Il cardinale Pizzaballa su Gaza: “Un livello di distruzione incredibile. Basta uccidere, evitare la crisi umanitaria”
di Iacopo Scaramuzzi“Basta uccidere! La guerra deve finire e devono essere aperte strade per vari aiuti per evitare un’imminente crisi umanitaria”: è questo il messaggio che il cardinale Pierbattista Pizzaballa, invia ai responsabili politici dopo una visita che ha svolto a Gaza dal 15 al 19 maggio, la prima volta che il Patriarca Latino di Gerusalemme tornava nella Striscia dopo l’inizio della guerra tra Hamas e Israele. “Spero – afferma il francescano – che questo incubo finisca presto”.
Pessime condizioni di vita
“La portata della distruzione a cui ho assistito è incredibile, e le pessime condizioni di vita, come la mancanza di acqua ed elettricità e l’assenza di sicurezza, sono terribili”, ha detto Pizzaballa in una dichiarazione riportata dal suo ufficio stampa. “Il rumore dei bombardamenti è frequente e si avverte in ogni momento”. A Gaza, aveva detto il porporato nell’ultima omelia, “non c’è una singola casa intatta”.
Il ritorno del parroco
Il Patriarca è entrato a Gaza con l’Ordine di Malta,…
“Basta uccidere! La guerra deve finire e devono essere aperte strade per vari aiuti per evitare un’imminente crisi umanitaria”: è questo il messaggio che il cardinale Pierbattista Pizzaballa, invia ai responsabili politici dopo una visita che ha svolto a Gaza dal 15 al 19 maggio, la prima volta che il Patriarca Latino di Gerusalemme tornava nella Striscia dopo l’inizio della guerra tra Hamas e Israele. “Spero – afferma il francescano – che questo incubo finisca presto”.
Pessime condizioni di vita
“La portata della distruzione a cui ho assistito è incredibile, e le pessime condizioni di vita, come la mancanza di acqua ed elettricità e l’assenza di sicurezza, sono terribili”, ha detto Pizzaballa in una dichiarazione riportata dal suo ufficio stampa. “Il rumore dei bombardamenti è frequente e si avverte in ogni momento”. A Gaza, aveva detto il porporato nell’ultima omelia, “non c’è una singola casa intatta”.
Il ritorno del parroco
Il Patriarca è entrato a Gaza con l’Ordine di Malta, che si appresta a organizzare nella striscia un ospedale da campo, e ha fatto visita alla parrocchia della Sacra famiglia, l’unica di Gaza, insieme al parroco, il religioso argentino Gabriel Romanelli, tornato anch’egli per la prima volta – ma ora rimasto a Gaza – perché, di ritorno da Roma dove aveva assistito al Concistoro al quale proprio Pizzaballa era stato elevato da papa Francesco alla dignità cardinalizia, il 7 ottobre, quando Hamas ha attaccato il sud di Israele, si trovava ancora a Gerusalemme. La parrocchia, in tutti questi mesi, è stata gestita dal viceparroco, padre Yusuf Asad, insieme alle suore María del Pilar, María del Perpetuo Socorro e María de las Maravillas de Jesús. Papa Francesco telefona praticamente ogni sera alla parrocchia di Gaza.
“Molto dolore, non rancore”
“Ero tra la mia gente che attualmente sta sopportando molte sofferenze a causa della guerra e della distruzione che ha lasciato”, afferma Pizzaballa. “Ho portato con me la promessa di una nuova vita, e sono rimasto molto sorpreso che siano stati loro a insegnarmi una lezione che non dimenticherò mai: la loro fede incrollabile, accompagnata da sorrisi commoventi, ha lasciato un segno in me e nella mia vita. Ho visto speranza e ottimismo nei loro occhi. Mi hanno detto: “Restiamo qui. Finché la Chiesa è al nostro fianco, non abbiamo paura”. Sono rimasto davvero colpito dal loro atteggiamento”. Afferma ancora Pizzaballa: “Ho trovato tanto dolore e tanta sofferenza, ma non rabbia né rancore.
Le “martiri” Nahida e Samar
Durante i tre giorni nella Striscia di Gaza, Pizzaballa ha visitato anche la Chiesa ortodossa (“La situazione è ugualmente terribile per tutti”), ha visitato e benedetto il panificio, di proprietà di una famiglia cristiana, “che ha recentemente ripreso la sua attività e serve tutta la comunità, anche se in quantità piccole e talvolta insufficienti”. Ed ha anche visitato il cimitero, “dove – racconta – ho benedetto le tombe dei fedeli defunti, in particolare dei martiri Nahida e Samar, uccisi da un cecchino nei pressi del monastero”. Nahida Khalil Anton e Samar Kamal Anton, madre e figlia, sono state uccise da cecchini israeliani che erano entrati nel compound della parrocchia.
Zuppi in Terra Santa a giugno
Il patriarca di Gerusalemme ha inviato anche un videomessaggio alla Conferenza episcopale italiana, riunita da lunedì nella sua assemblea di primavera, per ringraziare i vescovi italiani per la vicinanza e le “tantissime forme di solidarietà” inviate “a questa piccola comunità che ho trovato molto colpita, anche concretamente, con diversi morti, ma molto unita e molto forte”. Nel suo saluto, il cardinale Pizzaballa ha voluto ringraziare il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, per la scelta di recarsi a giugno in Terra Santa. Lo stesso Zuppi, a conclusione di una giornata iniziata con il Papa, ha celebrato lunedì sera una preghiera a San Pietro con tutti i vescovi italiani per implorare la pace.