Slovacchia shock, colpi di pistola sul premier Fico
di Anna LombardiÈ stato raggiunto da tre dei cinque colpi esplosi contro di lui davanti alla Casa della Cultura del villaggio minerario di Handlova, 18mila anime nel cuore della Slovacchia, a due ore dalla capitale Bratislava, mentre salutava i sostenitori al termine di una riunione governativa in trasferta organizzata da tempo. Il tre volte premier slovacco Robert Fico, 60 anni — l’ex comunista che nel 1999 aveva fondato il partito socialdemocratico Smer, passando poi dalle posizioni europeiste che lo avevano caratterizzato agli esordi a un nazionalismo filorusso intransigente e populista — è stato colpito all’addome e al braccio, prima che le guardie del corpo fermassero il suo aggressore.
Tal Juraj Cintula, 71 anni, che in …
È stato raggiunto da tre dei cinque colpi esplosi contro di lui davanti alla Casa della Cultura del villaggio minerario di Handlova, 18mila anime nel cuore della Slovacchia, a due ore dalla capitale Bratislava, mentre salutava i sostenitori al termine di una riunione governativa in trasferta organizzata da tempo. Il tre volte premier slovacco Robert Fico, 60 anni — l’ex comunista che nel 1999 aveva fondato il partito socialdemocratico Smer, passando poi dalle posizioni europeiste che lo avevano caratterizzato agli esordi a un nazionalismo filorusso intransigente e populista — è stato colpito all’addome e al braccio, prima che le guardie del corpo fermassero il suo aggressore.
Tal Juraj Cintula, 71 anni, che in jeans e camicia azzurra ha attirato la sua attenzione chiamandolo: «Robo, vieni qui». Secondo le prime informazioni riportate dal sito aktuality.sk è un «uomo di sinistra», ha «lavorato come autista per un servizio di sicurezza privato» ed è «autore di poesie». Un attivista per la pace che però, sempre secondo lo stesso giornale, si era procurato un’arma dopo essere stato lui stesso vittima di aggressione. «Posso solo dirvi che mio padre non ha votato per Fico» si è limitato a dire il figlio ai giornalisti. L’agguato, ha spiegato in serata il ministro dell’Interno, Matus Sutaj-Estok, è riconducibile «chiaramente a motivi politici».
Prima che venisse portato via, la folla circostante ha minacciato Cintula con ingiurie volgari. Secondo alcune fonti avrebbe detto di averlo fatto perché «in disaccordo con le politiche del premier». Ma la polizia non ha in realtà ancora fornito dettagli e ha anzi chiesto a pubblico e media di non far circolare informazioni non ufficiali via social.
Attimi drammatici quelli della sparatoria: in alcuni video si vede il premier che si accascia, e poi mentre viene trasportato a braccia verso la sua auto. Subito scartata l’ipotesi di riportarlo a Bratislava: troppo gravi le sue condizioni. È stato dunque trasportato in elicottero a 35 chilometri da lì, nell’ospedale “Roosevelt” della vicina Banská Bystrica, cittadina di 100mila abitanti dotata di strutture mediche adeguate. «È in pericolo di vita», ha scritto sul suo profilo Facebook l’ufficio presidenziale. «Le prossime ore decideranno la sua sorte». E pazienza se intorno alle venti l’emittente locale Ta3 ha dato buone notizie: «L’operazione è riuscita». Poco dopo il ministro della Difesa Robert Kalinak ha spento gli entusiasmi spiegando che l’intervento stava andando ancora avanti e le speranze erano «interamente nelle mani dei medici».
L’intera Slovacchia è sotto choc. Un attentato del genere contro una figura così importante, nel Paese non si è mai visto: anche se momenti tragici erano già stati vissuti nel 2018, quando il giornalista Jan Kuciak che indagava sulla corruzione nel governo, era stato assassinato insieme alla fidanzata Martina Kusnirova in circostanze che avevano portato proprio alle dimissioni di Fico nel corso del suo secondo mandato.
Mentre il Parlamento interrompeva i lavori, il partito di Fico, Smer, ha accusato media e opposizione di avere diffuso odio e ha rilanciato le sue proposte contro i media. Tema che peraltro era al centro della seduta proprio quando è arrivata la notizia dell’attentato.
La prima a reagire è stata la presidente uscente Zuzana Caputova, la stessa che a giugno aveva annunciato di non voler correre per un nuovo mandato citando lo stress procuratole da anni difficili fra epidemia di Covid e guerra nella vicina Ucraina. E di minacce di morte. In un breve messaggio, la leader europeista ha dunque parlato di «assalto brutale, un attacco alla democrazia». Parole rilanciate nella sostanza anche da Ursula von der Leyen, presidente di quella Commissione Ue di cui pure Fico ha più volte osteggiato i lavori, vicino com’è alle posizioni intransigenti di Viktor Orbán, spesso potenziale ostacolo alle decisioni a maggioranza dei 27. Di «Fatto gravissimo per tutta l’Unione» ha parlato anche il presidente Sergio Mattarella. Mentre la premier Meloni ha bollato l’attacco come «vile attentato».
E se l’alleato Orbán si è detto invece «profondamente scioccato». l’amico Vladimir Putin si è detto «indignato» per l’attentato «a un uomo coraggioso». Definendo quanto accaduto «crimine odioso per il quale non può esserci alcuna giustificazione». Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky — il cui sostegno de parte della Ue era stato da Fico osteggiato fino a interrompere la pur esigua fornitura di armi — ha stigmatizzato l’atto: «Condanniamo fermamente questo atto di violenza contro il capo del governo nostro vicino. La violenza non deve diventare la norma in nessun Paese, forma, o ambito». Dall’altra parte dell’Oceano pure Joe Biden ha espresso sostegno, condannando l’atto «orribile» e augurando al premier slovacco una «rapida guarigione».