Migliaia di fedeli ai funerali di Raisi ma i capi di Stato non arrivano
di Paolo BreraLe bandiere nere, il lutto. Le lacrime esibite, le mani in saluto. E le gigantografie, tutte uguali, del presidente Ebrahim Raisi, sollevate in favore di telecamera mentre migliaia di persone salutano il feretro in processione. Sono cominciati ieri a Tabriz i funerali di Stato, in Iran, e nelle cancellerie di tutto il mondo c’era un gran lavoro per stabilire se inviare qualcuno — ed eventualmente chi — alle esequie.
Tra ragion di Stato, rispetto istituzionale e distinguo politici, non ci andrà nessun capo di Stato, nemmeno delle autocrazie alleate. D’altronde lo stesso Raisi era il numero due iraniano dopo la guida suprema, Ali Khamenei. Così alla cerimonia principale, la processione di oggi a Teheran, Mosca invia il presidente d…
Le bandiere nere, il lutto. Le lacrime esibite, le mani in saluto. E le gigantografie, tutte uguali, del presidente Ebrahim Raisi, sollevate in favore di telecamera mentre migliaia di persone salutano il feretro in processione. Sono cominciati ieri a Tabriz i funerali di Stato, in Iran, e nelle cancellerie di tutto il mondo c’era un gran lavoro per stabilire se inviare qualcuno — ed eventualmente chi — alle esequie.
Tra ragion di Stato, rispetto istituzionale e distinguo politici, non ci andrà nessun capo di Stato, nemmeno delle autocrazie alleate. D’altronde lo stesso Raisi era il numero due iraniano dopo la guida suprema, Ali Khamenei. Così alla cerimonia principale, la processione di oggi a Teheran, Mosca invia il presidente della Duma, Vyacheslav Volodin; la Turchia il vice presidente, Cevdet Yilmaz, e il ministro degli Esteri, Hakan Fidan. Nemmeno i vicini di casa afghani, i talebani, mandano il capo di Stato: ci sarà il mullah Baradar Akhund, vice primo ministro. L’Europa era in un vortice di telefonate e concertazioni un po’ imbarazzate per decidere cosa fare. Alla fine non arriva nessuna decisione ufficiale, ieri, né in Europa né a Washington: «Al momento non ho informazioni su un’eventuale delegazione», dice il coordinatore per la sicurezza nazionale Usa, John Kirby.
La gestione della crisi tra Iran e Israele, mediata indirettamente dagli Stati Uniti, ha rappresentato un promettente capitolo di distensione, ma i droni iraniani venduti a Mosca bombardano da due anni l’Ucraina. E il governo israeliano usa la cerimonia per diffondere un’immagine di stabilità e continuità di un potere mai così impopolare. C’erano milioni di persone al funerale di Khomeini, il padre della Rivoluzione islamica; un milione a quelli del generale Soleimani, ucciso da un drone americano. Ma Raisi non ha neanche un briciolo della loro popolarità, e porta sulle spalle la responsabilità per la repressione di questi anni.
Al prologo di ieri, a Tabriz, la folla inseguiva il feretro lanciando fiori. Poi il corpo è partito per la città sacra del seminario sciita di Qom, infine è arrivato a Teheran dove oggi la guida suprema Khamenei officerà la grande processione. E domani il corpo andrà nella città natale di Raisi, Birjand, per un’ultima processione prima del funerale e dalla sepoltura nel santuario dell’Imam Reza nella città santa di Mashhad.
E mentre la diplomazia affronta i suoi rebus, emergono dettagli sullo schianto dell’elicottero in cui il presidente è morto insieme al ministro degli Esteri Amirabdollahian, all’imam di Tabriz Al-Hashem, al governatore Malik Rahmati, alle guardie del corpo e al personale di bordo. Il capo dell’Ufficio presidenziale sarebbe riuscito a parlare «3 o 4 volte, fino a 3 ore dopo l’incidente» con l’imam Al Hashem: gli avrebbe sussurrato di essere «gravemente ferito, in mezzo agli alberi» e senza riuscire a vedere dove fossero — e se fossero vivi — gli altri passeggeri.