Tra Putin e Xi patto strategico contro l’America: “È una minaccia”
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO — Vladimir Putin si porta a casa dieci accordi bilaterali un po’ modesti, ma soprattutto la firma di una dichiarazione congiunta più sostanziosa, ben farcita di attacchi a Stati Uniti e Nato, sull’approfondimento della “cooperazione strategica nella nuova era” tra Russia e Cina piena di impegni (dall’energia alle esercitazioni militari all’esplorazione dello spazio e di nuove rotte nell’Artico). Una cooperazione da «custodire e coltivare» come afferma Xi Jinping, «per contrastare il percorso non costruttivo e ostile degli Usa con la sua “doppia deterrenza” nei confronti dei nostri Paesi», come invece si legge nel lunghissimo documento firmato dai due.
È atterra…
PECHINO — Vladimir Putin si porta a casa dieci accordi bilaterali un po’ modesti, ma soprattutto la firma di una dichiarazione congiunta più sostanziosa, ben farcita di attacchi a Stati Uniti e Nato, sull’approfondimento della “cooperazione strategica nella nuova era” tra Russia e Cina piena di impegni (dall’energia alle esercitazioni militari all’esplorazione dello spazio e di nuove rotte nell’Artico). Una cooperazione da «custodire e coltivare» come afferma Xi Jinping, «per contrastare il percorso non costruttivo e ostile degli Usa con la sua “doppia deterrenza” nei confronti dei nostri Paesi», come invece si legge nel lunghissimo documento firmato dai due.
È atterrato all’aeroporto di Pechino poco prima dell’alba di ieri il leader russo per il primo dei due giorni in terra cinese dove è venuto a chiedere al “vecchio amico” Xi maggiore sostegno. Il segretario comunista lo ha accolto con tutti gli onori davanti alla Grande Sala del Popolo di sovietica architettura. Calorosa stretta di mano, la banda dell’esercito che rende omaggio all’ospite suonando “Mezzanotte a Mosca”, bambini russi e cinesi che salutano e saltano in segno di gioia. Poi una conferenza stampa senza domande, concerto e cena di gala per i 75 anni dei legami diplomatici.
«La Cina sarà sempre un buon vicino, un amico, un partner. Siamo pronti a collaborare per lo sviluppo dei nostri Paesi. I nostri legami favoriscono la pace, la stabilità e la prosperità nel mondo», dice il padrone di casa.
Ordine mondiale che i due vogliono «più giusto e sostenibile» per creare un’alternativa a quello americano-centrico. Se la prendono con la mentalità da guerra fredda degli Usa, l’espansione di alleanze vicino ai loro confini, si dicono pronti a difendere i loro «legittimi diritti e interessi su sovranità, integrità territoriale, sicurezza, e a resistere a qualsiasi tentativo di ostacolare il normale sviluppo dei legami bilaterali, a interferire negli affari interni». Vogliono ampliare la portata delle esercitazioni militari con regolari pattugliamenti marittimi e aerei. Affermano che non ci possono essere vincitori in una guerra nucleare e che questa non dovrebbe mai essere scatenata, ma se la prendono con gli Usa per la loro «violazione dell’equilibrio strategico e il dispiegamento di armi missilistiche in varie regioni del mondo che rappresentano una minaccia diretta alla sicurezza della Russia e della Cina».
Allineamento, almeno pubblico, sulla “crisi” ucraina. Putin dice di accogliere con favore gli sforzi della Cina per mediare una pace: con Pechino che finora ha ripreso per lo più i discorsi del Cremlino. La questione è seppellita al punto numero 9 (di 10) della dichiarazione comune: «Per una soluzione sostenibile è necessario eliminarne le cause profonde e aderire al principio dell’indivisibilità della sicurezza; c’è la necessità di interrompere qualsiasi iniziativa che contribuisca al prolungamento delle ostilità; serve una soluzione politica e diplomatica».
I due si impegnano a migliorare l’infrastruttura finanziaria (per evitare sanzioni), a cooperare nel campo dell’energia nucleare e su petrolio e gas (ma niente accenno al nuovo gasdotto “Forza della Siberia 2”). L’assenza dell’ad di Gazprom a Pechino segnala che ancora ci sono dei limiti sui legami economici. Nonostante lo show di unità, Xi balla una danza sempre più delicata: tenersi il suo partner strategico russo per i suoi calcoli politici cercando di non alienarsi troppo Usa e Ue per i suoi interessi economici. Sempre più difficile.