Così il drone di Erdogan ha cercato i resti dell’elicottero di Raisi tra i monti
di Gianluca Di FeoIl governo di Teheran ha accettato l’offerta di aiuto di Erdogan e permesso a un drone turco di sorvolare la zona in cui è scomparso l’elicottero del presidente Raisi. Il velivolo da ricognizione teleguidato ha raggiunto l’aeroporto di Tabriz, il capoluogo dell’Azerbaijan iraniano, e poi si è diretto verso nord. Le zone che ha sorvolato, compiendo spesso cerchi per esaminare alcuni punti con più attenzione, sono montuose e quasi completamente disabitate.
La ricerca è cominciata dai dintorni di Sungun, dove si trovano le miniere di rame indicate inizialmente come area dello schianto. Poi ha esplorato un vasto territorio più a nord e dopo si è concentrato su un’area a sud. L’impressione è che le indicazioni sul luogo del disastro siano estremamente vaghe. Questo sembra negare la versione iraniana secondo la quale il Bell 212 di Raisi era scortato da altri due elicotteri: se così fosse stato, la presenza della scorta avrebbe circoscritto la zona delle ricerche.
Il drone mandat…
Il governo di Teheran ha accettato l’offerta di aiuto di Erdogan e permesso a un drone turco di sorvolare la zona in cui è scomparso l’elicottero del presidente Raisi. Il velivolo da ricognizione teleguidato ha raggiunto l’aeroporto di Tabriz, il capoluogo dell’Azerbaijan iraniano, e poi si è diretto verso nord. Le zone che ha sorvolato, compiendo spesso cerchi per esaminare alcuni punti con più attenzione, sono montuose e quasi completamente disabitate.
La ricerca è cominciata dai dintorni di Sungun, dove si trovano le miniere di rame indicate inizialmente come area dello schianto. Poi ha esplorato un vasto territorio più a nord e dopo si è concentrato su un’area a sud. L’impressione è che le indicazioni sul luogo del disastro siano estremamente vaghe. Questo sembra negare la versione iraniana secondo la quale il Bell 212 di Raisi era scortato da altri due elicotteri: se così fosse stato, la presenza della scorta avrebbe circoscritto la zona delle ricerche.
Il drone mandato dai turchi è un Bayraktar Akinci, un bimotore a lungo raggio prodotto dall’azienda celebre per il piccolo bombardiere senza pilota impiegato dagli ucraini nei primi mesi dell’invasione. Può restare in volo per venticinque ore e percorrere oltre 7mila chilometri. Le sue strumentazioni dovrebbero comprendere un radar a scansione elettronica Aesa, in grado quindi di esaminare la presenza di relitti con precisione: una tecnologia di cui gli iraniani non dispongono. L’Akinci ha pure un sistema EW in grado di captare gli impulsi radio di eventuali superstiti anche se si trovassero isolati in un crepaccio.
Invece i filmati della telecamera a infrarossi, divulgate dalle autorità di Ankara, sono di scarsa utilità: uno spesso manto di nuvole impedisce la visuale del terreno. Sempre i turchi hanno schierato a Tabriz un elicottero Puma delle forze speciali, che ha un radar di navigazione e motori potenziati per volare a bassa quota tra le montagne anche di notte: se i rottami venissero individuati, potrebbe trasportare le squadre di soccorso. Ma è difficile che i Guardiani della Rivoluzione permettano a militari stranieri di arrivare per primi nell’area dell’impatto.