La grande marcia di Tbilisi: una folla oceanica dice no alla “legge russa” e si all’Europa. Arresti e botte contro chi protesta
di Luna De BartoloTBILISI – Decine di migliaia di dimostranti. Almeno 50.000 secondo Reuters, quattro volte tanto secondo stime locali. Di certo è stata la manifestazione più partecipata da oltre un mese, da quando a Tbilisi sono iniziate le proteste contro un progetto di legge sulle “influenze straniere” con cui il governo intende stringere le maglie del controllo nei confronti dei media e delle ong che ricevono fondi dall’estero.
Chi scende in piazza ogni giorno la chiama la “legge russa”, perché somiglia alla normativa usata dal Cremlino per mettere a tacere ogni voce discordante. E ritiene che Sogno georgiano, il partito al potere da 12 anni, voglia riportare il Paese postsovietico, candidato dallo scorso dicembre all’ingresso nell’Ue, nell’orbita di Mosca. Sabato sera, il centro di Tbilisi, città che conta circa un milione di abitanti, era gremito di cittadini che si sono dati appuntamento in tre punti diversi della capitale e contemporaneamente hanno iniziato a marciare compatti, appropriandosi …
TBILISI – Decine di migliaia di dimostranti. Almeno 50.000 secondo Reuters, quattro volte tanto secondo stime locali. Di certo è stata la manifestazione più partecipata da oltre un mese, da quando a Tbilisi sono iniziate le proteste contro un progetto di legge sulle “influenze straniere” con cui il governo intende stringere le maglie del controllo nei confronti dei media e delle ong che ricevono fondi dall’estero.
Chi scende in piazza ogni giorno la chiama la “legge russa”, perché somiglia alla normativa usata dal Cremlino per mettere a tacere ogni voce discordante. E ritiene che Sogno georgiano, il partito al potere da 12 anni, voglia riportare il Paese postsovietico, candidato dallo scorso dicembre all’ingresso nell’Ue, nell’orbita di Mosca. Sabato sera, il centro di Tbilisi, città che conta circa un milione di abitanti, era gremito di cittadini che si sono dati appuntamento in tre punti diversi della capitale e contemporaneamente hanno iniziato a marciare compatti, appropriandosi di viali, ponti e sopraelevate, verso piazza Europa: una destinazione reale e simbolica.
Persone di ogni età e estrazione sociale hanno sfidato il governo, che nelle ultime due settimane ha usato la mano pesante nel tentativo di soffocare con la violenza un movimento popolare e orizzontale. Alla repressione delle proteste intorno al Parlamento del 30 aprile e del 1° maggio, tramite l’uso massiccio di gas lacrimogeni, idranti e granate stordenti, nonché di pestaggi brutali, spesso ad opera di uomini con il volto coperto e senza alcun segno che li identificasse come appartenenti ai corpi di polizia, ha fatto seguito un’inquietante campagna d’intimidazione nei confronti di attivisti e membri dell’opposizione, esponenti dei media e delle ong, da parte di ignoti.
Uomini vestiti di nero si sono appostati nella notte di mercoledì sotto le abitazioni di quattro persone legate alle proteste e li hanno picchiati barbaramente. Stessa sorte è toccata al padre settantatreenne di un’attivista. Centinaia di cittadini hanno denunciato sulle reti sociali di aver ricevuto telefonate anonime di minacce. La Georgian Young Lawyers' Association, un’organizzazione impegnata nella promozione dello stato di diritto, che sta analizzando questi report, ha rilasciato una nota in cui ritiene ragionevole sospettare “un utilizzo improprio dei database delle agenzie statali competenti”.
Sedi di ong e androni di palazzi dove abitano persone connesse al movimento di protesta sono stati vandalizzati da scritte ingiuriose e manifesti che prendono di mira singoli individui. La risposta dei georgiani è stata una protesta oceanica. La settimana che si apre si annuncia rovente: il testo sulle “influenze straniere” inizierà oggi in Aula il percorso in terza e ultima lettura, mentre è atteso a Tbilisi il vicesegretario di Stato Usa con delega agli affari europei ed euroasiatici, James O’Brien.
Il governo ha minacciato di arrestare tutti i manifestanti che tentassero di impedire al Parlamento di approvare la legge. "Vorrei avvertire tutti i membri dei gruppi di opposizione radicale che dovranno rispondere dei loro atti di violenza davanti ai tribunali", ha dichiarato il primo ministro Irakli Kobakhidze.
Washington e Bruxelles hanno chiarito che l’approvazione della legge costituirebbe un ostacolo insormontabile nel percorso di integrazione euroatlantica della Georgia, perseguito da oltre un quarto di secolo e persino inserito in Costituzione come priorità di ogni governo. Con Tbilisi è in corso un negoziato serrato. E appare sempre più chiaro che anche nelle capitali occidentali, come nelle piazze di Tbilisi, si teme che Sogno georgiano possa aver fatto una scelta di campo nei confronti di Mosca, in grado di garantire al partito un potere incontrollato.
Indiscrezioni raccontano di minacce di sanzioni e del ritiro del regime di esenzione di visto Schengen di cui godono i georgiani. I prossimi giorni dovrebbero così rivelare se la volontà di adottare questa legge è legata a questioni di politica interna, in vista delle elezioni di ottobre, o se cela la volontà di mutare radicalmente la politica estera del Paese. Il governo sostiene senza posa di voler procedere sul percorso euroatlantico, come desiderato dalla stragrande maggioranza dei georgiani. Ma se si trattasse di una maschera, la sua caduta potrebbe provocare una reazione popolare difficile da contenere.