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Nel video di Hamas il rapimento delle soldate israeliane. Così le famiglie degli ostaggi fanno pressione su Netanyahu

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Il Forum delle famiglie rende pubblico il filmato preso dalle bodycam dei miliziani: “Una testimonianza schiacciante del fallimento della nazione nel riportare a casa i nostri cari”
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GERUSALEMME — Tre minuti e dieci secondi di orrore. Ragazze diciannovenni dai volti sanguinanti, ferite, legate, umiliate circondate dai terroristi. Sono Liri Albag, Karina Ariev, Agam Berger, Daniela Gilboa e Naama Levy, da otto mesi nelle mani di Hamas a Gaza. Il 7 ottobre, le cinque giovani si trovavano nella base militare adiacente al Kibbutz di Nahal Oz, dove prestavano il servizio di leva come soldatesse osservatrici.

La base venne conquistata dai terroristi. Quindici delle soldatesse vennero uccise, sette rapite (di cui una, Noa Marciano, è morta in prigionia; mentre l’altra, Ori Megidish, è stata liberata dalle forze israeliane a tre settimane dall’attacco). Il video ritrae alcuni momenti di quella mattina, ripresi dalle bodycam dei terroristi. A decidere di renderlo pubblico però è stato il Forum delle Famiglie degli Ostaggi, seguendo la volontà dei genitori delle ragazze, in una mossa disperata per appellarsi alla leadership israeliana e all’opinione pubblica interna e mondi…

GERUSALEMME — Tre minuti e dieci secondi di orrore. Ragazze diciannovenni dai volti sanguinanti, ferite, legate, umiliate circondate dai terroristi. Sono Liri Albag, Karina Ariev, Agam Berger, Daniela Gilboa e Naama Levy, da otto mesi nelle mani di Hamas a Gaza. Il 7 ottobre, le cinque giovani si trovavano nella base militare adiacente al Kibbutz di Nahal Oz, dove prestavano il servizio di leva come soldatesse osservatrici.

La base venne conquistata dai terroristi. Quindici delle soldatesse vennero uccise, sette rapite (di cui una, Noa Marciano, è morta in prigionia; mentre l’altra, Ori Megidish, è stata liberata dalle forze israeliane a tre settimane dall’attacco). Il video ritrae alcuni momenti di quella mattina, ripresi dalle bodycam dei terroristi. A decidere di renderlo pubblico però è stato il Forum delle Famiglie degli Ostaggi, seguendo la volontà dei genitori delle ragazze, in una mossa disperata per appellarsi alla leadership israeliana e all’opinione pubblica interna e mondiale e riportare a casa le figlie.

«Questo inquietante filmato è la realtà di Agam, Daniela, Liri, Naama, Karina e altri 123 ostaggi da 229 giorni», ha dichiarato l’organizzazione in una nota. «Il video è una testimonianza schiacciante del fallimento della nazione nel riportare a casa gli ostaggi. Il governo israeliano non deve perdere nemmeno un altro momento: deve tornare al tavolo delle trattative oggi!», prosegue il messaggio.

Il filmato è stato messo a disposizione delle famiglie dall’esercito. Originariamente lungo 13 minuti, è stato tagliato per rimuovere le scene più crude (per esempio gli undici cadaveri che si trovavano nella stessa stanza in cui i terroristi tenevano le ragazze). Il risultato è comunque brutale.

«Cani, vi calpestemo tutti», urla un terrorista mentre le ragazze vengono legate. Naama, che era coinvolta in attività di dialogo, prova a dire in inglese che ha «amici in Palestina», Liri chiede se qualcuno parli in inglese. Gli uomini urlano e impongono loro il silenzio. In un altro spezzone, uno dei terroristi le descrive come ragazze che possono rimanere incinta. Nella parte finale, le giovani donne sono all’esterno della base, scalze (una di loro, Daniela, è incapace di appoggiare il piede) e vengono caricate sulle jeep per essere condotte nella Striscia di Gaza.

La vicenda delle soldatesse osservatrici è una delle pagine più nere della tragedia del 7 ottobre, non soltanto per il tragico prezzo di sangue pagato dal gruppo, ma anche perché proprio loro avevano più volte tentato di denunciare il rischio dell’invasione di Hamas. Le soldatesse avevano passato mesi a monitorare le esercitazioni compiute al di là del confine, comprese simulazioni di attacco ai carri armati e alla ricostruzione di una delle loro postazioni nella base militare. Tutti i tentativi di avvisare i superiori su queste attività sono stati però respinti, con alcune ragazze che sono state addirittura minacciate di essere punite con la prigione per aver disturbato gli ufficiali.

«Il mio cuore è con mia figlia Naama in quei momenti terrificanti», ha commentato Ayelet Levy, la madre di Naama. «In quel video vediamo solo una minima parte delle cose orribili che sono accadute in quel luogo».

Eli Albag, il padre di Lili, ha descritto la pubblicazione del video come l’ultimo tentativo di persuadere il governo ad agire: «Questa è l’ultima arma che abbiamo per convincerli. Cos’altro vogliono? Cos’altro possiamo fare?», ha detto in un’intervista trasmessa dal Canale 12.

Per parte sua, il premier Benjamin Netanyahu ha commentato il video ma senza parlare esplicitamente della necessità di riportare a casa gli ostaggi. «La crudeltà dei terroristi di Hamas non fa che rafforzare la mia determinazione a lottare con tutte le mie forze finché Hamas non verrà eliminato, per garantire che ciò che abbiamo visto stasera non accada mai più», ha scritto il primo ministro israeliano su X. Un post che difficilmente soddisferà le famiglie degli ostaggi.

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