Vali Nasr: “Khamenei a un bivio, con elezioni di nuovo chiuse si rischia un’altra crisi politica”
di Gabriella ColarussoLa morte di Raisi mette Khamenei di fronte a un bivio: “Scegliere se insistere su un’altra elezione con candidati calati dall’alto e scarsa affluenza, con il rischio che questo generi instabilità, o accettare un compromesso e aprire almeno in parte la competizione”. Vali Nasr è uno dei più attenti osservatori di cose iraniane, politologo, docente alla John Hopkins, ex consigliere del dipartimento di Stato, un’autorità mondiale sull’Islam sciita.
Nasr, molti dicono che Raisi fosse un presidente senza poteri: era davvero così?
“In parte si. Gli iraniani certamente non lo vedevano come un politico che si era fatto da solo né aveva impressionato in positivo al governo. Ma la presidenza in Iran non è potere vuoto: non decide la politica estera e non governa le forze armate, ma si occupa delle leggi di bilancio, dell’economia".
Cosa cambia la sua scomparsa?
“Raisi era la faccia e il candidato degli ult…
La morte di Raisi mette Khamenei di fronte a un bivio: “Scegliere se insistere su un’altra elezione con candidati calati dall’alto e scarsa affluenza, con il rischio che questo generi instabilità, o accettare un compromesso e aprire almeno in parte la competizione”. Vali Nasr è uno dei più attenti osservatori di cose iraniane, politologo, docente alla John Hopkins, ex consigliere del dipartimento di Stato, un’autorità mondiale sull’Islam sciita.
Nasr, molti dicono che Raisi fosse un presidente senza poteri: era davvero così?
“In parte si. Gli iraniani certamente non lo vedevano come un politico che si era fatto da solo né aveva impressionato in positivo al governo. Ma la presidenza in Iran non è potere vuoto: non decide la politica estera e non governa le forze armate, ma si occupa delle leggi di bilancio, dell’economia".
Cosa cambia la sua scomparsa?
“Raisi era la faccia e il candidato degli ultraconservatori, della fazione chiamata Paydari, che oggi controlla il Parlamento, l’estrema destra che è molto potente anche negli apparati di sicurezza, tra i basiji, all’interno del clero politico, tutti gruppi che sostengono il Leader supremo. Ci sono voluti anni per “costruire” il personaggio Raisi: avevano investito molto su di lui facendolo diventare capo della magistratura e poi proiettandolo alla presidenza con una elezione manovrata. La sua morte ha scompaginato i piani dei Paydari”.
Hanno un altro candidato forte?
“Nessuno che sia riconoscibile dal popolo iraniano. Lo speaker della camera, Ghalibaf, di cui si fa molto il nome in queste ore, non viene dalla destra estrema ma è un conservatore più tradizionale così come il capo della magistratura, Gholamhossein Mohseni Ejei. Parlano del sindaco di Teheran Alireza Zakani, che è un radicale, ma non è conosciuto”.
L’altro nome che potrebbe essere gradito a Khamenei è quello dell’ultraconservatore Saeed Jalili, oggi a capo del consiglio Supremo di sicurezza nazionale.
"Quando ha provato a candidarsi in passato ha preso pochissimi voti. Non ci sono scelte facili: insistere su elezioni chiuse e con una affluenza scarsa significa assumersi il rischio di creare instabilità in Iran. L’alternativa è fare un compromesso consentendo a un conservatore tradizionale, moderato, come Ali Larijani di correre. Vedremo cosa sceglierà Khamenei”.
Questa transizione offre una opportunità ai riformisti finora messi all’angolo?
“Si perché sono stati scompaginati i piani dell’ultradestra, e i tempi sono troppo brevi perché si riorganizzino con un loro candidato. Personalità come Khatami (ex presidente riformista, ndr) o il moderato Rouhani possono influire sull’opinione pubblica”.
La morte di Raisi ha un impatto anche sulla successione a Khamenei?
"Raisi era uno dei due unici nomi sul tavolo insieme al figlio di Khamenei Mojtaba per la Successione. Ora dovranno aprire la porta ad altre candidature come quella di Sadeq Larijani che i Guardiani della Rivoluzione non vogliono. Il rischio con una nomina di Mojtaba è creare una monarchia teocratica in Iran che non funzionerebbe. Per quanto potente possa essere Mojtaba non ha le credenziali per diventare Leader Supremo a meno che non si formi un consiglio di Leadership, con più personalità, di cui lui possa far parte”.
Nuove elezioni e un nuovo presidente avranno un impatto sulla politica estera dell’Iran?
"Non credo perché la politica estera viene decisa da Khamenei, dal consiglio supremo di sicurezza Nazionale, dal corpo dei Guardiani della rivoluzione. Con Bagheri-Kani, che ora prende le redini ad interim del ministero degli Esteri, ci sarà continuità. Bagheri-Kani è quello che ha incontrato l’inviato Usa McGurk. Ha diretto i negoziati di Vienna, con americani e europei, è stato coinvolto nei negoziati in Oman. Questo approccio non cambierà nemmeno se dovesse arrivare un nuovo governo radicale e peraltro Bagheri-Kani, che è il fratello del genero di Khamenei, potrebbe restare ministro. L’Iran continuerà ad avere una qualche forma di dialogo sul nucleare con gli Usa e sarà aperto a una de-escalation nella regione. La differenza è che nel breve periodo sarà molto più focalizzato sulle questioni interne”.
Le tensioni con i vicini regionali resteranno alte?
“Gli Stati Uniti vogliono una de-escalation nucleare e regionale, l’Iran lo stesso ma se qualcuno cercasse di interferire durante le presidenziali l’Iran risponderebbe, ci sarebbe una nuova escalation”.