Una “Bbc francese” per blindare radio e tv contro l’estrema destra. Ma i sindacati insorgono contro il progetto del governo
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - Il governo vuole accorpare in un unico grande conglomerato radio e tv di Stato. Un cambio di governance che - sostiene l’esecutivo - dovrebbe mettere in sicurezza il servizio pubblico rispetto a un eventuale arrivo dell’estrema destra al potere e dare maggiore solidità in termini finanziari. L’anno scorso è stato eliminato il canone radio tv ma ora dovrebbe essere instaurato un prelievo diretto la cui entità sarà decisa dal parlamento. La maggioranza presenta il progetto come promessa di maggiori garanzie ma i sindacati di France Télévisions et Radio France non ci credono e hanno già annunciato due giornate di sciopero la settimana prossima.
Il disegno di legge prevede una f…
PARIGI - Il governo vuole accorpare in un unico grande conglomerato radio e tv di Stato. Un cambio di governance che - sostiene l’esecutivo - dovrebbe mettere in sicurezza il servizio pubblico rispetto a un eventuale arrivo dell’estrema destra al potere e dare maggiore solidità in termini finanziari. L’anno scorso è stato eliminato il canone radio tv ma ora dovrebbe essere instaurato un prelievo diretto la cui entità sarà decisa dal parlamento. La maggioranza presenta il progetto come promessa di maggiori garanzie ma i sindacati di France Télévisions et Radio France non ci credono e hanno già annunciato due giornate di sciopero la settimana prossima.
Il disegno di legge prevede una fusione in due fasi di France Télévisions, Radio France, France Médias Monde (Rfi, France 24) e Ina (Institut national de l'audiovisuel). In un primo tempo (gennaio 2025) sarebbe creata una holding che sovrintenda a queste società , poi una fusione in un unico «polo» dal gennaio 2026. "Tutti i beni, i diritti e gli obblighi" di queste società "sono trasferiti alla società France Médias" a partire dal primo gennaio 2026, precisa il governo nell'emendamento di una ventina di pagine che sarà esaminato domani e mercoledì della commissione Affari Culturali dell'Assemblée Nationale. È probabile che ci saranno aggiustamenti rispetto alla proposta del governo, prima di arrivare al Senato la settimana prossima.
Davanti alle proteste, la ministra della Cultura Rachida Dati difende il progetto di una «Bbc francese». La ministra non esclude però modifiche nel dibattito parlamentare che si apre, puntando in particolare sulla governance di questo nuovo polo mediatico del servizio pubblico radio tv. Secondo un altro emendamento del governo, il direttore generale di France Médias dovrebbe essere nominato per cinque anni dall'Arcom, l'autorità di regolamentazione del settore radiotelevisivo, “secondo una procedura trasparente, aperta, efficace e non discriminatoria”. “Questa riforma dell'emittenza pubblica dovrebbe consentire di offrire una gamma più ricca di programmi, meglio promossi su tutti i canali di trasmissione in modo da raggiungere tutti i cittadini francesi”, spiega il testo.
L’audiovisivo francese è attraversato da molte tensioni. Proprio oggi una parte dei dipendenti della radio France Inter hanno indetto uno sciopero per l’allontanamento di un popolare comico che ha fatto una battuta ritenuta antisemita sul premier israeliano. Qualche giorno fa era stato annunciato il licenziamento di un famoso giornalista, conduttore di un programma radio di punta, dopo che si era scoperto che aveva fatto diversi lavori di media coaching e ghost writer per alcuni politici, tra cui Jordan Bardella, il presidente del Rassemblement National. Il contesto generale dell’audiovisivo francese è in trasformazione. Sempre domani sono infatti attese le conclusioni della commissione incaricata di preparare l'assegnazione delle frequenze della televisione digitale terrestre.
Negli ultimi sei mesi, i responsabili delle 15 frequenze in palio quest'anno si sono alternati davanti ai parlamentari per difendere la richiesta di una conferma dell'assegnazione. Molti editori, come Vincent Bolloré editore di una all news, hanno dovuto difendere la loro linea editoriale criticata da alcuni partiti politici dell'opposizione. Ora dovranno presentare le loro candidature all'Arcom mentre l'assegnazione delle frequenze – con molte conferme attese, ma forse anche qualche sorpresa – è attesa durante l'estate.
Il servizio pubblico radio tv francese ha alcune punte di eccellenze – come France Inter, la radio più ascoltata nel Paese – e France Télévisions, che regge la forte concorrenza al livello di audience. L'obiettivo dichiarato del governo è però accelerare la transizione verso i contenuti digitali e facilitare la governance in una unica holding. Un progetto che fa temere alle singole testate e redazioni di perdere la loro identità. Anche se l'esecutivo ripete che una «Bbc francese» dovrebbe garantire a medio termine una maggiore indipendenza dalla politica, non è così che la vedono i sindacati. La Cgt, confederazione di sinistra, denuncia una riforma “che porterà alla scomparsa del servizio pubblico, dei suoi finanziamenti e, in ultima analisi, dei suoi posti di lavoro”. Secondo la Cgt si tratta addirittura di “un piano di smantellamento del servizio pubblico”