convivere grandi diversità e affrontare tragedie e disastri naturali». Il sindaco di New York Eric Adams è da venerdì nella capitale, dove ha partecipato al World Meeting on Human Fratenity di Fondazione Fratelli Tutti, la due giorni dove politici, studiosi, premi Nobel si sono confrontati su grandi temi del mondo contemporaneo. Ieri poi, col sindaco di Roma Roberto Gualtieri, ha perfino ripulito un muro imbrattato di vernice nell’ambito di un’altra manifestazione, Roma cura Roma: «I sindaci devono elaborare insieme pratiche migliori e chiedano ai governi politiche unitarie per ambiente e salute pubblica», dice incontrando Repubblica in un hotel del centro.
Oggi visiterà la Comunità di Sant’Egidio che si occupa di senza tetto, migranti, rifugiati. Problemi che avete anche voi...
«Non si può voltare lo sguardo, sono nostri fratelli e sorelle. Come dice Papa Francesco che ieri ho avuto l’onore di ascoltare, non possiamo considerarli stranieri, apparteniamo alla medesima famiglia umana».
Gli stati repubblicani del Sud hanno mandato per mesi nella democratica Grande Mela bus carichi di migranti, per punirvi delle vostre politiche di accoglienza.
«All’inizio è stata una catastrofe: la città si stava appena riprendendo dal Covid, economia e occupazione iniziavano a ripartire – oggi abbiamo superato i livelli pre-pandemia – e abbiamo dovuto affrontare l’arrivo di ben 194mila migranti. Ma ce la siamo cavata e pagando con dollari newyorchesi, non con soldi federali. Abbiamo riaperto hotel falliti, trovato sistemazioni alle famiglie, messo in piedi tendopoli. Oggi la situazione è sotto controllo, siamo riusciti a farli entrare nel sistema. Abbiamo preso la decisioni giuste, stabilizzando prima l’economia».
Il crimine però resta alto...
«Cresciuto enormemente durante la pandemia, quando ho preso le redini della città, nel 2022, era davvero un grave problema. Sulla sicurezza abbiamo investito molto, ancora poche settimane fa ho fatto rafforzare i controlli in metropolitana. E le percentuali stanno finalmente scendendo in 5 delle 7 principali categorie, compresi omicidi e sparatorie. In compenso è tornato vivace il turismo: ci traina».
Coi prezzi alle stelle, anche il gap sociale è enorme.
«Vivere a New York è effettivamente diventato molto costoso. Per affrontarlo, abbiamo scelto di non alzare le tasse ai cittadini. Allo stesso tempo applichiamo sgravi fiscali alle famiglie con figli. E stiamo cercando altre soluzioni».
Di recente la città è stata travolta dalla protesta nei campus. Cosa l’ha spinta ad appoggiare l’intervento della polizia?
«I rettori dei college hanno negoziato con gli studenti per giorni. Alla fine hanno chiesto loro l’intervento della polizia perché si erano infiltrati elementi esterni e c’era pericolo imminente. Gli slogan pro-Hamas, poi, erano inaccettabili. Per fortuna, gli sgomberi sono avvenuti con minimo uso della forza. Il diritto a protestare è la pietra angolare della democrazia americana. Ma con ordine. Io stesso sono stato un contestatore da giovane e anche da poliziotto: proteggevo chi protestava di giorno e poi mi levavo la divisa e tornavo in piazza. Alcuni dei miei collaboratori partecipano alle proteste. Difendo quel diritto».
Che impatto ha sulla città il processo a Donald Trump che si sta svolgendo in questi giorni?
«La sua presenza in città è ben gestita. D’altronde New York è il palcoscenico di tutti. Dall’inizio della guerra di Gaza abbiamo avuto 2mila proteste. Nel 2026 ospiteremo la finale di Coppa del mondo. Dagli affollati teatri di Broadway all’Assemblea delle Nazioni Unite, ogni evento è gestito con professionalità. Grazie al miglior dipartimento di polizia d’America».
Lei ha però anche detto che tutto è pronto per ospitarlo nel carcere di Rikers Island. Pensa davvero che finirà in prigione?
«Intendevo che siamo pronti a qualunque evenienza. Non è il mio lavoro giudicarlo. Se perà dovesse accadere, gestiremo anche quello».