L’Italia segreta di Jordan Bardella, il lepenista che vola nei sondaggi per le europee
dalla nostra inviata Anais GinoriNICHELINO – Viene dal «luogo del nulla» il nuovo campione dell'ultradestra francese, Jordan Bardella. Così veniva soprannominato un tempo Nichelino, sobborgo torinese affacciato sulla distesa di Mirafiori. Il cascinale diventato città-dormitorio durante il boom industriale degli anni Sessanta, ha dato i natali alla madre del presidente del Rasssemblement National, il ventottenne che nei sondaggi per le elezioni europee vola sopra al trenta per cento delle intenzioni di voto. A casa Bardella, nella banlieue di Saint-Denis, Nord di Parigi, si parlava solo francese. Il giovane leader riesce a dire qualche parola di italiano, come durante il raduno a Firenze organizzato da Matteo Salvini nel dicembre scorso in cui ha esordito con un forte accento: «Noi in Francia ci apprestiamo a dire ciao a Macron».
«So dire quanto bas…
NICHELINO – Viene dal «luogo del nulla» il nuovo campione dell'ultradestra francese, Jordan Bardella. Così veniva soprannominato un tempo Nichelino, sobborgo torinese affacciato sulla distesa di Mirafiori. Il cascinale diventato città-dormitorio durante il boom industriale degli anni Sessanta, ha dato i natali alla madre del presidente del Rasssemblement National, il ventottenne che nei sondaggi per le elezioni europee vola sopra al trenta per cento delle intenzioni di voto. A casa Bardella, nella banlieue di Saint-Denis, Nord di Parigi, si parlava solo francese. Il giovane leader riesce a dire qualche parola di italiano, come durante il raduno a Firenze organizzato da Matteo Salvini nel dicembre scorso in cui ha esordito con un forte accento: «Noi in Francia ci apprestiamo a dire ciao a Macron».
«So dire quanto basta per ordinare un'amatriciana al ristorante» si schermisce Bardella. Ha sempre raccontato poco della sua storia famigliare in Italia. Eppure tre dei suoi quattro nonni sono italiani. Giampiero Tolardo, sindaco di Nichelino, conosce a fatica il nome del discendente della sua città che svetta nella politica francese. Negli archivi dell'anagrafe rintraccia però i nomi dei nonni materni del presidente del Rn: Severino Bertelli-Motta e Iolanda Benedetto.
Severino lavorava alla Carrozzeria Bertone, che ha battezzato alcuni mitici modelli Fiat, Citroen, e Lancia Romeo. Iolanda aveva appena vent'anni quando decise di seguire il marito in Francia, insieme alle sue due bambine: Daniela e Luisa, la futura madre di Jordan. Una donna rimasta sempre discreta, che lo ha cresciuto da sola dopo il divorzio con Olivier Bardella, di lontane origini di Frosinone.
«Durante tutta la mia infanzia ho visto mia mamma lottare per arrivare alla fine del mese con il minimo sindacale, in un quartiere popolare» ricorda spesso il figlio.
Le tracce dei Bertelli-Motta nella periferia di Torino si sono perse.«Non mi risulta più nessuno di questa famiglia» racconta lo storico locale, Gianni Villa, autore di un libro dedicato al passato di questo comune noto per la Palazzina di Stupinigi, una delle più prestigiose residenze sabaude del Piemonte, dove soggiornò Napoleone. «La nostra piccola Versailles» sottolinea con orgoglio il sindaco, medico nella vita e affiliato al Pd. A Nichelino, come spesso in Piemonte, resiste una fascinazione mai sopita per la vicina Francia.
«Un orizzonte mentale» osserva il sociologo Marco Revelli, ricevendoci alla Fondazione Piero Gobetti, dove sono custoditi gli archivi del grande intellettuale sepolto al Père Lachaise. Corsi e ricorsi della Storia. Se negli anni Trenta Parigi ha accolto in esilio tanti oppositori al fascismo, ora vede un franco-nichelinese modernizzare l'immagine e il linguaggio dell'estrema destra. È anche grazie a Bardella, a quel suo aplomb che forse ricorda lontanamente il detto locale 'falso e cortese', che Marine Le Pen sta sdoganando definitivamente il suo partito.
Nel 1963, quando i nonni materni di Bardella partono verso la Francia, Nichelino è nel pieno della sua espansione, con l'afflusso di nuovi operai venuti dal Sud Italia per arruolarsi nelle fabbriche Fiat. «Tra il 1960 e il 1970, la popolazione è triplicata fino a raggiungere i 50mila abitanti» ricorda lo storico Villa. Il lavoro non mancava. «La mia stessa famiglia si è trasferita qui dalla Puglia per trovare lavoro nel 1968» racconta il sindaco che s'interroga sulle ragioni che hanno potuto spingere i Bertelli-Motta a emigrare in direzione di Parigi. «I nichelinesi erano contadini – ricorda Tolardo - molti erano abituati a vivere tra di loro, e magari qualcuno ha avuto la sensazione di essere “invaso” da immigrati provenienti dal Sud». L'anno prima della partenza, nell'estate 1962, la città era stata attraversata da tensioni sociali. «Per la prima volta a Torino, dove si viveva solo di e con la Fiat, scoppiarono scioperi spontanei di tipo nuovo» ricorda Revelli.
Il nonno di Bardella lascia il posto alla Carrozeria Bertone dove, secondo alcuni, svolgeva le funzioni di controllore, una posizione riservata a una sorta di 'aristocrazia' della classe operaia e che a volte significava anche un controllo politico sui colleghi. Iolanda, la nonna ottantenne ancora in vita, che ogni tanto posta su Facebook le apparizioni nei media del suo nipotino, arriva a Saint-Denis incinta del terzo figlio, Antonio, che nascerà in Francia. Come molti immigrati ha francesizzato il suo nome, diventando Yolande. La famiglia ha mantenuto però qualche legame con il Piemonte, tornando l'estate per le vacanze. Il piccolo Jordan racconta di aver imparato i rudimenti della cucina italiana nel ristorante torinese del prozio, Antonio Benedetto, titolare di un ristorante Europa che ora non esiste più.
«Parente? No, è un caso di omonimia» sorride Fabrizio Bardella. Il candidato sindaco a Collegno, non lontano da Nichelino, ha seguito la carriera fulminante del suo omonimo in Francia. Leghista pentito - ora è candidato con una lista indipendente - racconta che il nucleo storico dei Bardella è nel Polesine. «Ma tanti sono emigrati verso Latina e Frosinone ai tempi delle bonifiche di Mussolini. E magari poi hanno capito che lì non c'era il paradiso promesso dal Duce e qualcuno se n'è andato in Francia».
Il bisnonno paterno è infatti emigrato negli anni Trenta da Alvito, provincia di Frosinone, per andare a lavorare come muratore e poi come idraulico. Installandosi a Montreuil, altra banlieue rossa di Parigi che ha accolto tanti italiani, il figlio Guerrino Italo Bardella aveva sposato una donna algerina da cui è nata Réjane, la nonna paterna del leader del Rn. Jordan – con il suo nome forse ispirato da serie tv degli anni Novanta - spazia così nelle sue origini tra Nichelino, Alvito e un angolo di Cabilia.
Se la a famiglia paterna italiana è ormai lontana, il giovane Jordan ha ancora dei cugini a Torino con cui si sente per gli auguri di fine anno. Continua però a descriversi come "un figlio dell'immigrazione, un francese di sangue misto, italiano al 75 per cento". Promette di dare più dettagli sulla sua storia famigliare in un prossimo libro biografico che, spiega, non vuole 'spoilerare'. Nella sua costruzione politica, le origini piemontesi hanno una doppia utilità: la vicinanza con i fratelli della Lega che ha frequentato, anche se meno intensamente di Marine Le Pen, e un simbolo per illustrare una presunta «buona immigrazione», quella di chi avrebbe sposato la République nei valori e nel destino, non frapponendo ostacoli religiosi o culturali, al contrario dell'immigrazione di oggi contro cui si scaglia il Rassemblement National.
E poco importa se è una scorciatoia di una tormentata storia in cui i ‘ritals’, gli immigrati italiani del secolo scorso, sono stati discriminati, umiliati, persino uccisi in efferati pogrom razzisti. «I miei genitori provengono da una generazione che si è integrata, assimilata, ha lavorato sodo e ha amato la Francia» insiste Bardella nei suoi comizi. «Non c'è nessuna ragione – conclude - per cui le generazioni successive debbano essere esentate dallo stesso sforzo».