Un weekend tra i paramilitari: i misteri dell’aspirante killer del premier slovacco Fico, attratto dai giovani filo-russi
dal nostro inviato Fabio TonacciLEVICE — Nell’album di famiglia del 71 enne Juraj Cintula c’è una foto sulla quale si arrovella l’Antiterrorismo slovacca, impegnata a ricostruire il passato e il presente dell’attentatore del premier Robert Fico. Perché quella foto non combacia con l’immagine che di Cintula hanno amici e parenti, scombina il racconto del personaggio come una parentesi inaspettata che si apre otto anni fa e non si capisce se si è mai veramente chiusa.
Lo scatto lo ritrae nel 2016 a un raduno di Slovenski Branci (Coscritti slovacchi), gruppo paramilitare attivo fino all’ottobre 2022, il cui giovane leader Peter Švr?ek è noto per essere stato formato dalle forze speciali russe. Un gruppo che nel tempo si è legato a movimenti filorussi di estrema destra e a SJS 2077, l’unità paramilitare polacca con la quale ha condiviso tecniche di combattimento, armi e ideologia radicale. «Insieme siamo più forti», urlavano duran…
LEVICE — Nell’album di famiglia del 71 enne Juraj Cintula c’è una foto sulla quale si arrovella l’Antiterrorismo slovacca, impegnata a ricostruire il passato e il presente dell’attentatore del premier Robert Fico. Perché quella foto non combacia con l’immagine che di Cintula hanno amici e parenti, scombina il racconto del personaggio come una parentesi inaspettata che si apre otto anni fa e non si capisce se si è mai veramente chiusa.
Lo scatto lo ritrae nel 2016 a un raduno di Slovenski Branci (Coscritti slovacchi), gruppo paramilitare attivo fino all’ottobre 2022, il cui giovane leader Peter Švr?ek è noto per essere stato formato dalle forze speciali russe. Un gruppo che nel tempo si è legato a movimenti filorussi di estrema destra e a SJS 2077, l’unità paramilitare polacca con la quale ha condiviso tecniche di combattimento, armi e ideologia radicale. «Insieme siamo più forti», urlavano durante le marce nei boschi. Nel novembre 2021 erano insieme per due giorni di addestramento a Jaroslaw, a pochi chilometri dal confine ucraino. Che ci faceva tra i Coscritti cosacchi Juraj Cintula, ex minatore, ex guardia giurata, ex fabbricante di tombe, fervente anti-comunista tanto da essere pedinato dalla polizia politica della Cecoslovacchia, poi poeta, scrittore, pacifista sinistrorso e, infine, sostenitore dell’Ucraina?
C’è chi dice che fosse al raduno dei paramilitari solo per raccogliere materiale per un libro (ne ha scritti tre, modesti) e per convincere quel manipolo di giovani uomini e donne in divisa auto-finanziata (gli affiliati non hanno mai superato le poche centinaia) dell’inutilità e della pericolosità dell’uso delle armi da fuoco. Proprio lui che mercoledì scorso ha puntato verso l’addome del premier slovacco la sua calibro 9, regolarmente detenuta, e ha premuto il grilletto cinque volte da distanza ravvicinata, salvo poi sostenere: «Non volevo uccidere Fico, volevo solo ferirlo». In realtà nei confronti della milizia di improvvisati che andava ad addestrarsi tra gli alberi camuffandosi e portandosi dietro fucili veri e armi finte, considerata dal governo una minaccia alla sicurezza pubblica e allo stato di diritto, Cintula provava fascinazione.
Lo si capisce da come ne scriveva. «Cosa mi ha attratto di loro? La capacità di agire senza l’ordine dello Stato, che è inusuale in una società passiva come la nostra; l’entusiasmo disinteressato: acquistano armi e attrezzature con i propri soldi, nel tempo libero padroneggiano tattiche e strategie. Perché lo stanno facendo? Centinaia di migliaia di migranti stanno arrivando in Europa, i Coscritti slovacchi non si preparano alla battaglia, ma alla difesa. Il loro compito primario è proteggere gli abitanti, il Paese, la tradizione, la cultura: sono patrioti. Credo in quei ragazzi e ragazze ed esprimo loro il mio sostegno pubblico». Svelando così una vena xenofoba per rom e extracomunitari.
Non si sa a quanti raduni sia andato Cintula né se, pur ultrasessantenne, abbia partecipato alle sessioni di tiro e addestramento alla guerriglia. Gli investigatori dell’Antiterrorismo stanno cercando di capire se quella foto, e quell’endorsment, siano elementi che possano contribuire a decifrare la figura del pensionato che, sbucato dal nulla, ad Handlovà ha sparato all’uomo più potente del Paese. «È un lupo solitario», ripete il ministro dell’Interno slovacco. «Non è legato organicamente a movimenti politici». Tuttavia il lavoro di ricostruzione della sua rete di contatti è solo all’inizio, anche perché l’intelligence sospetta che, pur qualificabile come lupo solitario perché ha agito da solo, senza supporto logistico e usando una pistola sua, possa essere stato istigato.
«La verità è che è una persona che cambiava spesso idea», ragiona il sociologo Filip Bajto. «I media dicono che anni fa sostenesse Marian Kotleba, leader di estrema destra del partito Slovacchia Nostra, poi che fosse passato a partiti di opposizione filoeuropea e anti-Fico». Tutto e il contrario di tutto, come in un gioco di specchi.
Con addosso un giubbotto antiproiettile e un elmetto, ieri mattina Cintula è tornato nel suo appartamento di Levice, scortato da poliziotti armati dell’Agenzia nazionale anti-crimine. Sono stati prelevati un computer, delle chiavette e dei documenti. Niente è trapelato sul loro contenuto, né sulla presenza in casa di volantini o manifesti di tipo politico o su chi compare nella rubrica telefonica. Cintula, uscendo dal condominio, non ha detto una parola.