La “cancel culture” secondo Cambridge: messa al bando la parola “anglossassone”. “Ricorda i suprematisti bianchi”
di Enrico FranceschiniLONDRA – L’università di Cambridge mette al bando la parola “anglosassone” perché negli Stati Uniti è diventata un simbolo del suprematismo bianco razzista. La decisione provoca critiche da parte di uno storico che la giudica una ridicola concessione alle norme del politicamente corretto e viene attaccata dalla stampa britannica di destra. È l’ennesima polemica legata alla cosiddetta “cancel culture”, ovvero alla cancellazione e colpevolizzazione di termini, fatti o personaggi del passato, considerati offensivi e discriminanti nei confronti delle minoranze e dei diritti umani in base al punto di vista contemporaneo.
A scatenarla è stato l’annuncio da parte della Cambridge University Press, casa editrice della prestigiosa università, che una delle sue pubblicazioni accademiche, la rivista Anglo-Saxon England (L’Inghilterra anglosassone), cambierà nome: d’ora in poi si chiamerà Early Medieval England and its Neighbours (L’Inghilterra altomedievale e i suoi vicini). L’esigenza di modifi…
LONDRA – L’università di Cambridge mette al bando la parola “anglosassone” perché negli Stati Uniti è diventata un simbolo del suprematismo bianco razzista. La decisione provoca critiche da parte di uno storico che la giudica una ridicola concessione alle norme del politicamente corretto e viene attaccata dalla stampa britannica di destra. È l’ennesima polemica legata alla cosiddetta “cancel culture”, ovvero alla cancellazione e colpevolizzazione di termini, fatti o personaggi del passato, considerati offensivi e discriminanti nei confronti delle minoranze e dei diritti umani in base al punto di vista contemporaneo.
A scatenarla è stato l’annuncio da parte della Cambridge University Press, casa editrice della prestigiosa università, che una delle sue pubblicazioni accademiche, la rivista Anglo-Saxon England (L’Inghilterra anglosassone), cambierà nome: d’ora in poi si chiamerà Early Medieval England and its Neighbours (L’Inghilterra altomedievale e i suoi vicini). L’esigenza di modificare il nome del giornale, che esiste dal 1970, riflette “la natura in rapida evoluzione degli studi internazionali e interdisciplinari in questo campo”, afferma la casa editrice, dicendosi “lieta” del provvedimento.
Non altrettanto lieto è lo storico Dominick Sandbrook, docente di storia americana a Oxford, autore di numerosi libri e di programmi culturali radiotelevisivi per la Bbc. “Avete cambiato nome alla rivista perché siete totalmente ridicoli e non avete il coraggio di dire di no a un pugno di americani pazzi”, ha dichiarato al Daily Telegraph, un riferimento ai suprematisti degli Usa che si sono appropriati del termine per descrivere i bianchi di origine britanniche nei propri proclami per la difesa della razza.
Storicamente, la parola “anglosassone” si riferisce agli abitanti di origine tedesca nell’Inghilterra dal quinto secolo dopo Cristo fino alla conquista normanna dell’isola avvenuta a partire dal 1066. Più in generale, nel linguaggio comune odierno, molti la usano per descrivere le persone di lingua e cultura inglese. La decisione di cambiare nome alla rivista fa parte di un più ampio sforzo della Cambridge University, così come di altre università e istituzioni culturali britanniche, per decolonizzare studi, ricerche e monumenti. Nel 2020 Cambridge ha formato un gruppo di lavoro che lo scorso anno ha introdotto un sistema per identificare testi che i lettori possono ritenere offensivi. Un mese fa l’università ha creato una task force per esaminare animali con “connessioni al passato imperiale” nella sua facoltà di zoologia, suscitando ironici commenti, in particolare nei quotidiani conservatori, con accuse di voler “decolonizzare il dodo”, un volatile estinto delle isole Mauritius, “e le tigri indiane”.
Ma in materia c’è ampio dibattito: non tutti la pensano allo stesso modo. L’università di Cambridge non è la sola a chiedersi se, nel mondo di oggi, un termine come “anglosassone” può promuovere un’ideologia razzista. Nel 2019 l’International Society of Anglo-Saxonist, l’associazione degli studiosi in questo campo, approvò con una votazione il cambiamento del proprio nome in International Society for the Study of Early Medieval England, “in riconoscimento delle connotazioni problematiche” della parola anglosassone.