✕

Raisi, il religioso senza carisma che ha scalato i vertici della teocrazia iraniana

Ascolta l'audio

Devoto a Khamenei e fedele ai pasdaran, considerato uno dei papabili alla successione alla guida suprema. Nel suo passato il massacro del 1988, quando insieme ad altri 3 giudici decide le condanne a morte di migliaia di oppositori
1 minuti di lettura

Nato a Mashhad, la città santa che ha dato i natali anche alla Guida suprema Ali Khamenei, Ebrahim Raisi, 63 anni, rappresentava l’ala più devota del Sistema. A 15 anni si trasferisce a Qom, il cuore dello sciismo iraniano, per studiare in seminario. Sposa la figlia dell’ayatollah ultraconservatore Ahmad Alamolhoda e la sua carriera si forma in magistratura. Per diversi anni guida la fondazione Astan Quds Razavi, tra le più ricche e influenti del Paese da cui dipendono decine di società, dalle telecomunicazioni all’edilizia, e in cui lavorano molti manager legati ai Pasdaran. Nel 2017 tenta il grande passo candidandosi alla presidenza contro il moderato Rouhani ma viene sconfitto.

La carriera

Nel 2019, la Guida Suprema – a cui era rimasto sempre fedele - lo nomina a capo della magistratura, incarico che gli farà guadagnare credibilità agli occhi della base più popolare del Sistema per via della sua campagna anti-corruzione usata – dicono i suoi critici – anche come clava contro…

Nato a Mashhad, la città santa che ha dato i natali anche alla Guida suprema Ali Khamenei, Ebrahim Raisi, 63 anni, rappresentava l’ala più devota del Sistema. A 15 anni si trasferisce a Qom, il cuore dello sciismo iraniano, per studiare in seminario. Sposa la figlia dell’ayatollah ultraconservatore Ahmad Alamolhoda e la sua carriera si forma in magistratura. Per diversi anni guida la fondazione Astan Quds Razavi, tra le più ricche e influenti del Paese da cui dipendono decine di società, dalle telecomunicazioni all’edilizia, e in cui lavorano molti manager legati ai Pasdaran. Nel 2017 tenta il grande passo candidandosi alla presidenza contro il moderato Rouhani ma viene sconfitto.

La carriera

Nel 2019, la Guida Suprema – a cui era rimasto sempre fedele - lo nomina a capo della magistratura, incarico che gli farà guadagnare credibilità agli occhi della base più popolare del Sistema per via della sua campagna anti-corruzione usata – dicono i suoi critici – anche come clava contro gli oppositori. Ma sulla sua reputazione continua a pesare l’ombra delle condanne emesse nel 1988 quando alla fine della guerra con l’Iraq, da giovane vice procuratore generale, fece parte del comitato dei quattro che autorizzano l’esecuzione di migliaia di oppositori - molti del Mek, Mujahedin-e-Khalq, alleati di Saddam - ma anche comunisti, laici, attivisti di sinistra.

La presidenza

Nel 2021 riesce a farsi eleggere alla presidenza anche grazie a un’elezione da cui vengono esclusi la maggior parte dei candidati moderati e riformisti di peso e che vede l’affluenza precipitare al 41%.

Raisi non è mai stato un leader carismatico, ma si è fatto strada grazie alla sua incrollabile fedeltà al Sistema. Religioso austero e devoto a Khamenei è sempre stato attento a non interferire negli affari e nelle decisioni strategiche del sempre più potente corpo dei Pasdaran, guadagnandosene il sostegno, al punto da essere considerato fino alla sua morte uno dei più papabili alla successione a Khamenei.

Il ministro degli esteri

A bordo dell’elicottero presidenziale con Raisi c’era il ministro degli Esteri, Hossein Amir Abdollahian, anche lui cresciuto politicamente con il sostegno dei Pasdaran, anche se non ne è mai stato un membro effettivo. Ha iniziato da giovanissimo a lavorare nella diplomazia, appena 30enne fece parte di un piccolo team che condusse i primi negoziati con gli Stati Uniti dalla rivoluzione khomeinista del 1978. Ex ambasciatore nel Bahrain, tra il 2011 e il 2016, è stato viceministro degli Esteri per gli affari arabi e africani, una posizione da cui si è occupato soprattutto delle politiche dell'Iran in Medio Oriente: stretti legami con Hezbollah in Libano ed è uno degli artefici dell'intervento iraniano in Siria a sostegno del regime di Bashar al Assad.

Leggi i commenti