L’elicottero di Raisi si schianta sulle montagne:“Pregate per la sua salute”
di Paolo BreraMigliaia di soccorritori arrancano su piste infangate tra i monti dell’Azerbaijan iraniano, a piedi tra rocce da brividi e fitte foreste. Pioggerellina continua, nuvole basse. Non si vede «a cinque metri», raccontano le squadre. L’elicottero precipitato dev’essere lì da qualche parte, ma non si trova: il presidente iraniano Ebrahim Raisi e il ministro degli Esteri Hossein Amir Abdollahian sono scomparsi insieme ai piloti dopo aver segnalato difficoltà. Nessuno sa se siano vivi.
Volavano nella nebbia e nel maltempo, su un elicottero con più di vent’anni sulle ali e sistemi Gps attempati: le sanzioni impediscono di aggiornarli, ma il convoglio di Stato aveva alzato comunque la polvere al confine azero. Raisi aveva inaugurato due dighe insieme al presidente azero Ilham Aliyev, ed era risalito in quota. Puntava in direzione di Tabriz, era atteso ieri sera nella raffineria per celebrarne il rinnovamento. Sono arrivati solo gli altri due elicotteri.
Il maltempo è il primo sospettato, ma l…
Migliaia di soccorritori arrancano su piste infangate tra i monti dell’Azerbaijan iraniano, a piedi tra rocce da brividi e fitte foreste. Pioggerellina continua, nuvole basse. Non si vede «a cinque metri», raccontano le squadre. L’elicottero precipitato dev’essere lì da qualche parte, ma non si trova: il presidente iraniano Ebrahim Raisi e il ministro degli Esteri Hossein Amir Abdollahian sono scomparsi insieme ai piloti dopo aver segnalato difficoltà. Nessuno sa se siano vivi.
Volavano nella nebbia e nel maltempo, su un elicottero con più di vent’anni sulle ali e sistemi Gps attempati: le sanzioni impediscono di aggiornarli, ma il convoglio di Stato aveva alzato comunque la polvere al confine azero. Raisi aveva inaugurato due dighe insieme al presidente azero Ilham Aliyev, ed era risalito in quota. Puntava in direzione di Tabriz, era atteso ieri sera nella raffineria per celebrarne il rinnovamento. Sono arrivati solo gli altri due elicotteri.
Il maltempo è il primo sospettato, ma le tensioni nella regione sono troppo gravi per escludere a priori ipotesi alternative all’incidente. Raisi porta sulle spalle la responsabilità della repressione durissima del suo regime, e con il ministro degli esteri ha gestito la crisi con Israele dopo l’attacco del primo aprile all’ambasciata iraniana di Damasco. Israele non commenta, ma suoi alti funzionari hanno detto ieri ai media che «non è coinvolto». Gli Stati Uniti esprimono vicinanza a Teheran offrendo aiuto nelle ricerche. Dal governo iraniano non ci sono accuse ma inviti a pregare, e assicurazioni sulla stabilità. Arrivano dalla Guida suprema Ali Khamenei, più alta carica dello Stato: «Non ci saranno interruzioni nella gestione del Paese», dice.
Raisi e il ministro Amir Abdollahian erano stati ripresi ieri mattina a bordo dell’elicottero. Dai finestrini la regione meravigliosa in cui il fiume Aras solca montagne austere per centinaia di chilometri, segnando il confine azero, è nascosta dietro il muro di nuvole. Le due dighe inaugurate sull’Aras erano un sogno di vent’anni, a lungo incompiuto. Infrastrutture «importantissime, consentiranno il passaggio in sicurezza di merci, persone e turisti», aveva detto Raisi stringendo la mano di Aliyev davanti alle tv prima di risalire in elicottero e volare via, verso Tabriz. Poco più tardi il suo elicottero ha perso il contatto con gli altri due, scomparendo tra i monti dell’Azerbaijan iraniano. Un «atterraggio duro», dicono le cronache iraniane di un regime poco trasparente, da qualche parte vicino al villaggio di Ardeshir, nella riserva a nordest di Varzaquan.
Il flusso delle notizie è immerso nella stessa nebbia in cui avanzano i soccorsi. «Raisi non è ferito, è ripartito su un’auto», detta l’agenzia Mehr per poi cancellare il lancio. Il ministro dell’interno Ahmad Vahidi parla di «atterraggio duro», cioè un crash di cui non si conosce la proporzione, spiegando che a bordo c’erano anche governatore e imam della regione, e attribuendo le cause «a cattive condizioni meteo». Passano le ore ma l’elicottero non si trova. A Teheran le speranze svaniscono, ma il vicepresidente Mohsen Mansouri dice di contatti in volo con un passeggero e un membro dell’equipaggio: fanno pensare che «l’incidente non sia stato molto grave». Altre notizie nella nebbia: l’elicottero «è stato trovato»; no «non è vero». Su richiesta di Teheran, la Ue attiva il satellitare Copernicus: «È stata identificata la posizione», dicono in nottata i Pasdaran. Condizioni impervie, nebbia e buio sono ostacoli insuperabili di notte. Intanto si prega: la tv indugia suocchi disperati, Almeno in favore di telecamera.