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La scoperta del politecnico di Zurigo: un gel anti-sbornia per ridurre degli effetti dell’alcool sull’organismo

Testato per ora sui topi potrebbe funzionare anche per gli umani. “Prevediamo sia l’uso ricreativo/profilattico che quello terapeutico”, spiega a Repubblica l’italiano responsabile della ricerca, Raffaele Mezzenga
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Se dovesse funzionare anche sugli umani, come è già successo con i topi da laboratorio, un ritrovato messo a punto dal Politecnico di Zurigo, potremmo lasciarci alle spalle, forse per sempre, la categoria degli ubriaconi o degli alcolisti che dir si voglia. Stiamo parlando di un gel, realizzato dall’Istituto di scienza dell’alimentazione del prestigioso ateneo elvetico, diretto da un ricercatore italiano, il professor Raffaele Mezzenga, laureatosi all’università di Perugia.

Intervistato dall’agenzia di stampa svizzera Keystone-Ats, dopo che i risultati del suo studio sono stati pubblicati dalla prestigiosa rivista britannica Nature, Mezzenga ha dichiarato, tra l’altro, che “la nostra tecnologia potrebbe offrire una soluzione innovativa nella lotta contro il problema globale dell'abuso di alcol”. Un problema, o meglio una piaga, che ogni anno, nel mondo, provoca 3 milioni di morti. L’esperto ha ricordato, poi, cosa comporta, per l’organismo, l’ingestione di alcol. Quest’ultimo passa d…

Se dovesse funzionare anche sugli umani, come è già successo con i topi da laboratorio, un ritrovato messo a punto dal Politecnico di Zurigo, potremmo lasciarci alle spalle, forse per sempre, la categoria degli ubriaconi o degli alcolisti che dir si voglia. Stiamo parlando di un gel, realizzato dall’Istituto di scienza dell’alimentazione del prestigioso ateneo elvetico, diretto da un ricercatore italiano, il professor Raffaele Mezzenga, laureatosi all’università di Perugia.

Intervistato dall’agenzia di stampa svizzera Keystone-Ats, dopo che i risultati del suo studio sono stati pubblicati dalla prestigiosa rivista britannica Nature, Mezzenga ha dichiarato, tra l’altro, che “la nostra tecnologia potrebbe offrire una soluzione innovativa nella lotta contro il problema globale dell'abuso di alcol”. Un problema, o meglio una piaga, che ogni anno, nel mondo, provoca 3 milioni di morti. L’esperto ha ricordato, poi, cosa comporta, per l’organismo, l’ingestione di alcol. Quest’ultimo passa dallo stomaco all'intestino, dove viene assorbito nel flusso sanguigno e quindi trasportato al fegato. Lì la maggior parte dell'alcol viene scomposta grazie ad enzimi in varie sostanze, in particolare nella cosiddetta acetaldeide che poi viene trasformata in acido acetico. È proprio la sostanza intermedia a essere tossica e a danneggiare il fegato”.

Il gel, realizzato dall’Istituto di scienza dell’alimentazione del Politecnico di Zurigo, dovrebbe interrompere questi passaggi, convertendo “l'alcol in acido acetico senza produrre acetaldeide”, dice ancora il ricercatore italiano. Aggiungendo che “ciò significa che se viene assunto prima o durante il consumo di alcol, lo converte prima che entri nel flusso sanguigno”. Si è detto che, per il momento, il gel è stato sperimentato sui topi da laboratorio, con risultati confortanti. “Abbiamo dimostrato - rileva il professor Mezzenga – che l'uso del nostro gel, in combinazione con l'alcol dà ai topi un comportamento simile a quello dei topi sobri: sono più vigili e attenti”.

Insomma, se non di fronte all’elisir di lunga vita, sembra siamo in procinto di poterci permettere un elisir di lunga sbornia. È così? “Non esattamente e proprio per questo prevediamo sia l’uso ricreativo/profilattico che quello terapeutico”, dichiara a Repubblica Raffaele Mezzenga. “Il primo- continua – è per l’uso sociale di alcol senza subirne le conseguenze, rimanendo in uno stato di sobrietà, il secondo si indirizza a persone con problemi cronici di alcolismo, per migliorarne la salute”. Senta, professore, l’abuso di alcol è, innanzitutto, un problema sociale, una dipendenza sin qui affrontata, il più delle volte, da psichiatri e psicologi. Lei pensa di poterlo cancellare, quantomeno di attenuarlo, con un gel? “Le rispondo consapevole che si tratta di un problema globale che deve essere combattuto con tutti i mezzi possibili. La nostra tecnologia può fornire un’arma preziosa in più in questa difficile battaglia”. A quando il passaggio dai topi all’uomo? “I tempi esatti non sono ancora chiari e dipenderanno da una serie di fattori, tra cui l’autorizzazione etica e il sostegno finanziario degli studi clinici”.

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