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Il doppiatore sul caso della voce di Scarlett Johansson: “L’intelligenza artificiale è il nostro peggior nemico. Ci rende superflui”

L’intervista a Francesco Pezzulli, il timbro italiano di Leonardo DiCaprio, dopo che l’attrice ha rivelato di aver rifiutato un’offerta di OpenAI per i diritti della sua voce. Ma l’azienda di Sam Altman ne ha creata una molto simile alla sua
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Francesco Pezzulli è noto per la voce italiana di Leonardo DiCaprio, di cui è il principale doppiatore dal 1996, e di Sam Worthington, l’attore protagonista di Avatar, il film con il più alto incasso nella storia del cinema. I trascorsi professionali di Pezzulli sono ragguardevoli. Ma ora il futuro è incerto. «L’Intelligenza Artificiale ci ha promesso che avremmo guadagnato di più e lavorato meno - dice il doppiatore, classe 1973 - ma non è così: siamo più impegnati e stiamo per diventare superflui».

Francesco Pezzulli 

Il lavoro del doppiatore è a rischio?

«Certo che lo è, ma prima di noi salteranno molti altri mestieri. Penso alle persone che lavorano nei call center, per esempio. E penso anche ai ragazzi che oggi studiano lingue o frequentano Master in traduzione multimediale».

Lei trova convincenti le voci virtuali generate dall’IA?

«Ho visto Vasco Rossi che ha tradotto la sua voce in sp…

Francesco Pezzulli è noto per la voce italiana di Leonardo DiCaprio, di cui è il principale doppiatore dal 1996, e di Sam Worthington, l’attore protagonista di Avatar, il film con il più alto incasso nella storia del cinema. I trascorsi professionali di Pezzulli sono ragguardevoli. Ma ora il futuro è incerto. «L’Intelligenza Artificiale ci ha promesso che avremmo guadagnato di più e lavorato meno - dice il doppiatore, classe 1973 - ma non è così: siamo più impegnati e stiamo per diventare superflui».

Francesco Pezzulli 

Il lavoro del doppiatore è a rischio?

«Certo che lo è, ma prima di noi salteranno molti altri mestieri. Penso alle persone che lavorano nei call center, per esempio. E penso anche ai ragazzi che oggi studiano lingue o frequentano Master in traduzione multimediale».

Lei trova convincenti le voci virtuali generate dall’IA?

«Ho visto Vasco Rossi che ha tradotto la sua voce in spagnolo e francese, per esempio, mantenendo l’accento di Zocca. Mi ha impressionato».

Ma ci sarà qualcosa della voce umana che un’intelligenza artificiale non può replicare.

«Tutto si può replicare, in realtà, ma dipende dall’utilizzo che se ne vuole fare. Se hai solo bisogno di comunicare con una persona che parla una lingua diversa, allora una voce sintetica prodotta dall’IA può funzionare».

L’IA potrebbe doppiare DiCaprio come fa lei?

«Non credo. Perché con la mia voce io cerco di comunicare un’emozione. Non provo mai a emulare ciecamente DiCaprio, il mio obiettivo è rendere il suo parlato più vicino possibile a una sensibilità tipicamente italiana».

Se le offrissero di prestare la sua voce a un’Intelligenza Artificiale, come è accaduto a Scarlett Johansson, accetterebbe?

«No, se apri quella porta non puoi più tornare indietro. Me l’hanno già proposto e ho rifiutato».

Perché?

«Una volta ceduti i diritti sulla tua voce, non sei più necessario. E soprattutto non hai più il controllo. Qualcuno potrebbe usarla, un giorno, persino per doppiare un film porno senza che io possa dire nulla».

L’IA, in effetti, è capace di far parlare anche chi non c’è più.

«E lo trovo sbagliato. La voce è qualcosa di molto personale. Una mia collega ha perso il marito, anche lui doppiatore, e ogni volta che lo sente parlare in un film ha un colpo al cuore».

Ma lei ha provato a clonare la sua voce, solo per gioco?

«Assolutamente no, credo che l’Intelligenza Artificiale sia il nostro principale nemico per i prossimi dieci anni».

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