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Crimine d’odio in Argentina, bruciate vive nel sonno perché lesbiche

(afp)
Il responsabile dell’attacco nel quale hanno perso la vita tre donne ha tentato il suicidio prima di essere arrestato. Il governo Milei condanna in modo generico la violenza ma non il gesto commesso contro esponenti della comunità Lgbt
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Sono le 6 del mattino di lunedì scorso e nel quartiere di Barracas, a Buenos Aires, fa ancora buio. Un uomo esce dalla sua stanza, ha in mano una bottiglia piena di benzina. Accende lo stoppino piazzato al posto del tappo. Apre la porta della stanza vicina e la scaglia all’interno. Le fiamme avvolgono subito letti, sedie, il piccolo tavolo, le suppellettili. All’interno dormono quattro donne, tra i 42 e i 52 anni, che qui avevano trovato riparo dopo essere state minacciate perché lesbiche.

Moriranno in tre arse vive dal rogo che le ha sorprese probabilmente nel sonno. Solo una si è salvata. Pamela Cobbas, 52 anni, è deceduta poche ore dopo l’attentato; Mercedes Roxana Figueroa, coetanea, ha resistito per due giorni tra atroci sofferenze. Aveva ustioni sul 90 per cento del corpo. Per una settimana ha lottato tra la vita e la morte anche Andrea Amarante, 42 anni. Poi ha ceduto alle ustioni che le devastavano il corpo. L’unica sopravvissuta è Sofia Castro Riglos, 49 anni. Resta ricoverat…

Sono le 6 del mattino di lunedì scorso e nel quartiere di Barracas, a Buenos Aires, fa ancora buio. Un uomo esce dalla sua stanza, ha in mano una bottiglia piena di benzina. Accende lo stoppino piazzato al posto del tappo. Apre la porta della stanza vicina e la scaglia all’interno. Le fiamme avvolgono subito letti, sedie, il piccolo tavolo, le suppellettili. All’interno dormono quattro donne, tra i 42 e i 52 anni, che qui avevano trovato riparo dopo essere state minacciate perché lesbiche.

Moriranno in tre arse vive dal rogo che le ha sorprese probabilmente nel sonno. Solo una si è salvata. Pamela Cobbas, 52 anni, è deceduta poche ore dopo l’attentato; Mercedes Roxana Figueroa, coetanea, ha resistito per due giorni tra atroci sofferenze. Aveva ustioni sul 90 per cento del corpo. Per una settimana ha lottato tra la vita e la morte anche Andrea Amarante, 42 anni. Poi ha ceduto alle ustioni che le devastavano il corpo. L’unica sopravvissuta è Sofia Castro Riglos, 49 anni. Resta ricoverata in ospedale ma è fuori pericolo.

È stata lei a raccontare cosa fosse successo e chi fosse il killer. Lo hanno bloccato poche ore dopo aver spento l’incendio che si è propagato all’intero alberghetto costringendo 20 ospiti a evacuare. L’uomo del rogo si chiama Justo Fernando Barrientos, ha 67 anni e anche lui viveva nello stesso stabile. Occupava la stanza vicina. Si è barricato in un luogo lontano dalle fiamme e ha tentato il suicidio con una sega. Non ci è riuscito. Si è procurato qualche taglio anche profondo al collo ma non è andato fino in fondo. Lo hanno ricoverato in ospedale, curato, ma poi è stato fermato perché fortemente sospettato di aver appiccato l’incendio. Non ha aperto bocca, il giudice lo deve ancora interrogare. La polizia cerca di capire se abbia problemi mentali o sia animato solo da odio nei confronti di chi ha diverse tendenze sessuali. E le rivendica. Come le quattro donne.

Le tre vittime hanno riscosso subito una solidarietà spontanea della gente. Almeno duecento persone sono scese in piazza e si sono radunate davanti a Plaza Colombia nella stessa Barracas. Con candele in mano, lanciando slogan di protesta hanno esortato il resto del quartiere a unirsi a questa marcia che si è infoltita nel giro di qualche ora. “Signore, signora”, cantavano, “non siate indifferenti. Uccidono le lesbiche in faccia alla gente”. Un membro del collettivo dell’Assemblea lesbica di Barracas ha letto un comunicato nel quale denuncia l’intenzionalità del gesto. “Le hanno bruciate perché erano lesbiche. Donne che avevano trovato un rifugio per sfuggire al clima di odio e di discriminazione che cresce nel Paese”. Ha raccontato anche le dure condizioni in cui erano costrette a vivere: ammassate in una stanzetta, con un affitto di 50 dollari al giorno. Esorbitante per chi, come la metà della popolazione, fatica a mangiare una volta al giorno.

L’atroce omicidio di queste tre donne ha destato enorme scalpore in tutto il Paese. Ci sono state parole di sdegno da parte di Amnesty International che ricorda come i crimini commessi contro gay, lesbiche, bisessuali, trans e intersessuali “sono crimini classificati come crimini d’odio”. Ha esortato la magistratura ad avviare un’indagine seria e approfondita e il governo a garantire protezione a chiunque faccia riferimento alla vasta comunità Lgbt. “Hanno il diritto a vivere liberamente la propria identità e libertà sessuale senza essere vittime di violenza e astenersi dal promuovere discorsi che incitano all’odio”. Condanna da parte dell’ex presidente Alberto Fernández: "Una tale atrocità non può essere messa a tacere“.

Anche il governo di Javier Milei ha tenuto a ribadire che ogni atto di violenza è ugualmente riprovevole. Ma il portavoce Manuel Adorni si è detto contrario “a parlare di un singolo episodio quando la violenza è qualcosa di più ampio. Ci sono uomini e donne che la subiscono e questo non può continuare ad accadere”. Ma quando un deputato gli ha chiesto di parlare di lesbicidio, e non genericamente di violenza, Adorni gli ha risposto postando uno screenshot sulla pagina della Royal Accademy of Language nella quale a suo parere “la parola lesbicidio non è registrata”. La Rae ha risposto a stretto giro: “Lesbicidio è un neologismo ben formato, basato su “lesbi(ca) e sull’elemento compositivo “-cidio” per designare l’omicidio di una donna lesbica a causa del suo orientamento sessuale”.

Polemica e distinguo spuri. Milei stesso aveva già espresso a suo tempo cosa pensa sul tema dell’identità sessuale così sentito anche in Argentina. “Se vuoi stare con un elefante e hai il suo consenso il problema è tuo e dell’elefante”. Gli aveva fatto eco Diana Mondino, già nominata all’epoca ministra degli Esteri. Ma con un esempio più sprezzante. “Se preferisci non lavarti ed essere pieno di pidocchi è una tua scelta. Ma non lamentarti se poi c’è qualcuno a cui non piace che tu abbia i pidocchi”.

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