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Chi è l’economista Belousov, nuovo ministro della Difesa al posto di Shojgu

Crede nel keynesismo militare. La sua nomina sancisce la transizione del Paese in un’economia di guerra e segnala che il Cremlino si prepara a un conflitto di lunga durata in Ucraina. Dubbi sul futuro di Gerasimov
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La nomina di un funzionario civile a capo della Difesa non è nuova. Nessun ministro della Difesa sotto Vladimir Putin, del resto, è mai stato un militare. Lo stesso Sergej Shojgu guadagnò le sue stellette come capo della Protezione civile. Ma Andrej Belousov è il primo ministro della Difesa a non aver mai prestato servizio né nell’esercito né in nessuna forza dell’ordine e ad avere una formazione prettamente economica. La sua nomina sancisce la compiuta transizione della Russia in un’economia di guerra e segnala che il Cremlino si sta preparando a un conflitto di lunga durata in Ucraina.

Con un economista che assume la guida del ministero della Difesa e il vecchio ministro, Sergej Shojgu, che assume un ruolo polit…

La nomina di un funzionario civile a capo della Difesa non è nuova. Nessun ministro della Difesa sotto Vladimir Putin, del resto, è mai stato un militare. Lo stesso Sergej Shojgu guadagnò le sue stellette come capo della Protezione civile. Ma Andrej Belousov è il primo ministro della Difesa a non aver mai prestato servizio né nell’esercito né in nessuna forza dell’ordine e ad avere una formazione prettamente economica. La sua nomina sancisce la compiuta transizione della Russia in un’economia di guerra e segnala che il Cremlino si sta preparando a un conflitto di lunga durata in Ucraina.

Con un economista che assume la guida del ministero della Difesa e il vecchio ministro, Sergej Shojgu, che assume un ruolo politico e consultivo, a capo del Consiglio di Sicurezza, “i tecnocrati sono in ascesa”, osserva l’analista Mark Galeotti, direttore della società di consulenza Mayak Intelligence con sede a Londra. “L’obiettivo però non è la pace, ma una guerra più efficiente”.

La carriera accademica

Belousov l’economia ce l’ha nel sangue. Gli amici lo chiamano “Remich”, abbreviazione del suo patronimico Removich. Suo padre era il rinomato economista Rem (acronimo di Rivoluzione, Engels e Marx) che contribuì alla cosiddetta “riforma Kosygin”, la riforma economica sovietica del 1965, e da lui ha ereditato l’idea di una simbiosi tra Stato e mercato.

Classe 1959, laureato in Economia all’Università Statale di Mosca, prima di entrare nel governo, Belousov jr. lavora nel mondo accademico: negli Anni ’90 presso l’Istituto di previsione economica nazionale dell’Accademia delle scienze e negli Anni 2000 nel Centro per l’analisi macroeconomica e le previsioni a breve termine.

Il debutto in politica

Nel 2006 German Gref (oggi a capo di Sberbank) lo nomina suo vice al ministero dell’Economia. È il suo debutto nel governo. Nel 2008, durante la sua breve parentesi di premier, Putin lo vuole a capo del dicastero. A quel tempo Belousov aveva guadagnato notorietà per aver previsto tre anni prima la crisi economica del 2008.

Ben presto Belousov si guadagna la fama di “uomo di Putin”. Il presidente russo lo nomina suo consigliere economico dopo il suo ritorno al Cremlino nel 2012 e poi primo vicepremier responsabile della politica economica quando si insedia per un quarto mandato nel 2018. Belousov si distingue come l’unico economista a sostenere l’annessione della Crimea, ritenendone trascurabili le ripercussioni.

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“Uno statista circondato da nemici”, così fonti di governo parlando con il sito economico The Bell lo definivano già sei anni fa. Una nomea che Belousov ha ripetutamente confermato. Da fervente sostenitore del forte ruolo dello Stato nell’economia e dell’aumento della spesa pubblica per stimolare la crescita, per aver qualcosa da spendere non ha avuto remore a sequestrare i profitti in eccesso dalle grandi aziende produttrici di materie prime o a ottenere un aumento molto controverso dell’Iva dal 18% al 20%.

Con l’inizio del conflitto in Ucraina, le pretese non sono che aumentate. Un anno fa, ad esempio, ha ottenuto dalle grandi aziende un contributo una tantum al bilancio per un importo di 300 miliardi di rubli a scapito dei profitti in eccesso del 2022. Insieme alla governatrice della Banca centrale Elvira Nabiullina e al ministro delle Finanze Anton Siluanov, le sue politiche monetarie e fiscali da falco aiutano la Russia a resistere alle sanzioni occidentali.

Un’altra sua ossessione è la sovranità tecnologica della Russia, l’idea che il Paese impari a produrre chip, macchine ad alta precisione, aeroplani, droni, attrezzature mediche e software. Perciò, anche se non supervisiona direttamente il complesso militare industriale, è lui il promotore di un progetto nazionale per lo sviluppo della produzione di droni, per il quale il governo ha distribuisce prestiti agevolati e adottato regolamenti speciali.

L’economista alla Difesa

Il suo mandato alla Difesa è chiaro: monitorare le spese del crescente bilancio militare che, col conflitto in Ucraina, sono cresciute dal 3% al 6,7% del Pil e, secondo le stime, insieme alle spese per la sicurezza nazionale, supereranno l’8% entro la fine dell’anno. A detta dei suoi ex collaboratori, nessuno meglio di lui può ripulire la Difesa da corruzione e clientelismo dopo l’arresto del viceministro Timur Ivanov. “Belousov è integro al 100 per cento”, dicono, oltre che tra i funzionari più devoti alla Chiesa.

“La priorità di Putin è la guerra e la guerra di logoramento è vinta dall’economia. La nomina di Belousov dimostra che le spese militari non diminuiranno”, commenta Aleksandra Prokopenko, ricercatrice presso il Carnegie Center. “Belousov è un sostenitore del keynesismo militare. Crede nel ruolo determinante dello Stato nell’economia: prima lo Stato, poi l’economia”.

Per l’ex diplomatico russo Aleksandr Baunov, con Belousov alla Difesa, “Putin si prepara a vincere la guerra nelle fabbriche del complesso militare-industriale e nei mercati internazionali. Ha una sua logica: il blocco economico in questa guerra si è mostrato più efficace di quello militare. La strategia vincente in questo caso non starà nelle mobilitazioni e nelle avanzate, ma in una lenta pressione sull’Ucraina della superiorità schiacciante del complesso militare-industriale russo e dell’economia nel suo insieme che, evidentemente, lavorerà più efficacemente per il fronte e le retrovie”.

I dubbi sul futuro di Gerasimov

Sul campo di battaglia non cambierà molto. Il ministro della Difesa ha un ruolo politico-amministrativo, non militare. Deve mantenere i contatti con le autorità e il complesso militare-industriale, “estorcere” denaro per l’esercito. E “soprattutto in tempo di guerra”, come osserva Galeotti, “è essenzialmente un amministratore finanziario che deve garantire che le forze armate abbiano tutto quello di cui hanno bisogno. In questo contesto, Belousov è una scelta inaspettata, ma logica”.

È il capo di Stato maggiore delle forze armate il vero responsabile dello sviluppo di strategie e tattiche, della pianificazione di operazioni ed esercitazioni militari. E riferisce direttamente al comandante in capo Vladimir Putin. Il fatto che il Cremlino abbia confermato il generale Valerij Gerasimov, che è anche il capo dell’Operazione militare speciale in Ucraina, è un segnale di continuità. Ma molti analisti si chiedono quanto durerà.

Un nuovo ministro di solito porta con sé il proprio capo di Stato maggiore. Questa, commenta Galeotti, potrebbe essere una brutta notizia per l’Ucraina, “perché dietro le quinte ci sono una serie di potenziali candidati che probabilmente farebbero un lavoro migliore, come il colonnello generale Mikhail Teplinskij, comandante delle forze aviotrasportate, o anche lo stesso “generale Armageddon”, Sergej Surovikin, caduto in disgrazia a causa del suo implicito sostegno all’ammutinamento dello scorso anno di Evgenij Prigozhin e dei suoi mercenari Wagner”. Molti “blogger Z”, i blogger militari russi, ora auspicano un suo ritorno sul campo di battaglia.

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