Il New York Times rivela il report degli 007 israeliani: “Hamas come la Stasi, spiava i palestinesi. A capo della rete c’era Sinwar”
di Enrico FranceschiniLONDRA – I fondamentalisti islamici di Hamas avevano creato a Gaza una rete di spie per tenere sotto controllo la popolazione palestinese: attraverso i propri informatori, il movimento jihadista che dal 2006 a oggi ha governato la Striscia aveva schedato oppositori interni, giornalisti e civili di ogni tipo, raccogliendo dati perfino sui messaggi postati sui social e sulle relazioni sentimentali. Lo affermano fonti dell’intelligence israeliana, raccolte dal New York Times.
A capo di questa colossale operazione di spionaggio della propria gente ci sarebbe Yahya Sinwar, il capo dell’ala militare di Hamas, responsabile dell’aggressione del 7 ottobre scorso nel sud di Israele. Apparentemente sotto il suo diretto comando, il gruppo islamista ha creato una forza di polizia segreta a Gaza specificatamente designata per la sorveglianza della popolazione, scrive il quotidiano americano, che ha potuto verificare un gran numero di documenti su tale attività, rivenuti dalle forze israeliane …
LONDRA – I fondamentalisti islamici di Hamas avevano creato a Gaza una rete di spie per tenere sotto controllo la popolazione palestinese: attraverso i propri informatori, il movimento jihadista che dal 2006 a oggi ha governato la Striscia aveva schedato oppositori interni, giornalisti e civili di ogni tipo, raccogliendo dati perfino sui messaggi postati sui social e sulle relazioni sentimentali. Lo affermano fonti dell’intelligence israeliana, raccolte dal New York Times.
A capo di questa colossale operazione di spionaggio della propria gente ci sarebbe Yahya Sinwar, il capo dell’ala militare di Hamas, responsabile dell’aggressione del 7 ottobre scorso nel sud di Israele. Apparentemente sotto il suo diretto comando, il gruppo islamista ha creato una forza di polizia segreta a Gaza specificatamente designata per la sorveglianza della popolazione, scrive il quotidiano americano, che ha potuto verificare un gran numero di documenti su tale attività, rivenuti dalle forze israeliane nei sette mesi di guerra nella Striscia, e ne ha poi autonomamente verificato la veridicità attraverso proprie fonti.
Chiunque criticava il governo di Hamas veniva spiato e schedato dall’unità nota come Servizio di Sicurezza Generale. Alcuni venivano messi sotto sorveglianza per avere partecipato a una manifestazione critica nei confronti di Hamas o per qualche segno di protesta. Altri erano spiati per scoprire se avessero rapporti extraconiugali, in modo da ricattarli o accusarli di reati contrari alla morale islamica.
Il dossier visionato dal New York Times, afferma l’autorevole quotidiano, dimostra che i leader di Hamas, a dispetto delle affermazioni di rappresentare il popolo palestinese, non tolleravano il minimo dissenso e avevano organizzato un estensivo controllo della popolazione. Le schedature di almeno 10 mila persone sono state trovate dall’intelligence israeliana e fornite al quotidiano newyorchese.
L’unità di sorveglianza costava 120 mila dollari al mese ed era composta da 856 agenti. Di questi, 160 venivano pagati per diffondere propaganda e lanciare attacchi online sia a Gaza che all’estero. “Siamo schiacciati fra i bombardamenti israeliani e il gangsterismo delle nostre autorità”, dice in un’intervista telefonica al New York Times uno dei palestinesi schedati, Ehab Fasfous, un giornalista indipendente che lavorava nella Striscia, “se non sei con Hamas, vieni considerato un ateo, un infedele, un peccatore”.
Michael Milshtein, un ex-ufficiale dell’intelligence israeliana, commenta che, perlomeno fino all’inizio del conflitto in corso, il Servizio di Sicurezza Generale palestinese era “come la Stasi, la polizia segreta nella Germania Orientale comunista, l’occhio sempre acceso del regime sulle strade di Gaza”.