Rivolte in Nuova Caledonia, Macron dichiara lo stato di emergenza. Il commissario Le Franc: “Rischio di guerra civile”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - Emmanuel Macron annulla una trasferta in Normandia prevista da tempo, rinvia il consiglio dei ministri, e dichiara lo stato di emergenza in Nuova Caledonia: "Ogni violenza è intollerabile e sarà oggetto di una risposta implacabile per garantire il ritorno dell'ordine repubblicano", ha dichiarato il presidente. La rivolta in corso in corso in Nuova Caledonia ormai preoccupa ai più alti vertici dello Stato. Nella seconda notte di violenza si registra un bilancio di due morti e 130 persone arrestate. Caserme dei gendarmi attaccate, case incendiate, negozi saccheggiati, scontri violentissimi con le forze dell'ordine. “La situazione non è grave, è gravissima” sottolinea Louis Le Franc, alto commissario per la Nuova Caledonia. “Andiamo verso una guerra civile”.
La protesta è scoppiata lunedì, nel giorno in cui è arrivata in Parlamento una riforma costituzionale sul sistema elettorale che secondo i pro-indipendentisti nell'arcipelago francese del Pacifico meridionale marginalizza a…
PARIGI - Emmanuel Macron annulla una trasferta in Normandia prevista da tempo, rinvia il consiglio dei ministri, e dichiara lo stato di emergenza in Nuova Caledonia: "Ogni violenza è intollerabile e sarà oggetto di una risposta implacabile per garantire il ritorno dell'ordine repubblicano", ha dichiarato il presidente. La rivolta in corso in corso in Nuova Caledonia ormai preoccupa ai più alti vertici dello Stato. Nella seconda notte di violenza si registra un bilancio di due morti e 130 persone arrestate. Caserme dei gendarmi attaccate, case incendiate, negozi saccheggiati, scontri violentissimi con le forze dell'ordine. “La situazione non è grave, è gravissima” sottolinea Louis Le Franc, alto commissario per la Nuova Caledonia. “Andiamo verso una guerra civile”.
La protesta è scoppiata lunedì, nel giorno in cui è arrivata in Parlamento una riforma costituzionale sul sistema elettorale che secondo i pro-indipendentisti nell'arcipelago francese del Pacifico meridionale marginalizza ancora di più la popolazione indigena dei Kanak. Il disegno di legge, approvato ieri notte, punta ad ampliare l'elettorato per le elezioni provinciali della Nuova Caledonia, una mossa criticata dal movimento pro-indipendenza, in un contesto di forte violenza nell'arcipelago.
Dopo i senatori, i deputati hanno adottato il testo del governo con 351 voti favorevoli e 153 contrari. La riforma avrà ancora bisogno dei tre quinti dei voti dei parlamentari riuniti in Congresso a Versailles, ma Emmanuel Macron ha promesso che non lo convocherà "a ridosso" di questo voto, per dare ai partiti locali un'ultima possibilità di discutere la questione.
Il ministro dell'Interno, Gérald Darmanin, ha già fatto dichiarare il coprifuoco in tutto l'arcipelago. Sul posto ci sono anche le forze speciali del Gign e una mobilitazione di forze dell'ordine senza precedenti. Macron potrebbe decidere nelle prossime ore nuove misure e intanto ha proposto ai leader dei partiti di Nouméa, la capitale, di venire a Parigi per un tavolo di concertazione.
La Nuova Caledonia è da tempo attraversata da tensioni sotto la pressione del movimento per l'indipendenza. Nell'ultimo referendum sulla proposta di secessione dalla Francia i lealisti hanno vinto con un risicato scarto di voti. L'arcipelago lontano 18mila chilometri da Parigi aveva già avuto il suo momento caldo con l'insurrezione a metà anni Ottanta, con gli indipendentisti kanaki furiosi contro il potere centrale della Francia e i suoi sostenitori locali, di origine europea. Ci furono più di 70 morti, il momento più difficile fu il rapimento e la detenzione di ostaggi nella grotta di Ouvéa, nel 1988, dove alla fine furono uccisi 19 militanti kanaki e 6 militari francesi.
Furono allora firmati gli accordi di Matignon, l'inizio della riconciliazione e del percorso di emancipazione del territorio francese, costruito attorno al riequilibrio economico, politico e su una spartizione condivisa del potere fra le due comunità, quella indipendentista dei kanaki e quella filoeuropea dei "caldoches", gli eredi dei primi deportati francesi e dei colonialisti bianchi, che sono i più fedeli alla madrepatria. I successivi accordi di Nouméa, firmati nel 1998, hanno concesso uno statuto unico per la Francia con una graduale autonomia fino all'organizzazione del referendum di autodeterminazione.
La rabbia che è esplosa nelle ultime ore è anche il frutto delle disuguaglianze economiche e sociali che continuano ad aggravarsi. Il 17 per cento della popolazione, la maggior parte kanaki, vive al di sotto della soglia di povertà, il doppio rispetto alla Francia metropolitana. Da tempo, il sospetto a Parigi è che alcune potenze del Pacifico, vedi la Cina, possano strumentalizzare e attizzare le rivendicazioni del movimento pro-indipendenza. Pechino è il principale importatore del nichel, il polmone economico della Nuova Caledonia. L'arcipelago francese è il quinto produttore mondiale di questo minerale.