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La Newsletter. Le elezioni europee in Spagna: Sánchez si rilancia e sfida le destre dopo la vittoria in Catalogna

(agf)
Il successo a Barcellona premia, anche in chiave nazionale, la politica della mano tesa verso gli indipendentisti. Ma Pp e Vox sono tutt’altro che in crisi
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C’era da aspettare il risultato delle elezioni regionali catalane – appuntamento chiave della stagione politica spagnola – per capire in che modo, e con quali speranze, impostare la campagna per le europee del 9 giugno. A Pedro Sánchez, che da domenica sera ripete raggiante “sono felice”, non sarebbe potuto andare meglio di così: non solo perché il suo candidato alla presidenza, Salvador Illa, ha trionfato sia per numero di seggi che di voti (non era mai accaduto dal 1980, anno di costituzione delle autonomie regionali) ma anche perché il fronte sovranista – anche in questo caso per la prima volta – non è riuscito a ottenere la maggioranza assoluta dei deputati. Il messaggio degli elettori è chiaro, e il premier socialista è pronto a utilizzarlo con forza nella campagna per le europee, che non a caso aprirà proprio da Barcellona: l’indipendentismo, un potenziale fattore di instabilità anche per l’Ue, è sconfitto grazie …

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C’era da aspettare il risultato delle elezioni regionali catalane – appuntamento chiave della stagione politica spagnola – per capire in che modo, e con quali speranze, impostare la campagna per le europee del 9 giugno. A Pedro Sánchez, che da domenica sera ripete raggiante “sono felice”, non sarebbe potuto andare meglio di così: non solo perché il suo candidato alla presidenza, Salvador Illa, ha trionfato sia per numero di seggi che di voti (non era mai accaduto dal 1980, anno di costituzione delle autonomie regionali) ma anche perché il fronte sovranista – anche in questo caso per la prima volta – non è riuscito a ottenere la maggioranza assoluta dei deputati. Il messaggio degli elettori è chiaro, e il premier socialista è pronto a utilizzarlo con forza nella campagna per le europee, che non a caso aprirà proprio da Barcellona: l’indipendentismo, un potenziale fattore di instabilità anche per l’Ue, è sconfitto grazie alla politica della mano tesa, della riconciliazione, abbandonando la via giudiziaria intrapresa per combatterlo dalla destra di governo ai tempi dell’esecutivo del Pp a guida Rajoy, per sposare la strategia del dialogo.

(afp)

Tra Madrid e Bruxelles

Un punto a favore del leader socialista, che ora si presenta all’appuntamento del 9 giugno con lo spirito giusto per riproporsi come “diga di contenimento” nei confronti della destra e dell’estrema destra. Era già successo alle politiche del 23 luglio scorso quando, un po’ a sorpresa, l’“ondata reazionaria” fu fermata dall’alleanza progressista. “Abbiamo sconfitto la barbarie”, esultò la vicepremier e leader di Sumar, Yolanda Díaz, azzardando una promessa: “Ora il vento cambierà anche in Europa”. È anche per questo, per la capacità di resistenza dimostrata da Sánchez nei suoi sei anni di governo che le sinistre europee guardano speranzose alla Spagna alla vigilia dell’appuntamento decisivo di giugno per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo.

(reuters)

L’improvviso coup de théâtre di un mese fa, quando il premier socialista si prese cinque giorni di riflessione per decidere “se vale la pena restare alla guida del governo” (dopo l’apertura di un’inchiesta per corruzione sulla moglie in seguito a una denuncia con indizi inconsistenti presentata da un finto sindacato di estrema destra) aveva tenuto con il fiato sospeso tanto Madrid quanto Bruxelles. Ma dopo aver riflettuto a fondo Sánchez ha deciso di andare avanti, “con ancora più forza di prima se possibile”. È convinto di portare a termine la legislatura e non esclude di restare in corsa per la prossima. C’era chi lo proiettava già verso un alto incarico nell’Unione europea, magari come successore di Charles Michel alla presidenza del Consiglio Ue, ma il leader del Psoe è convinto di avere ancora molto lavoro da fare in casa.

Pp e Vox contro l’immigrazione

Soprattutto perché la minaccia delle destre non è affatto da sottovalutare. Nelle regioni in cui governano insieme, il Pp di Alberto Núñez Feijóo e gli ultrà di Vox di Santiago Abascal stanno cercando di annullare gli effetti della legge sulla Memoria storica, che condanna le gravi violazioni dei diritti umani commesse durante il regime franchista. Cosa che ha provocato un duro richiamo alla Spagna da parte delle Nazioni Unite. E anche il risultato del voto in Catalogna indica che, nonostante l’importante affermazione socialista, le destre sono tutt’altro che in crisi. L’exploit dei Popolari, tornati quarta forza regionale dopo aver toccato il fondo tre anni fa (quintuplicano i seggi, passando da 3 a 15, anche grazie alla scomparsa dei centristi di Ciudadanos) non ha impedito a Vox di mantenere inalterata la sua rappresentanza con 11 deputati. E a questo c’è da aggiungere la comparsa di un nuovo estremismo di stampo indipendentista: il partito razzista e xenofobo Aliança Catalana. Il fatto grave è che, per evitare un’emorragia di voti alla loro destra, anche i Popolari hanno sposato le tesi anti-immigrazione delle due formazioni ultrà.

Un discorso che il leader del Pp Feijóo spera che paghi dal punto di vista elettorale. Ed è una strategia probabilmente indotta dal fatto di aver perso per strada uno degli argomenti che riteneva più forti per alimentare il consenso: la durissima battaglia condotta contro la legge di amnistia per gli indipendentisti catalani, definita come “un’aberrazione giuridica, un attacco diretto a valori democratici essenziali”. Il voto di domenica in Catalogna ha in realtà premiato il promotore della legge, Pedro Sánchez, dando un duro colpo proprio all’indipendentismo che il leader dei Popolari continuava a vedere come una grave minaccia. Ciò non toglie che Feijóo possa continuare a sperare in una chiara affermazione nel voto del 9 giugno. Per mesi i sondaggi l’hanno dato come favorito, ora si comincia a delineare una progressiva rimonta socialista. Resta da vedere se Sánchez sarà capace di portare a compimento l’ennesimo miracolo.

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