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Mandato d’arresto dell’Aia, Hamas: “Equiparati vittime e carnefici”. Il silenzio dell’Anp

La reazione palestinese alla richiesta del procuratore Khan
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L’unica cosa che unisce i due fronti è la condanna ferma della decisione della corte, e il totale rifiuto di essere equiparati al nemico. Come Israele, Hamas «condanna fermamente» la richiesta del procuratore Khan e del suo team e in particolare «il tentativo del procuratore della Corte penale internazionale di assimilare le vittime ai carnefici emettendo un mandato di arresto contro alcuni dirigenti della resistenza palestinese», come recita un comunicato diffuso dall’ufficio politico del gruppo da Beirut.

Assordante il silenzio da Ramallah, dove né l’ufficio del presidente Mahmud Abbas né quello del nuovo primo ministro Mohammed Mustafa hanno emesso una nota: da mesi, in ogni occasione, il governo palestinese condanna le azioni di Hamas, sostenendo che hanno dato a Israele l’occasione di attaccare Gaza senza pietà. Ma questo non è bastato a fargli guadagnare alcuna autorevolezza fra la sua gente né un ruolo agli occhi degli israeliani: la mossa di Khan mette gli uomini di Abbas …

L’unica cosa che unisce i due fronti è la condanna ferma della decisione della corte, e il totale rifiuto di essere equiparati al nemico. Come Israele, Hamas «condanna fermamente» la richiesta del procuratore Khan e del suo team e in particolare «il tentativo del procuratore della Corte penale internazionale di assimilare le vittime ai carnefici emettendo un mandato di arresto contro alcuni dirigenti della resistenza palestinese», come recita un comunicato diffuso dall’ufficio politico del gruppo da Beirut.

Assordante il silenzio da Ramallah, dove né l’ufficio del presidente Mahmud Abbas né quello del nuovo primo ministro Mohammed Mustafa hanno emesso una nota: da mesi, in ogni occasione, il governo palestinese condanna le azioni di Hamas, sostenendo che hanno dato a Israele l’occasione di attaccare Gaza senza pietà. Ma questo non è bastato a fargli guadagnare alcuna autorevolezza fra la sua gente né un ruolo agli occhi degli israeliani: la mossa di Khan mette gli uomini di Abbas mette ancora una volta nell’angolo. «Se non parlano è perché sono entrati in “modalità salvezza”: hanno paura che Israele se la prenda con loro per quello che ha deciso la corte», dice un analista di Ramallah. Che come tutti, in queste ore, preferisce la prudenza.

(ansa)

Nessun dubbio invece da Beirut: «I mandati di arresto contro gli israeliani arrivano con sette mesi di ritardo», si legge ancora nel comunicato di Hamas. Durante questo tempo «l’occupazione israeliana ha commesso migliaia di crimini contro i civili palestinesi, compresi bambini, donne, medici, giornalisti e ha distrutto proprietà private e pubbliche, moschee, chiese ed ospedali».
Per questo «Hamas chiese al procuratore di emettere mandati di arresto per tutti i criminali di guerra tra i leader, gli ufficiali e i soldati dell’occupazione che hanno partecipato ai crimini contro il popolo palestinese e chiede la cancellazione dei mandati di arresto contro i leader della resistenza palestinese».

Richiesta che naturalmente resterà inascoltata. Ma è certo anche che le conseguenze pratiche di questi mandati, se mai saranno emessi, saranno più pesanti per gli israeliani che non per gli uomini di Hamas: il gruppo è da tempo considerato terrorista in Occidente e per questo i suoi leader sono banditi. Inoltre, dei tre uomini nominati nel provvedimento – Yahya Sinwar, capo politico nella Striscia, Mohammed Deif, responsabile militare e Ismail Haniyeh, leader politico del movimento in esilio – solo quest’ultimo non vive nascosto a Gaza e viaggia abbastanza spesso fra Doha, dove risiede, e gli altri Paesi della regione. Il fatto che il Qatar (come Israele) non abbia aderito alla Corte renderebbe un eventuale mandato di cattura nei suoi confronti inefficace nell’emirato, limitando soltanto il suo raggio di movimento.


Membro della Corte è invece, da tempo, l’Autorità nazionale di Abbas: l’Anp rappresenta a livello internazionale i palestinesi e da tempo ha aderito alla Corte e ad altri organismi e trattati internazionali.

A più riprese in passato l’Anp ha usato questa adesione per sollecitare all’Aia un intervento contro Israele: a seguito di queste richieste già nel marzo 2021 la Corte aveva avviato un’inchiesta sui possibili crimini commessi a Gaza dal 2014.

D’altra parte, sulla base dello Statuto, la Corte può indagare su presunti crimini commessi nel territorio o da cittadini di un Paese firmatario anche fuori dal territorio nazionale. Una clausola che ha garantito a Khan la possibilità di indagare sulle azioni commesse dagli uomini di Hamas all’interno del territorio israeliano il 7 ottobre.

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