Ultimatum di Gantz a Netanyahu: “Un piano per Gaza o cade il governo”
dalla nostra inviata Francesca CaferriGERUSALEMME — Tre settimane per cambiare strategia, altrimenti alla guerra si aggiungerà la crisi politica. È l’ultimatum che il centrista Benny Gantz ha dato ieri a Benjamin Netanyahu. La richiesta si articola in sei punti: ritorno degli ostaggi; eliminazione di Hamas e de-militarizzazione della Striscia; creazione di un’amministrazione congiunta di americani, arabi, europei e palestinesi per gettare le basi di un nuovo governo; ritorno dei residenti nel Nord di Israele; normalizzazione con l’Arabia Saudita; introduzione di un piano perché a servire nelle Forze armate siano tutti gli israeliani, eliminando quindi l’esenzione per gli ultraortodossi. Se tutto questo non avverrà entro l’8 giugno Gantz e il compagno di partito Gadi Eisenkhot lasceranno il governo. Durissima la prima risposta del primo ministro: «Queste condizioni sono un eufemismo per descrivere la sconfitta di Israele».
L’annuncio segna l’escalation di una tensione che si trascina da mesi ed era esplosa qualche giorno f…
GERUSALEMME — Tre settimane per cambiare strategia, altrimenti alla guerra si aggiungerà la crisi politica. È l’ultimatum che il centrista Benny Gantz ha dato ieri a Benjamin Netanyahu. La richiesta si articola in sei punti: ritorno degli ostaggi; eliminazione di Hamas e de-militarizzazione della Striscia; creazione di un’amministrazione congiunta di americani, arabi, europei e palestinesi per gettare le basi di un nuovo governo; ritorno dei residenti nel Nord di Israele; normalizzazione con l’Arabia Saudita; introduzione di un piano perché a servire nelle Forze armate siano tutti gli israeliani, eliminando quindi l’esenzione per gli ultraortodossi. Se tutto questo non avverrà entro l’8 giugno Gantz e il compagno di partito Gadi Eisenkhot lasceranno il governo. Durissima la prima risposta del primo ministro: «Queste condizioni sono un eufemismo per descrivere la sconfitta di Israele».
L’annuncio segna l’escalation di una tensione che si trascina da mesi ed era esplosa qualche giorno fa quando il ministro della Difesa Yoav Gallant aveva detto “no” al controllo militare israeliano sulla Striscia: posizione che Gantz aveva appoggiato e Netanyahu rifiutato in pieno. I nodi che da mesi fronteggia il primo ministro sembrano ora arrivati al pettine: aderire alle richieste di Gantz e delle piazze che da mesi gli chiedono il cessate il fuoco, significa fare l’opposto di ciò che chiedono i suoi alleati di ultra-destra. E dunque far cadere il governo e probabilmente perdere il potere, visto che i sondaggi lo danno in picchiata.
Da capire ora come questo influirà sul terreno: oggi in Israele arriva il consigliere per la Sicurezza nazionale di Biden, Jack Sullivan, che ieri è stato in Arabia Saudita per consultazioni con il principe ereditario Mohammed bin Salman. Gli Stati Uniti anche nelle ultime ore hanno continuato a sottolineare la loro insoddisfazione: il loro molo galleggiante operativo da due giorni ha consentito l’accesso di aiuti ma non basta per supplire alla chiusura dei due valichi del Sud bloccati dall’offensiva in corso. Sono 800 mila i palestinesi sfollati da Rafah in due settimane secondo le Nazioni Unite. Ieri nella parte meridionale della Striscia si è continuato a combattere (80 gli uomini di Hamas uccisi annuncia l’Idf), ma la battaglia più forte è stata più a Nord, a Jabalia, dove i soldati sono impegnati in una guerriglia urbana. Resta critica la situazione al confine con il Libano: anche ieri le sirene hanno suonato e diversi razzi lanciati sono caduti su territorio israeliano.
A tutto questo hanno chiesto di dare risposte le migliaia di persone riunite come a Tel Aviv nella manifestazione per gli ostaggi, resa ancor più mesta dalla notizia del ritrovamento di un altro cadavere, dopo i tre di venerdì: Ron Binyamin, ciclista sorpreso vicino al kibbutz Be’eri il 7 ottobre. Sul palco Eden Golan: ha cantato “Pioggia di ottobre” ovvero la versione originale della canzone che ha presentato a Eurovision, dedicata alla strage di Hamas. A Malmö le era stato chiesto di cambiarla perché “troppo politica”.