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“Su Israele e Hamas troppe semplificazioni. La sinistra sta spingendo a destra gli ebrei, aiuti a fare chiarezza”. Le paure del maestro Wellber

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Fermo oppositore di Netanyahu, il direttore musicale del Teatro Massimo di Palermo guarda con angoscia alle manifestazioni degli studenti in tutta Europa. Mentre si prepara a portare in scena Wagner, il più antisemita tra i compositori (e spiega perché).
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“M’indigna la mancanza di complessità che circola in Occidente nei giudizi sul tema che mi sta maggiormente a cuore, cioè quanto sta accadendo tra Israele e Palestina”, afferma il direttore d’orchestra israeliano Omer Meir Wellber. “Ci si affida a video superficiali di trenta secondi pescati su Instagram per valutare situazioni gravi e sofferte e scatenare proteste anti-israeliane, e l’atteggiamento dei partiti di sinistra non smentisce le approssimazioni più rozze e rischiose. Se si è contro Netanyhau vuol dire che si è antisemiti, mentre se si è contro Hamas significa che si è contro la Palestina. Ma questo è assurdo!”.

S’infuoca, parlando dei problemi della sua terra, l’acclamato maestro Wellber, che è nato nell’81 a Beersheva, nel deserto del Negev, a 40 chilometri da Gaza. In questi giorni sta conducendo al Teatro Massimo di Palermo, di cui è il direttore musicale, le prove del “Tristano e Isotta” di Wagner (sì, proprio lui, il compositore adorato dai nazisti e inviso agli ebrei…

“M’indigna la mancanza di complessità che circola in Occidente nei giudizi sul tema che mi sta maggiormente a cuore, cioè quanto sta accadendo tra Israele e Palestina”, afferma il direttore d’orchestra israeliano Omer Meir Wellber. “Ci si affida a video superficiali di trenta secondi pescati su Instagram per valutare situazioni gravi e sofferte e scatenare proteste anti-israeliane, e l’atteggiamento dei partiti di sinistra non smentisce le approssimazioni più rozze e rischiose. Se si è contro Netanyhau vuol dire che si è antisemiti, mentre se si è contro Hamas significa che si è contro la Palestina. Ma questo è assurdo!”.

S’infuoca, parlando dei problemi della sua terra, l’acclamato maestro Wellber, che è nato nell’81 a Beersheva, nel deserto del Negev, a 40 chilometri da Gaza. In questi giorni sta conducendo al Teatro Massimo di Palermo, di cui è il direttore musicale, le prove del “Tristano e Isotta” di Wagner (sì, proprio lui, il compositore adorato dai nazisti e inviso agli ebrei). L’opera debutterà sulla scena palermitana domenica 19 maggio, e durante una pausa dei lavori Omer si scaglia contro le “semplificazioni pericolose” che incrementano le reazioni di tanti occidentali alla difficilissima situazione in corso in Israele.

Maestro Wellber, cosa la scandalizza tanto?

“Il fatto che girino input razzistici avvalorati da un’estrema sinistra i cui partiti si dimostrano in crisi in tutta Europa, dove avanzano trionfalmente le destre. In realtà dovrebbe essere la sinistra a mettere ordine nei pensieri di quegli studenti universitari che oggi protestano contro Israele assumendo la questione “in toto”, e far comprendere loro che non si può celebrare un’organizzazione terroristica come Hamas, che specula sulla povertà e la sofferenza dei palestinesi. Non è ancora stata compresa la tragicità di quanto è avvenuto il 7 ottobre, ed è fondamentale tener conto del fatto che nel mio Paese si sono verificati episodi orrendi: mia madre mi ha raccontato di aver assistito al funerale di un’intera famiglia i cui membri sono stati seppelliti senza testa. Come può un ragazzo dell’Università di Milano esprimere le sue idee su drammi così dolorosi e complicati in maniera superficiale, senza una reale conoscenza storica? Le fonti non possono essere i video su Instagram. Le Università dovrebbero stimolare i giovani a fare le opportune differenze e a distinguere il vero dal non vero in maniera chiara e puntuale. In nessun caso è moralmente accettabile violentare le donne e decapitare gli anziani. Una radicale assenza di approfondimenti sta corrompendo l’intero dibattito e provocando situazioni paradossali”.

Può fare esempi?

“Ho vari amici ebrei in Germania, dove lavoro molto, che hanno deciso di votare per l’Afd, il partito populista dell’estrema destra. La comunità ebraica tedesca non si può più permettere di votare a sinistra. Inoltre, come può un’intellettuale influente come Judith Butler, filosofa e femminista statunitense, prendere posizione in modo pubblico sul conflitto israelo-palestinese attaccando in blocco Israele e non condannando la strage del 7 ottobre? È concentrata solo sulle proprie teorie e sembra non voler guardare la realtà. Ora più che mai, si sente forte l’esigenza di grandi umanisti capaci di segnalare che essere dalla parte del popolo israeliano non significa approvare l’operato di un leader criminale come Netanyahu”.

Omer Wellber 

Lei è contro Netanyahu?

“Certo. Ha distrutto la fratellanza nel mio Paese. È un dittatore che ha danneggiato in maniera disastrosa il popolo ebraico. Perché in Europa nessuno lo punisce? Com’è possibile che continui a usare indisturbato la sua carta di credito in questo continente? Ma la sua presenza nefasta non potrà mai giustificare teorie che azzerano Israele. Netanyahu non va identificato col popolo israeliano, così come i palestinesi non vanno identificati con Hamas, che in sostanza è un’organizzazione nemica della Palestina”.

In che senso?

“È un gruppo di potere miliardario, i cui capi vivono in hotel a cinque stelle a Parigi, a Dubai e nel Qatar, mentre il popolo palestinese perisce nella miseria e nell’inconsapevolezza. Con tutti i suoi soldi, Hamas produce armi ma non costruisce scuole né ospedali, perché vuole mantenere ignorante la gente. Eppure la leadership europea insiste nel diffondere messaggi ambigui su questi terroristi in malafede, facendone quasi degli eroi”.

Crede a soluzioni possibili?

“In Israele vivono tre milioni di ebrei originari dei paesi arabi. E pensi che sono stati sempre sostenitori di Netanyahu. La chiave di un avvicinamento sarebbe potuta emergere proprio da lì, cioè da quella popolazione ebraico-araba che ha tanto in comune coi palestinesi: storia, lingua, cibo, cultura… E invece… Resto convinto che dovremmo lottare per un futuro senza Hamas e senza Netanyahu, chiedendo aiuto al mondo”.

Nel frattempo lei ora sale sul podio per dirigere Wagner, il più antisemita dei compositori.

“Eliminare Wagner dalla storia della musica sarebbe come cancellare il Rinascimento dalla storia dell’arte. Wagner equivale a una rivoluzione che ha cambiato tutto: senza di lui non ci sarebbero stati il jazz né i Beatles. Dopodiché l’uomo Wagner fu razzista, volgare e intellettualmente violento, e io lo disprezzo in quanto tale. Ma come musicista non posso sfuggire alla sua imponenza. Fronteggiare il “problema” Wagner è una sfida irrinunciabile. La sua musica tocca intensamente corde umane contraddittorie e oscure, e il conflitto, la contraddizione, è un territorio che ogni artista deve attraversare”.

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