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Sanzioni secondarie e rapporti con l’Occidente: il delicato ritorno di Putin in Cina

(afp)
Il presidente russo sarà a Pechino il 16 e 17 maggio per la seconda visita in sette mesi in cerca di supporto nella guerra contro l’Ucraina. A Xi il compito di non allontanare l’Europa, partner commerciale chiave
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PECHINO - Finito il mini tour europeo, Xi Jinping è pronto ad accogliere per la seconda volta in sette mesi l’amico Vladimir Putin. Che ricambia gli onori del leader cinese dello scorso anno (quando si recò a Mosca dopo aver ottenuto il terzo mandato) e, ad appena una settimana dal suo insediamento, sceglie la Cina come meta del suo primo viaggio all’estero. Giovedì e venerdì il leader del Cremlino sarà a Pechino e a Harbin, capoluogo della provincia dello Heilongjiang dove si apre l’ottava edizione dell’Expo Cina-Russia.

Xi e Putin, fanno sapere Pechino e Mosca, “scambieranno opinioni sulla cooperazione in vari settori, discuteranno questioni del partenariato globale e della cooperazione strategica, identificheranno le aree chiave per l'ulteriore sviluppo e si scambieranno opinioni sulle questioni internazionali e regionali più urgenti”. Dopo l'incontro i due firmeranno una dichiarazione congiunta. Quest’anno si festeggiano i 75 anni di legami diplomatici. Putin vedrà anche il p…

PECHINO - Finito il mini tour europeo, Xi Jinping è pronto ad accogliere per la seconda volta in sette mesi l’amico Vladimir Putin. Che ricambia gli onori del leader cinese dello scorso anno (quando si recò a Mosca dopo aver ottenuto il terzo mandato) e, ad appena una settimana dal suo insediamento, sceglie la Cina come meta del suo primo viaggio all’estero. Giovedì e venerdì il leader del Cremlino sarà a Pechino e a Harbin, capoluogo della provincia dello Heilongjiang dove si apre l’ottava edizione dell’Expo Cina-Russia.

Xi e Putin, fanno sapere Pechino e Mosca, “scambieranno opinioni sulla cooperazione in vari settori, discuteranno questioni del partenariato globale e della cooperazione strategica, identificheranno le aree chiave per l'ulteriore sviluppo e si scambieranno opinioni sulle questioni internazionali e regionali più urgenti”. Dopo l'incontro i due firmeranno una dichiarazione congiunta. Quest’anno si festeggiano i 75 anni di legami diplomatici. Putin vedrà anche il premier Li Qiang.

Il leader russo sa bene che Pechino è determinata a sostenere Mosca e a presentare così un fronte unito di fronte a quella che denuncia come egemonia americana. Come sottolinea Aleksandra Prokopenko, ricercatrice del Carnegie Russia Eurasia Center, “è interessante notare che, durante il rimpasto di governo di domenica, i funzionari chiave per le relazioni sino-russe sono rimasti al loro posto e che anche il nuovo ministro della Difesa, Andrej Belousov, è un economista con profondi legami con la leadership cinese”. Sarà dunque l’ennesimo show pubblico di unità e forza. Ma ci sono vari nodi e difficoltà da sciogliere. L'amicizia "senza limiti" (che di limiti invece ne ha) verrà ulteriormente messa alla prova.

Punto centrale delle discussioni sarà come scongiurare sanzioni secondarie. Per Putin è fondamentale che la Cina continui a costituire un’ancora di salvezza economica. Ma Pechino deve stare molto attenta a non alienarsi troppo l’Europa e gli Stati Uniti, che restano di gran lunga molto più importanti commercialmente. Xi come al solito cammina su un filo sottilissimo, in bilico: tenere Mosca come partner strategico e mantenere solide relazioni con l'Occidente soprattutto per ragioni economiche visto che le esportazioni cinesi devono rivitalizzare la fiacca economia del Dragone.

Dall’invasione dell’Ucraina Pechino è diventata il più grande mercato per il petrolio e il gas russi, nonché una fonte di importazioni di beni di consumo e di componenti necessarie all’equipaggiamento bellico, ma l’Occidente sta cercando di interrompere questo canale con la minaccia di sanzioni secondarie. Minacce che hanno già avuto l’effetto di diminuire le esportazioni cinesi verso Mosca. E anche le banche cinesi sono diventate più caute. A marzo circa l'80% dei pagamenti tra Cina e Russia è stato sospeso a causa delle sanzioni occidentali.

“Questo ha gravemente influenzato le normali relazioni commerciali e rende urgente la necessità di costruire al più presto nuovi canali di pagamento e di risolvere la minaccia di sanzioni sulle istituzioni finanziarie", si legge nel rapporto dell'Istituto Chongyang per gli Studi Finanziari dell'Università Renmin di Pechino.

Washington punta ora anche a intercettare e bloccare le transazioni vietate che al momento sfuggono ai controlli perché coinvolgono banche cinesi molto piccole che conducono transazioni nella valuta nazionale e utilizzano infrastrutture locali. Putin sarà probabilmente accompagnato da esponenti della Banca centrale, del ministero delle Finanze e dai responsabili della de-dollarizzazione del sistema finanziario russo.

Incontrando a Parigi Macron e Von der Leyen, Xi ha promesso che la Cina non venderà armi alla Russia e che controllerà il flusso di beni a doppio uso per le sue forze armate. Ha accontentato Macron dicendosi favorevole ad una tregua olimpica durante i Giochi di Parigi. Non si è spinto molto in là (irrigidendosi, anzi, affermando che la Cina "non è all'origine di questa crisi”) ma dovrà convincere ora Putin a mantenere la promessa almeno su questo simbolico punto, per non perdere la faccia.

La possibile partecipazione a giugno alla conferenza sull’Ucraina in Svizzera del mese prossimo è in forse da parte dei cinesi. Xi ha sempre sostenuto che entrambe le parti (Russia e Ucraina) debbano sedersi al tavolo alla pari ma, come aveva lasciato intendere il cancelliere tedesco Olaf Scholz in visita qui ad aprile, Pechino potrebbe fare le veci dei russi in Svizzera per poi arrivare ad un secondo summit che veda la partecipazione russa. Anche di questo si discuterà. Ma resta da vedere come Xi vorrà usare la sua influenza su Putin per porre fine alla guerra in tempi brevi, sempre che voglia farlo. Potrebbe non sentirne la necessità, commentano alcuni analisti: Xi è convinto di poter continuare a tenere ancora questo difficile equilibrismo, vicino a Mosca ma continuare a fare affari con l’Occidente.

Le priorità di Putin e quelle di Xi in questo momento potrebbero non allinearsi, sostiene Minxin Pei, editorialista di Bloomberg. “Putin deve spingere la Cina a fornire un sostegno militare più consistente. Quello che serve a Xi, invece, è guadagnare tempo. L'economia cinese rimane molto più intrecciata con gli Stati Uniti e l’Europa e almeno per i prossimi anni il Paese dovrà dipendere dalle esportazioni per superare le sue difficoltà economiche. Una guerra di stallo probabilmente serve agli interessi cinesi meglio di qualsiasi altro scenario, perché può distrarre gli Stati Uniti e dare a Xi più tempo per trasformare la Cina in una fortezza economica”.

Tra i temi in agenda ritornerà d’attualità pure il “Forza della Siberia 2”, il mega gasdotto che attraverso la Mongolia dovrebbe portare 50 miliardi di metri cubi di gas russo in Cina all’anno. In tutti gli incontri di questi ultimi mesi, però, Xi ha sempre frenato.

Quella in Cina per Putin potrebbe essere la prima tappa di un tour asiatico che potrebbe portare il presidente russo anche in Vietnam e in Corea del Nord (per ricambiare la visita di Kim Jong-un del settembre dello scorso anno).

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