✕

Raisi trovato morto nell’elicottero caduto. Teheran: “Incidente”. Elezioni tra un mese

(afp)
Ucciso nello schianto anche il ministro degli Esteri. Mosca: “Perdiamo amici cari”
2 minuti di lettura

Ebrahim Raisi, il presidente iraniano che ha affogato nel sangue la rivolta delle donne alla morte di Mahsa Amini, è morto domenica sera nello schianto del vecchio elicottero americano con cui sorvolava l’Azerbaijan iraniano. Il glorioso e attempato Bell 212, il cui aggiornamento tecnologico era impedito dalle sanzioni, era accartocciato sulla parete della montagna, nascosto nel bosco dove migliaia di uomini e decine di squadre lo hanno cercato tutta notte. Lo hanno trovato solo all’alba, e a bordo erano morti tutti: Raisi, il ministro degli Esteri Hossein Amir Abdollahian, il governatore della regione Malik Rahmati, l’imam di Tabriz Mohammad Ali Al-Hashem, il capo delle guardie del corpo e tre membri dell’equipaggio.

(afp)

C’era il sole, domenica pomeriggio mentre Raisi e il presidente azero Ilham Aliyev inauguravano la diga di Qiz Qalasi sul fiume Aras, al confine tra i due Paesi. Raisi doveva tornar…

Ebrahim Raisi, il presidente iraniano che ha affogato nel sangue la rivolta delle donne alla morte di Mahsa Amini, è morto domenica sera nello schianto del vecchio elicottero americano con cui sorvolava l’Azerbaijan iraniano. Il glorioso e attempato Bell 212, il cui aggiornamento tecnologico era impedito dalle sanzioni, era accartocciato sulla parete della montagna, nascosto nel bosco dove migliaia di uomini e decine di squadre lo hanno cercato tutta notte. Lo hanno trovato solo all’alba, e a bordo erano morti tutti: Raisi, il ministro degli Esteri Hossein Amir Abdollahian, il governatore della regione Malik Rahmati, l’imam di Tabriz Mohammad Ali Al-Hashem, il capo delle guardie del corpo e tre membri dell’equipaggio.

(afp)

C’era il sole, domenica pomeriggio mentre Raisi e il presidente azero Ilham Aliyev inauguravano la diga di Qiz Qalasi sul fiume Aras, al confine tra i due Paesi. Raisi doveva tornare a Tabriz, lo aspettavano per festeggiare i miglioramenti nella raffineria. Non ci è mai arrivato. C’era già un tempo da lupi quando i tre elicotteri del convoglio hanno iniziato a sorvolare le montagne. Pioggia e nebbia, visibilità ridotta a pochi metri. È la maledizione della montagna, il tempo cambia in un attimo: solo due elicotteri sono arrivati a Tabriz. Il Bell 212 del presidente è scomparso dai radar. Decine di squadre hanno annaspato nel fango nel buio pesto della notte, nemmeno la bufera di neve che ha spazzato i monti ha fermato i soccorritori che scarpinavano avvicinandosi al luogo dove pensavano fosse caduto. Lo hanno visto i droni: un segnale di calore percepito dai sensori notturni, il Bell era un grumo di latta con otto corpi bruciati. Era a un’ottantina di chilometri da Tabriz, vicino alla miniera di rame di Sangun.

La statura delle vittime — il ruolo di Raisi nella repressione interna e nelle crisi internazionali con Israele e l’Occidente, nella minaccia nucleare e l’appoggio all’aggressione russa in Ucraina — ha tenuto il mondo con il fiato sospeso sulle cause dello schianto. Qualcuno ha avanzato il sospetto dell’assassinio mirato. Ma alla fine i media ufficiali iraniani, come l’agenzia di Stato Irna, identificano come causa dello schianto «un guasto tecnico».

(afp)

Anche l’appoggio e la vicinanza a Israele dalle potenze internazionali è unanime, ma è una prassi esercitata con toni differenti. Dalle «condoglianze per tutti i morti dell’incidente» di papa Francesco al minuto di silenzio nel Consiglio di sicurezza dell’Onu; dalla proclamazione di un giorno di lutto nazionale in Turchia al “no comment” di Israele e alle «condoglianze per la morte del presidente iraniano» espresse dagli Stati Uniti benché sia «fuori discussione che Raisi avesse molto sangue sulle sue mani». Washington conferma di avere «ricevuto richieste di assistenza sull’incidente» alle quali non ha potuto far fronte per «ragioni logistiche»; ma ricorda che continuerà «a chiedere conto a Teheran del suo comportamento destabilizzante». Putin invece piange il «grande amico per la Russia», Xi Jinping la «perdita enorme per gli iraniani».
In Iran, intanto, le preghiere collettive mostrate dai media contrastano con i festeggiamenti sui social, dai brindisi delle ragazze alle danze con i capelli al vento - la maggior parte postate da esuli all’estero - dai sorrisi dei parenti delle vittime della repressione alla gioia di chi lotta contra l’oscurantismo del regime di cui Raisi era il gran cerimoniere.

(afp)

Le autorità hanno indetto 5 giorni di lutto nazionale, e per 7 hanno spento ogni evento artistico o culturale. Ma il segno del potere è la continuità, come nulla fosse accaduto. «L’amara tragedia ha avuto luogo mentre questo grande uomo altruista era al servizio del popolo», dice la guida suprema Ali Khamenei, che domenica aveva avvertito che non ci sarebbero state «interruzioni» nel governo del Paese. Due ore dopo l’annuncio del ritrovamento dei corpi, Khamenei aveva già nominato presidente ad interim il primo vice Mohammad Mokhber, e ministro degli Esteri ad interim Ali Bagheri Kani. I funerali di Raisi inizieranno oggi a Tabriz per concludersi giovedì a Mashhad, sua città natale; le elezioni sono già state incardinate il 28 giugno: un solo mese, ma in questo Iran basterà.

Leggi i commenti