Così l’Afrikanskij Korpus russo sta prendendo il controllo della Libia per sfidare Europa e Nato: “Haftar dipende totalmente dal Cremlino”
di Leonardo MartinelliTUNISI – I russi, già presenti in Libia dal 2019 con i mercenari di Wagner, al fianco di Khalifa Haftar, il ras di Bengasi, si stanno radicando sempre più negli ultimi tempi in Cirenaica (l’Est) e nel Fezzan (il Sud), le terre del maresciallo. Haftar, nonostante la richiesta esplicita di Giorgia Meloni di prendere le distanze da Mosca (la premier italiana è andata in visita in Libia la scorsa settimana), non può fare a meno della presenza militare russa al suo fianco, necessaria alla propria sopravvivenza. E Vladimir Putin ne sta approfittando, per costituire una piattaforma solida lì in mezzo fra l’Africa subsahariana, suo nuovo terreno di caccia, e la Nato e l’Unione europea, i rivali di sempre, subito al Nord. Da alcuni mesi arrivavano indicazioni su un viavai sospetto di navi russe dalla Siria fino a Tobruk, porto della Cirenaica. Ma ora a confermarlo è un rapporto di All Eyes on Wagner, collettivo di specialisti internazionali, che indaga sui network russi in terra d’Africa.
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TUNISI – I russi, già presenti in Libia dal 2019 con i mercenari di Wagner, al fianco di Khalifa Haftar, il ras di Bengasi, si stanno radicando sempre più negli ultimi tempi in Cirenaica (l’Est) e nel Fezzan (il Sud), le terre del maresciallo. Haftar, nonostante la richiesta esplicita di Giorgia Meloni di prendere le distanze da Mosca (la premier italiana è andata in visita in Libia la scorsa settimana), non può fare a meno della presenza militare russa al suo fianco, necessaria alla propria sopravvivenza. E Vladimir Putin ne sta approfittando, per costituire una piattaforma solida lì in mezzo fra l’Africa subsahariana, suo nuovo terreno di caccia, e la Nato e l’Unione europea, i rivali di sempre, subito al Nord. Da alcuni mesi arrivavano indicazioni su un viavai sospetto di navi russe dalla Siria fino a Tobruk, porto della Cirenaica. Ma ora a confermarlo è un rapporto di All Eyes on Wagner, collettivo di specialisti internazionali, che indaga sui network russi in terra d’Africa.
“Da tre mesi Mosca trasferisce combattenti verso la Libia”, si legge nel documento, che totalizza ormai a 1800 militari la presenza russa in Libia. Ma è soprattutto il trasferimento di materiale bellico a essere aumentato. “La fornitura di equipaggiamenti e veicoli militari dalla Siria verso la Libia – continua il rapporto - costituisce l’aspetto più visibile di questo radicamento crescente”. All Eyes on Wagner ricorda che due navi (importanti mezzi da sbarco), partite dalla base navale di Tartus, controllata dai russi in Siria, sono arrivate a Tobruk lo scorso 8 aprile. Alcune foto dimostrano che sono stati scaricati veicoli e armi, compresi dei mortai 2S12 Sani e blindati del tipo Btr e Bm. Si tratta della “quinta consegna” di questo tipo nel porto libico nel giro di 45 giorni.
Diverse fonti diplomatiche confermano tutto questo. Una delle novità rispetto al passato è che “la Russia non ha più paura a mostrare il suo attivismo nell’area”, sottolinea Jalel Harchaoui, ricercatore al Royal United Services Institute for Defence and Security Studies. Dopo la morte di Evgenij Prigozin, nell’agosto 2023, e dopo che il ministero della Difesa russo ha ripreso il controllo dell’ex Wagner, ribattezzato Africa Corps, “ si trasportano a Tobruk soldati regolari, che si aggiungono ai mercenari già presenti sul posto”. Mosca si sta dotando di una piattaforma per spingere uomini e materiale militare verso il Sudan, in piena guerra civile, e verso paesi subsahariani come il Niger, il Mali e il Burkina Faso, ormai caduti nell’orbita russa. Sono trasportati via terra a 350 km del golfo di Sirte, nella base di al Jufrah, nodo strategico di queste operazioni.
Ma il colpo all’acceleratore dato negli ultimi mesi “serve anche a rafforzarsi subito al Sud della Nato e dell’Unione europea, rivali di sempre di Mosca: conquistare una presenza stabile sulla costa sud del Mediterraneo è un’ossessione di Putin da più di vent’anni – continua Harchaoui -. Tobruk sta diventando di fatto una base navale russa”. Intanto la Nato e l’Ue assistono impotenti al balletto di navi e consegne, nonostante l’embargo Onu in atto sul commercio di armi verso la Libia dal 2011 (e nonostante l’esistenza di Irini, l’operazione europea nel mare antistante, per verificare che l’embargo sia davvero rispettato).
Quanto ad Haftar, “è in una condizione di completa obbedienza nei confronti dei russi – continua Harchaoui -: ha bisogno di loro per sopravvivere”. E dei loro sistemi di difesa antiaerea Pantsir per difendere il proprio territorio. C’è stato un momento chiave nel rapporto tra Haftar e i russi, il 21 maggio 2020. Lui era in piena offensiva alle porte di Tripoli, ma quel giorno i mercenari di Wagner decisero di abbandonarlo. Per lui iniziò la disfatta. Haftar capì che doveva accettare tutto dai russi, se voleva esistere ancora. Wagner si impossessò già allora di quattro basi militari nelle terre del maresciallo, che sono state conservate anche dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Adesso, dopo la fine di Wagner e la sua “normalizzazione”, si consolida e si rafforza la presenza in Libia. Nonostante questo, Meloni a Bengasi ha chiesto ad Haftar di prendere le distanze da Putin. “Ma anche lei sa benissimo che non potrà farlo – conclude Harchaoui -. Lo ha detto perché qualcuno poi, in Italia o in Europa, non gli rimproverasse di non averglielo chiesto. Tutto qui”.