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Mosca stringe i tempi per obbligare l’Ucraina a scendere a patti

(reuters)
La pressione su Kharkiv costringe lo stato maggiore di Kiev a spostare i suoi uomini e sguarnire le difese. Ma è difficile che i russi abbiano truppe sufficienti per prendere la città
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Il tempo corre veloce per Putin. Entro poco più di un mese il vantaggio che le sue truppe stanno dimostrando comincerà a declinare. La superiorità nel numero di uomini, mezzi e soprattutto munizioni per l’artiglieria verrà compensata dagli aiuti bellici che stanno rapidamente affluendo dagli Stati Uniti e in parte dall’Europa. Anche i miglioramenti tecnologici e tattici messi in campo dai russi, tali da ottenere la supremazia pure nei droni teleguidati, presto potrebbero essere vanificati dai nuovi strumenti che le industrie di Kiev stanno preparando.

Ed ecco che il Cremlino, prima di luglio e del vertice Nato di Washington deve ottenere un risultato strategico, qualcosa che pieghi la determinazione ucraina e obblighi il presidente Zelensky ad accettare un negoziato. Nonostante i proclami e le promesse di sostegno a oltranza, negli Usa come in alcune nazioni europee cresce la preoccupazione per la deriva che può prendere il conflitto e il rischio di allargamento appare sempre men…

Il tempo corre veloce per Putin. Entro poco più di un mese il vantaggio che le sue truppe stanno dimostrando comincerà a declinare. La superiorità nel numero di uomini, mezzi e soprattutto munizioni per l’artiglieria verrà compensata dagli aiuti bellici che stanno rapidamente affluendo dagli Stati Uniti e in parte dall’Europa. Anche i miglioramenti tecnologici e tattici messi in campo dai russi, tali da ottenere la supremazia pure nei droni teleguidati, presto potrebbero essere vanificati dai nuovi strumenti che le industrie di Kiev stanno preparando.

Ed ecco che il Cremlino, prima di luglio e del vertice Nato di Washington deve ottenere un risultato strategico, qualcosa che pieghi la determinazione ucraina e obblighi il presidente Zelensky ad accettare un negoziato. Nonostante i proclami e le promesse di sostegno a oltranza, negli Usa come in alcune nazioni europee cresce la preoccupazione per la deriva che può prendere il conflitto e il rischio di allargamento appare sempre meno teorico: la disponibilità valutata dagli estoni a mandare militari in Ucraina, seppur non in prima linea, va un passo oltre le dichiarazioni ipotetiche di intervento della presidenza francese o dei ministri britannici. Inoltre le esercitazioni nucleari inscenate da Russia e Bielorussia a pochi chilometri dalla Polonia trasmettono una sinistra pressione su tutto il continente.

Nel quartiere generale di Kiev come in quello atlantico di Bruxelles c’è la convinzione che nelle prossime settimane l’offensiva di Mosca avrà un salto di qualità. Non solo nei combattimenti sul terreno. Il fallito attentato contro Zelensky, talmente serio da portare a rimuovere il responsabile della sua sicurezza, fa capire quanto sia profonda l’infiltrazione dell’intelligence russa, mentre ai sempre più frequenti attacchi cyber contro le reti informatiche civili e militari si aggiunge la campagna di bombardamenti contro le centrali energetiche, che frantuma l’erogazione dell’elettricità.

Questo rullo compressore è la premessa di una grande offensiva contro Kharkiv? È indubbio che la conquista della metropoli rappresenterebbe un colpo letale per gli ucraini. Sulla carta poi l’operazione presenta numerosi aspetti positivi per i comandanti di Putin. La vicinanza alla frontiera permette di gestire i rifornimenti in maniera diretta, e il divieto di usare oltre il confine le armi a lungo raggio come i missili Atacms o Storm Shadow donati dall’Occidente garantisce uno scudo alle retrovie russe, immuni dagli ordigni più potenti dell’arsenale ucraino. Infine le informazioni disponibili, molto frammentarie, segnalano l’assenza di fortificazioni nella regione: dopo il fallito assedio della primavera 2022 nessuno si è curato di costruire trincee e bunker.

Sono condizioni molto diverse rispetto all’eventualità di una puntata contro Odessa, protetta dal fiume Dnipro e da appostamenti poderosi: l’esercito invasore dovrebbe dipendere dalle basi della Crimea per ricevere munizioni e cibo, lungo strade bersagliate da ogni genere di ordigno.

Allo stesso tempo l’assalto a una metropoli - prima della guerra Kharkiv aveva un milione e mezzo di abitanti - richiede una massa consistente di uomini e mezzi. Mosca ha schierato sicuramente due gruppi di brigate - enfaticamente chiamati corpi d’armata - in prossimità della frontiera: si stima che siano tra 30 e 50 mila soldati. Troppo pochi per osare una manovra così impegnativa. I russi però hanno sparpagliato i reparti nei centri abitati e nelle fattorie per evitare raid ucraini: i dati raccolti dai ricognitori sono molto controversi. L’intelligence britannica reputa che le riserve pronte a entrare nella mischia siano molto più consistenti: oltre 100 mila militari, con scorte di tank e artiglieria, che potrebbero venire spalleggiati da un martellamento ancora più massiccio dell’aviazione, nuova protagonista dei combattimenti. Uno scenario condiviso dalla presidenza ucraina.

Bisognerà attendere e vedere come evolverà la nuova operazione, iniziata nei giorni scorsi e ampliata ieri. Alcuni analisti la considerano solo un diversivo, che sta però ottenendo l’effetto di spingere Kiev a spostare altri battaglioni nella regione di Kharkiv. Questo rende ancora più corta la coperta dell’esercito ucraino, che più che la carenza di munizioni soffre quella di uomini: ora l’offensiva russa si estende lungo più di ottocento chilometri e non ci sono abbastanza fanti per presidiarli tutti. In più punti il fronte scricchiola e una breccia può aprirsi in qualsiasi momento. Ma Mosca ha ancora le forze per dare una spallata decisiva o sta bluffando? Di sicuro, la posta in gioco non è mai stata così alta.

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