Israele allarga l’offensiva israeliana su Rafah e torna a colpire nel Nord: “Hamas si è riorganizzata”
dalla nostra inviata Francesca CaferriGERUSALEMME – Un soldato morto a Rafah, il primo nell’offensiva a Sud, dove i tank israeliani sono avanzati a ovest di Salahuddin Road nei quartieri di Brzail e Jneina. Tredici feriti, il numero più alto delle ultime settimane, a Nord. Le notizie con cui aprono i giornali questa mattina raccontano di come l’avanzata dell’esercito israeliano nella Striscia stia procedendo: intensa e su fronti diversi, con un cambio di strategia rispetto alla settimane scorse. La svolta è stata qualche giorno fa, quando Israele, oltre all’inizio dell’offensiva su Gaza, ha deciso di rientrare nelle zone Nord della Striscia che aveva già occupato nei mesi passati, salvo poi ritirarsi.
I campi profughi di Zeitoun e di Beit Hanoun sono due dei punti centrali dei combattimenti: nei giorni scorsi sui giornali diversi “funzionari anonimi” avevano fatto filtrare la certezza che il leader di Hamas a Gaza Yahya Sinwar non si trovasse nei tunnel di Rafah, ma più a Nord: questo spiegherebbe l’offensiva. Insi…
GERUSALEMME – Un soldato morto a Rafah, il primo nell’offensiva a Sud, dove i tank israeliani sono avanzati a ovest di Salahuddin Road nei quartieri di Brzail e Jneina. Tredici feriti, il numero più alto delle ultime settimane, a Nord. Le notizie con cui aprono i giornali questa mattina raccontano di come l’avanzata dell’esercito israeliano nella Striscia stia procedendo: intensa e su fronti diversi, con un cambio di strategia rispetto alla settimane scorse. La svolta è stata qualche giorno fa, quando Israele, oltre all’inizio dell’offensiva su Gaza, ha deciso di rientrare nelle zone Nord della Striscia che aveva già occupato nei mesi passati, salvo poi ritirarsi.
I campi profughi di Zeitoun e di Beit Hanoun sono due dei punti centrali dei combattimenti: nei giorni scorsi sui giornali diversi “funzionari anonimi” avevano fatto filtrare la certezza che il leader di Hamas a Gaza Yahya Sinwar non si trovasse nei tunnel di Rafah, ma più a Nord: questo spiegherebbe l’offensiva. Insieme alla denuncia, reiterata dai comandanti militari nelle loro comunicazioni con la stampa, della riorganizzazione degli uomini di Hamas nelle zone già “ripulite”.
Resta immutata la valutazione dei vertici militari israeliani sulla necessità di controllare il valico che collega la Striscia all’Egitto: ieri sera il portavoce militare Daniel Hagari ha spiegato che cento combattenti sono stati uccisi e diversi tunnel distrutti nella prima settimana di combattimenti nell’area. I cooperanti internazionali che si trovano nella zona raccontano di un’offensiva che aumenta di intensità giorno dopo giorno, allargandosi a aree della città che non erano state toccate all’inizio.
L'ospedale europeo, nella città di Khan Younis, non lontana da Rafah sarebbe da oggi fuori servizio dopo che i generatori di elettricità hanno smesso di funzionare a causa dell'esaurimento del carburante, riferiscono fonti mediche citate dall'agenzia di stampa palestinese Wafa. A testimonianza del mutato scenario militare, i bombardamenti che ieri si sentivano e si vedevano lungo il confine tra Israele e la Striscia e che andavano a colpire le zone del Nord e del centro dell’area. Intensi come lo erano a dicembre, non certo a gennaio e neanche a marzo.
Di questo discuterà nel fine settimana il consigliere per la Sicurezza americano Jack Sullivan quando arriverà qui e in Arabia Saudita: la situazione a Rafah, dove i rapporti con l’Egitto sono sempre più tesi, con un braccio di ferro su chi e quando dovrà garantire la sicurezza del valico e far passare gli aiuti. E quella degli ostaggi: i colloqui restano a un punto morto, con nessuna convocazione ufficiale per le delegazioni in vista e lo stesso Egitto che minaccia il passo indietro.
In tutto ciò, Israele deve affrontare anche la situazione sul fronte Nord, dove decine di migliaia di persone sono sfollate e non vedono soluzione all’orizzonte: lunedì un civile è morto colpito da un missile di Hezbollah non lontano dal confine. L’Idf ha risposto colpendo di nuovo dentro il Libano, ben oltre la zona di confine: a Tiro è stata fatta esplodere una macchina che trasportava un comandante militare di Hezbollah. L’uomo e il suo autista sono morti sul colpo.