Diversi veterani ucraini si sono infuriati per l’assenza di fortificazioni nella regione di Kharkiv. Da quattro giorni i russi continuano a conquistare terreno, senza incontrare trincee o campi minati: mandano avanti squadre di fanteria, con pochi mezzi corazzati, che occupano un villaggio dietro l’altro. “La prima linea semplicemente non esisteva – ha scritto su Facebook Denys Yaroslavsky, capo di un’unità di ricognitori mandata a chiudere le falle -. Il nemico è entrato liberamente nella “zona grigia”, che in realtà non era tale perché non c’è stata opposizione”.
Alcuni reparti hanno subito abbandonato le postazioni a ridosso del confine: erano truppe di seconda scelta, che non potevano opporsi alle squadre d’assalto. Ma i segnali dell’imminente offensiva erano stati colti da settimane, senza che venissero presi provvedimenti. Le ragioni di questa debacle non sono chiare: l’inefficienza degli amministratori civili e militari – il comandante è stato sostituito ieri -; l’assenza di fondi e di operai per i cantieri dei bunker; la carenza di soldati che affligge l’intero esercito di Kiev.
Quest’ultimo oggi è il problema chiave. Lo sottolinea al New York Times il generale Kyrylo Budanov, responsabile del servizio segreto militare e artefice dei colpi più temerari messi a segno dagli ucraini: “Tutte le nostre forze sono schierate a Kharkiv o a Chasiv Yar (il caposaldo assediato nel Donbass, ndr). Ho usato tutto quello che abbiamo. Purtroppo, non ci sono altre riserve”. Budanov non è abituato a perdersi d’animo, ma le sue parole trasmettono il momento drammatico dell’armata ucraina, che deve fronteggiare il rullo compressore di Mosca lungo quasi 800 chilometri: senza altre brigate per i rinforzi, sembra inevitabile che ci sia un cedimento. “Al momento il nostro compito – ha chiarito Budanov - è stabilizzare il fronte e poi cominciare a respingerli. L’intervento delle nostre riserve in parte ha rovinato i loro piani”.
Nel settore di Kharkiv i russi intanto ogni giorno piantano la bandiera in nuovi villaggi. Attualmente ci sono due direzioni principali d’attacco. Una punta su Vovchansk, dove le notizie sono contrastanti: le avanguardie sarebbero già entrate nella periferia, dimostrando anche in questo caso l’assenza di qualsiasi appostamento. “Ci sono bombardamenti senza sosta – ha dichiarato il tenente Yaroslavsky -. Ogni tre minuti i loro caccia sganciano cinque ordigni, alcune volte arrivano a sette”. “È un vero inferno”, ha spiegato Tetyana Polyakova, tra gli ultimi abitanti evacuati dalla cittadina.
L’altra colonna sembra volere aggirare Liptsy, punto terminale di una serie di colline che formano un baluardo naturale. Da lì, la metropoli dista poco più di venti chilometri e per questo il comando di Kiev ha gettato nella mischia battaglioni prelevati da diverse brigate scelte. Ci sono anche volontari della Terza Brigata, una delle unità nate dalla Azov, che si stanno scontrando con gruppi di incursori ceceni: una replica della battaglia di Mariupol della primavera 2022.
“Il nemico attualmente sta raggiungendo un successo tattico”, ha ammesso il quartiere generale ucraino. Il timore è che il grosso dei reparti di Mosca debbano ancora entrare in campo. Ieri c’è stato un altro assalto più a Nord, occupando il villaggio di Hoptivka, ma non si capisce se proseguirà in avanti. I russi fanno di tutto per nascondere i loro obiettivi reali, in modo da obbligare gli avversari a sparpagliare le forze. Il generale Budanov è convinto che ci sarà un’altra operazione in grande stile: un assalto contro Sumy, grande città a trenta chilometri dalla frontiera. Lì i raid dei Sukhoi e i lanci di missili balistici sono aumentati nelle scorse ore.
Informazioni discordanti arrivano pure dagli altri campi di battaglia. Una nuova crisi potrebbe aprirsi a Kupiansk, una cerniera strategica tra la regione di Kharkiv e la repubblica secessionista di Lugansk: i russi la bersagliano da mesi, ma adesso molti dei difensori sarebbero stati trasferiti verso il nuovo fronte. Ancora più a Sud non si fermano i combattimenti a Chasiv Yar, la cittadina sulla collina di fronte a Bakhmut: è l’ultimo ostacolo prima di una pianura. Se dovesse cadere, l’esercito di Mosca potrebbe occupare una fetta consistente della repubblica di Donetsk. Perché, nonostante la violenza degli scontri a Kharkiv continui a crescere, molti analisti continuano a credere che il vero bersaglio di Putin sia proprio quello di prendere completamente il controllo del Donbass.