Rafah, spari sull’Onu: almeno un morto. Fischi al governo Netanyahu nel giorno della Memoria
dalla nostra inviata Francesca CaferriGERUSALEMME — Sul Monte Herzl ci sono le preghiere e ci sono le lacrime, ci sono i canti e il silenzio, ma quest’anno c’è qualcosa di più. La rabbia e la frustrazione, la determinazione ma anche l’interrogativo, enorme, sul futuro. Un Israele ferito ha celebrato ieri la giornata in Memoria delle vittime delle guerre e del terrorismo e iniziato le celebrazioni per il giorno dell’Indipendenza, che è oggi.
Il cimitero sul Monte Herzl, il più grande sacrario militare del Paese, è stato uno dei luoghi dove le emozioni si sono radunate: la cerimonia ufficiale con il presidente della Repubblica Isaac Herzog e il premier Netanyahu è stata marcata dalle contestazioni dei familiari delle vittime del 7 ottobre. Ancora più dure, con urla e cartelli, quelle nel Sud del Paese, in particolare le due a cui hanno partecipato i rappresentanti dell’ultradestra, i ministri Ben Gvir e Smotrich. Nel kibbutz Nir Oz, mai raggiunto dai soccorsi il 7 ottobre, con un quarto della popolazione ucciso o rapi…
GERUSALEMME — Sul Monte Herzl ci sono le preghiere e ci sono le lacrime, ci sono i canti e il silenzio, ma quest’anno c’è qualcosa di più. La rabbia e la frustrazione, la determinazione ma anche l’interrogativo, enorme, sul futuro. Un Israele ferito ha celebrato ieri la giornata in Memoria delle vittime delle guerre e del terrorismo e iniziato le celebrazioni per il giorno dell’Indipendenza, che è oggi.
Il cimitero sul Monte Herzl, il più grande sacrario militare del Paese, è stato uno dei luoghi dove le emozioni si sono radunate: la cerimonia ufficiale con il presidente della Repubblica Isaac Herzog e il premier Netanyahu è stata marcata dalle contestazioni dei familiari delle vittime del 7 ottobre. Ancora più dure, con urla e cartelli, quelle nel Sud del Paese, in particolare le due a cui hanno partecipato i rappresentanti dell’ultradestra, i ministri Ben Gvir e Smotrich. Nel kibbutz Nir Oz, mai raggiunto dai soccorsi il 7 ottobre, con un quarto della popolazione ucciso o rapito, hanno parlato i parenti della famiglia Kedem-Siman Tov, sei persone morte soffocate in casa: «Nessuno si è ricordato di loro».
Al Monte Herzl, fra le tombe, i militari appena tornati da Gaza condividevano con i commilitoni la loro frustrazione: l’impossibilità di individuare gli ostaggi, il ritorno di Hamas in zone che si credevano ormai sicure. Scene simili si ripeteranno oggi, durante le celebrazioni dell’Indipendenza: già ieri sera, a Tel Aviv, 100 mila persone sono scese in strada in solidarietà con le famiglie degli ostaggi che hanno rifiutato di prendere parte alle celebrazioni ufficiali. Al posto delle torce accese ieri in tutto Israele, hanno spento fiaccole.
Mentre Israele si fermava, a Gaza la crisi continuava: nel pomeriggio un veicolo Onu, ben visibile, bianco, con bandiera azzurra sul lato, è stato colpito da proiettili. Un impiegato straniero dell’Onu è stato ucciso. Incerta la sorte del suo autista palestinese: morto o ferito a seconda delle fonti. Hamas ha accusato gli israeliani, l’esercito ha annunciato un’inchiesta. Da New York, l’Ocha (agenzia Onu per le emergenze) ha aggiornato i dati sulle vittime civili dell’offensiva. I numeri di donne e bambini uccisi e ufficialmente riconosciuti sono stati ridotti rispetto a quelli del ministero della Salute controllato da Hamas: 7.797 contro 14.500 minori, 4.959 rispetto a 9.900 donne. "Crediamo che Israele possa e debba fare di più per garantire la protezione e il benessere dei civili innocenti. Non crediamo che ciò che sta accadendo a Gaza sia un genocidio", ha detto in un briefing il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan. Resta gigantesca l’emergenza umanitaria.
Neanche ieri nella parte meridionale della Striscia sono entrati aiuti: 300 mila le persone che si sono spostate in una settimana, calcola l’Onu. Per la prima volta gli Usa hanno protestato contro gli estremisti di destra che da settimane tentano di fermare i camion con gli aiuti. E in serata le brigate Al Qassem annunciavano di aver perso in contatti con i militanti che custodivano 4 ostaggi israeliani: fra loro Hersh Polin Goldberg, il giovane americano apparso in un video un paio di settimane fa. Il presidente turco Erdogan intanto annuncia che in Turchia vengono curati oltre 1.000 membri di Hamas. La guerra psicologica, come quella reale, continua.