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Putin fa il rimpasto di governo: via Shoigu dalla Difesa, sostituirà Patrushev, l’ex padrino del presidente al Kgb

(reuters)

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Spostato il ministro della Difesa: al suo posto un civile, l’economista Belousov. Ora il capo del Cremlino è leader unico dell’operazione in Ucraina. Resta al momento senza incarico il numero uno uscente del Consiglio di sicurezza: il suo destino presto rivelerà le vere intenzioni dello Zar
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Tutto cambia perché nulla cambi. Almeno per ora. Vladimir Putin ha candidato un civile, il vicepremier con delega all’Economia Andrej Belousov, a capo del ministero della Difesa. Belousov prende il posto di Sergej Shoigu, in carica dal 2012, che a sua volta rimpiazza il fedelissimo di Putin, Nikolaj Patrushev, come capo del Consiglio di Sicurezza. Il nuovo ruolo di Patrushev — ha fatto sapere il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov — verrà annunciato nei prossimi giorni. Ed è da questa futura nomina che potrebbe arrivare il vero segnale di cambiamento.

Secondo prassi costituzionale, Putin era chiamato a nominare un nuovo governo dopo l’insediamento per un quinto mandato presidenziale. Tecnicamente a “candidare”: l’approvazione spetta invece alla Duma, ma si tratta di una pura formalità introdotta dopo il cambio della Costituzione del 2020 per dare una parvenza di legittimità alla Camera bassa del Parlamento russo. Venerdì Putin aveva riconfermato il primo ministro Mikhail Mishustin …

Tutto cambia perché nulla cambi. Almeno per ora. Vladimir Putin ha candidato un civile, il vicepremier con delega all’Economia Andrej Belousov, a capo del ministero della Difesa. Belousov prende il posto di Sergej Shoigu, in carica dal 2012, che a sua volta rimpiazza il fedelissimo di Putin, Nikolaj Patrushev, come capo del Consiglio di Sicurezza. Il nuovo ruolo di Patrushev — ha fatto sapere il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov — verrà annunciato nei prossimi giorni. Ed è da questa futura nomina che potrebbe arrivare il vero segnale di cambiamento.

Secondo prassi costituzionale, Putin era chiamato a nominare un nuovo governo dopo l’insediamento per un quinto mandato presidenziale. Tecnicamente a “candidare”: l’approvazione spetta invece alla Duma, ma si tratta di una pura formalità introdotta dopo il cambio della Costituzione del 2020 per dare una parvenza di legittimità alla Camera bassa del Parlamento russo. Venerdì Putin aveva riconfermato il primo ministro Mikhail Mishustin nel nome della continuità. E ci si aspettava che avrebbe mantenuta pressoché intatta anche la squadra di governo per inviare un ulteriore messaggio di stabilità.

L’unica incertezza riguardava il destino di Shoigu, in bilico da quando il 23 aprile scorso era stato arrestato il suo vice Timur Ivanov per corruzione. La sua destituzione da ministro della Difesa dopo 12 anni non è stata perciò una sorpresa. Ma il suo trasferimento al Consiglio di Sicurezza testimonia che non si tratta di una punizione, benché abbia appagato i falchi che lo criticavano per la gestione del conflitto in Ucraina. Il Consiglio di Sicurezza è gerarchicamente sopra al ministero della Difesa.

La sorpresa è stata semmai la nomina di Belousov, classe 1959, economista come il padre. È stato lui, al fianco della governatrice della Banca di Russia Elvira Nabiullina, a studiare le contromisure alle sanzioni occidentali mostrandosi, a detta persino del canale Telegram Readovka, «al di sopra di ogni lode». È il segno che Putin voleva un tecnocrate fidato che, da un lato, non interferisse con le decisioni del comandante-in-capo delle forze armate, vale a dire lui stesso, dall’altro, ripulisse la Difesa dalla corruzione e dal clientelismo.

Lo ha detto lo stesso Peskov: «Il cambiamento è giustificato perché la Russia assomiglia sempre più all’Unione Sovietica a metà degli Anni ’80, quando le autorità militari e di polizia rappresentavano il 7,4% della spesa statale». Nominare Belousov, secondo Peskov, vuol dire garantire che tale spesa sia in linea con gli interessi generali del Paese. «Chi è più aperto alle innovazioni vincerà sul campo di battaglia». Che questo cambio al vertice non sia una condanna della leadership militare della cosiddetta Operazione militare speciale in Ucraina, lo dimostra anche il fatto che Valerij Gerasimov sia stato riconfermato come capo di Stato maggiore generale delle Forze armate russe.

Adesso la vera incognita è che cosa ne sarà di Nikolaj Patrushev, considerato «l’uomo più temibile di Russia», colui che sussurra all’orecchio di Putin. I due condividono anno di nascita, città natale, studi, passato nel Kgb, l’antenato degli attuali servizi di sicurezza Fsb, ma soprattutto la stessa idea di un “mondo multipolare” e del posto che la Russia dovrebbe occupare in questo mondo. Come Putin, Patrushev fa parte a tutti gli effetti della cosiddetta cerchia dei “siloviki” o “cekisti” (dal nome della prima polizia segreta Ceka): l’élite pietroburghese con un passato nell’intelligence o “nuova nobiltà”, per citare il libro di Andrej Soldatov e Irina Borogan.

È a lui che fanno capo i segretari delle agenzie di intelligence interna ed estera, entrambi riconfermati ieri, Aleksandr Bortnikov e Sergej Naryshkin. Si dice persino che sia stato Patrushev a “scoprire” Putin: lo portò con sé quando venne nominato a capo del direttorato della Sicurezza interna dell’allora Kgb. Non a caso, appena salito al potere, Putin gli riconobbe il ruolo di secondo-al-comando cedendogli prima il direttorato dell’Fsb, quando nel 1999 divenne premier, e nominandolo poi segretario del Consiglio di sicurezza quando nel 2008 si avvicendò con Dmitrij Medvedev. E pur di tenerlo con sé ha fatto approvare alla Duma il cosiddetto “emendamento Patrushev” perché potesse restare in carica anche oltre il limite massimo di settant’anni.

Le ipotesi ora sono due e vanno in due direzioni totalmente opposte. La prima, nella continuità, è che venga promosso come capo dell’amministrazione presidenziale oppure a capo di un nuovo organismo che magari un domani, una volta riformato, possa diventare la via d’uscita di Putin dal Cremlino. La seconda è che Patrushev venga retrocesso come l’ex capo delle forze armate ucraino Valerij Zaluzhnyj nominato ambasciatore a Londra. Vorrebbe dire che Putin ha allontanato l’unico uomo che non solo riusciva a dirgli di “no”, ma che teneva il filo con gli Stati Uniti scongiurando un’escalation nucleare. Sarebbe il segno di una pericolosa deriva napoleonica del leader del Cremlino. Sempre più solo al comando.

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