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Slovacchia, un Paese in preda all’odio. E ora Bratislava prepara la resa dei conti

epa11345453 A man waves Slovak national flag as police car is parked outside the F. D. Roosevelt University Hospital, where Slovak Prime Minister Robert Fico is being treated after being shot on 15 May, in Banska Bystrica, Slovakia, 16 May 2024. The Slovak government office on 15 May confirmed there had been an assassination attempt on Prime Minister Robert Fico following a meeting in the town of Handlova. According to Slovak Defence Minister Kalinak on 16 May, Fico was in stable but serious condition after surgery. EPA/MARTIN DIVISEK 
I colleghi del premier hanno iniziato subito ad attribuire all’opposizione la responsabilità politica e morale del tentato omicidio a Robert Fico
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BERLINO — Mercoledì pomeriggio, quando Robert Fico era ancora sotto i ferri, sospeso tra la vita e la morte, era già partita la “contraerea”. Direttamente dall’ospedale di Banská Bystrica, il ministro dell’Interno Matus Sutaj Estok aveva improvvisato una conferenza stampa per dire che l’attentato al premier slovacco «ha una motivazione politica» e la decisione di scaricargli cinque colpi di pistola addosso «è stata presa poco dopo l’elezione presidenziale». Ossia quella vinta qualche settimana fa dal sodale di Fico, il leader di Hlas ed ex premier Peter Pellegrini, che ha ulteriormente cementato il potere del governo.

La precedente capa dello Stato, Zuzana Caputova, esponente dell’opposizione europeista, aveva rinunciato persino a ricandidarsi perché stanca dell’odio che le è stato rovesciato addosso negli ultimi anni, anzitutto da Fico stesso - che l’ha definita “cagna” e “puttana” - e dai suoi compagni di partito. Caputova temeva per l’incolumità dei suoi figli e ha avvertito che il…

BERLINO — Mercoledì pomeriggio, quando Robert Fico era ancora sotto i ferri, sospeso tra la vita e la morte, era già partita la “contraerea”. Direttamente dall’ospedale di Banská Bystrica, il ministro dell’Interno Matus Sutaj Estok aveva improvvisato una conferenza stampa per dire che l’attentato al premier slovacco «ha una motivazione politica» e la decisione di scaricargli cinque colpi di pistola addosso «è stata presa poco dopo l’elezione presidenziale». Ossia quella vinta qualche settimana fa dal sodale di Fico, il leader di Hlas ed ex premier Peter Pellegrini, che ha ulteriormente cementato il potere del governo.

La precedente capa dello Stato, Zuzana Caputova, esponente dell’opposizione europeista, aveva rinunciato persino a ricandidarsi perché stanca dell’odio che le è stato rovesciato addosso negli ultimi anni, anzitutto da Fico stesso - che l’ha definita “cagna” e “puttana” - e dai suoi compagni di partito. Caputova temeva per l’incolumità dei suoi figli e ha avvertito che il governo in carica «vuole testare i limiti della democrazia».

La maggioranza che sostiene Fico ha continuato insomma ad alimentare un clima d’odio persino mentre il premier era in fin di vita in un letto d’ospedale, vittima di un attacco orribile che è anche figlio dell’enorme polarizzazione cui è caduta preda la Slovacchia. Andrej Danko, leader del partito di estrema destra Sns, alleato di governo, ha intimato gli esponenti dell’opposizione a «stare zitti», perché l’attentato sarebbe il risultato di «un conflitto sociale». Danko ha minacciato apertamente una stretta nei confronti dei media e dell’opposizione. E ieri Ladislav Kamenicky, ministro delle Finanze, ha tuonato sostenendo che «questo è il risultato di ciò che è avvenuto nei mesi scorsi, della persecuzione contro Fico».

La persecuzione, in realtà, dati alla mano, è arrivata principalmente dall’esecutivo verso l’opposizione e verso chiunque dissenta dalla linea di Fico. Il governo ha smantellato l’emittente radiotelevisiva Rtvs, chiuso l’Autorità anticorruzione che indagava anche sul suo partito, e varato una legge anti-Ong sul modello di quella di Putin e Orbán.

«Certo, l’attentato è un episodio terribile», commenta con Repubblica la politologa slovacca Eva Mihockova. Ma secondo l’analista del think tank Visegrad Insight, la democrazia slovacca rischia ora «di ritrovarsi a un crocevia. Il Paese è precipitato da anni in un clima tossico e polarizzato. Alimentato soprattutto dai politici». Vale la pena ricordare che la livorosa campagna elettorale che aveva portato alla rielezione di Fico, lo scorso autunno, era culminata in una scazzottata tra l’ex premier Igor Matovic e l’ex ministro dell’Interno Robert Kalinak. E quando Fico ha formato il governo, non ha esitato prima di mettersi Kalinak al fianco come vicepremier e ministro della Difesa.

La violenza e il bullismo sono insomma una medaglia al petto, nella Slovacchia di Fico. Tanto che il premier è tornato da uno degli ultimi Consigli europei fierissimo di essere stato apostrofato come un «bastardo razionale». Il leader di Smer ne ha tratto una sola lezione: ce ne dovrebbero essere di più, di “bastardi razionali” come lui. Fico non ha mai rivelato quale primo ministro o presidente lo avesse definito in quel modo, ma l’ha interpretato come un complimento per il pragmatismo ostentato sul piano internazionale sull’Ucraina.

«Fico avrà sempre due facce», argomenta ancora Mihockova. «Una filorussa, per gli slovacchi. Ma in Europa il premier non si è opposto né ai 50 miliardi di aiuti per l’Ucraina, né al via libera al processo di adesione di Kiev alla Ue. E in questo, è diverso rispetto a Orbán».

Il tiranno magiaro è invece un modello assoluto per la stretta interna, come mostrano le leggi varate in questi mesi. «Per molti esponenti del governo», spiega Mihockova, «Orbán è l’esempio da seguire. E temo che lo stato di diritto e la democrazia siano in pericolo. Anche le istituzioni europee hanno già reagito, esprimendo preoccupazione. C’è da segnalare che c’è una grande resilienza nella società civile, e che in Slovacchia ci sono molti media indipendenti. Ma Fico sta aumentando la pressione sui media privati, dopo aver preso il controllo di quelli pubblici».

E alla luce delle dichiarazioni di queste ore, il rischio che l’attentato a Fico venga sfruttato per un’altra stretta interna è altissimo.

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