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Milei rockstar, folla in visibilio al concerto del presidente: “Sono il re, sono il leone, posso mangiarmi la casta”

Migliaia di sostenitori si radunano allo stadio “Luna Park” di Buenos Aires. “El loco” canta una sola canzone e inveisce contro peronisti e dipendenti pubblici
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Le strade intorno allo stadio “Luna Park” a Buenos Aires sono bloccate. Uscendo dalla metropolitana ci si ritrova circondati da migliaia di persone in fila e si fa lo slalom fra chi vende acqua o panini e i banchetti del merchandising. C’è chi è qui da ore per accaparrarsi un biglietto, chi è venuto con tutta la sua famiglia e chi ha fatto un viaggio di 4 ore per arrivare. Le entrate dello stadio sono transennate e gli addetti alla sicurezza cercano di far circolare le ultime persone che potranno entrare, mentre le strade che circondano il “Luna Park” sono invase da poliziotti. Sembrerebbe proprio lo scenario di un concerto di una diva del rock, e in effetti è un concerto, ma non c’è nessuna diva: a esibirsi sarà il presidente argentino Javier Milei.

Mentre l’Argentina sta vivendo la peggiore crisi economica degli ultimi decenni (con affitti e prezzi triplicati rispetto allo scorso anno) e con l’ennesimo disastro diplomatico in corso (con il premier spagnolo Pedro Sánchez che ritira …

Le strade intorno allo stadio “Luna Park” a Buenos Aires sono bloccate. Uscendo dalla metropolitana ci si ritrova circondati da migliaia di persone in fila e si fa lo slalom fra chi vende acqua o panini e i banchetti del merchandising. C’è chi è qui da ore per accaparrarsi un biglietto, chi è venuto con tutta la sua famiglia e chi ha fatto un viaggio di 4 ore per arrivare. Le entrate dello stadio sono transennate e gli addetti alla sicurezza cercano di far circolare le ultime persone che potranno entrare, mentre le strade che circondano il “Luna Park” sono invase da poliziotti. Sembrerebbe proprio lo scenario di un concerto di una diva del rock, e in effetti è un concerto, ma non c’è nessuna diva: a esibirsi sarà il presidente argentino Javier Milei.

Mentre l’Argentina sta vivendo la peggiore crisi economica degli ultimi decenni (con affitti e prezzi triplicati rispetto allo scorso anno) e con l’ennesimo disastro diplomatico in corso (con il premier spagnolo Pedro Sánchez che ritira il proprio ambasciatore da Buenos Aires dopo che Milei ha definito la moglie del primo ministro una “corrotta”), il presidente argentino ha annunciato che nella serata del 22 maggio si sarebbe esibito in un “recital musicale”. Nel contesto della presentazione del libro da lui firmato ed edito dalla prestigiosa casa editrice spagnola Planeta, Milei ha deciso di esibirsi in un concerto davanti a migliaia di spettatori.

Se andando alle manifestazioni di piazza, spesso viene da chiedersi quanto reale sia il supporto al governo che mostrano i sondaggi (che si mantiene stabile intorno al 50%), durante questo concerto il sostegno a Milei è palpabile. L’evento è gratuito e i biglietti sono andati a ruba in poche ore. Intorno alle transenne ci sono centinaia di persone che sperano comunque di riuscire ad entrare. Tra loro c'è Lucas, 19 anni, che ha affrontato un viaggio di 3 ore per poter assistere allo spettacolo. "Sono qui con il gruppo di militanti che sostiene Milei e che si è creato spontaneamente nel mio quartiere durante la campagna elettorale. Siamo quasi tutti ragazzi di 17, 18, 19 anni”, spiega Lucas mentre dietro di lui tre donne si scattano sorridenti una foto esibendo i biglietti del concerto.

Mentre le persone aspettano pazientemente in fila, un uomo travestito da Milei, con la parrucca e la fascia presidenziale argentina, si aggira fra le transenne circondato da supporter che lo abbracciano e si scattano una foto ricordo con il finto presidente. Uno di loro si chiama Pablo, ha 36 anni e lavora in un ufficio poco distante dal “Luna Park”. Appena ha finito di lavorare è corso qui, ma i posti per assistere al concerto erano già esauriti. Qualche minuto fa un bagarino gli ha offerto un biglietto a 5 dollari, ma ha rifiutato. "Mi spiace tanto, sarebbe stata la prima volta in cui avrei potuto ascoltare il presidente dal vivo", dice.

Javier Milei è diventato famoso in tutto il mondo durante la sua campagna elettorale mentre correva per la presidenza del Paese, sfidando al ballottaggio finale il candidato peronista Sergio Massa. Milei si definisce un “anarchico-capitalista” ed è sua convinzione che lo Stato debba essere il meno presente possibile nella vita dei cittadini, offrendo il minimo dei servizi pubblici e senza avere sanità o educazione pubblica che pesi sulle casse dello Stato.

Per questo motivo durante la campagna elettorale si è presentato molto spesso brandendo una motosega, a simboleggiare gli enormi tagli che avrebbe fatto alle spese statali per combattere la crisi. E, da quando è stato eletto, ha cercato di mantenere le promesse tagliando i fondi a istruzione, sanità e programmi statali. Ma non solo: a marzo ha chiuso Télam, l’agenzia di notizie nazionale, e lo scorso 21 maggio ha chiuso anche la televisione e la radio pubblica argentina. Eliminando di fatto tutti i media pubblici del Paese.

L'atmosfera all’interno dello stadio è proprio quella da concerto rock, con il pubblico che dagli spalti fa la ola e canta a squarciagola le canzoni più famose. Solo che in questo caso sono gli slogan e i jingle della campagna elettorale. Pochi minuti prima delle 21.00 le luci si abbassano, i musicisti salgono sul palco e dalla platea si alza il grido “Viva la libertad”, lo slogan di Milei. Poi si scatena il panico fra la folla: è arrivato il presidente argentino che, scortato da decine di guardie del corpo, sta attraversando la platea. Centinaia di persone si accalcano intorno a lui per ottenere una foto o anche solo una stretta di mano. Quando arriva sul palco, Milei inizia a correre da una parte all’altra incitando la folla a gridare più forte. Poi si toglie il lungo cappotto di pelle nera che indossa, afferra il microfono e inizia lo show.

Milei canta una sola canzone, accompagnato da chitarre elettroniche e ritmi scanditi. La canzone dura un paio di minuti e il presidente argentino canta: “Io sono il re, io sono il leone. Posso mangiarmi tutta la casta”. La folla va in visibilio quando Milei nomina la “casta”, uno dei termini ricorrenti della sua retorica politica. Il presidente argentino, prima di essere eletto, è riuscito abilmente a creare un nemico, un capro espiatorio che – secondo lui – sarebbe responsabile della crisi economica del Paese: la “casta”, un unico gruppo di “privilegiati” formato dai politici tradizionali e dai dipendenti pubblici.

Quando finisce la musica, Milei prende la parola e definisce il concerto “una vera festa della libertà”. Poi ringrazia subito “il capo”, sua sorella Karina, stratega della campagna elettorale e che di fatto attualmente ricopre il ruolo di “first lady” del presidente argentino. Poi cala il silenzio assoluto e Milei inizia a spiegare in un lungo e confuso discorso i contenuti del suo libro. Cita Gramsci e il socialismo, alterna dati e percentuali a concetti economici. Si rivolge al pubblico con l’appellativo informale “Che”, molto comune in Argentina, e scherza dicendo: “Non vi sembra che abbia già abbastanza casini?”.

In platea c’è Mabel, 51 anni, che è venuta dalla provincia con tutta la sua famiglia: marito, i due figli e il nipote adolescente. Nel gruppo ci sono anche alcuni amici di famiglia, ognuno tiene in mano una lettera. Mentre il presidente parla, le sollevano e formano la frase: "Fuerza Milei". "Lui non è come gli altri politici – sostiene Mabel - Ci sta facendo conoscere nel mondo, sta facendo di nuovo conoscere la grandezza dell'Argentina all'estero. Il resto sono solo polemiche inutili".

Milei parla per circa mezz’ora, continuando a raccontare i contenuti del suo libro e tirando continue stoccate al suo nemico politico: i peronisti, il partito che ha più a lungo governato il Paese. Il tanto atteso “recital musicale” alle fine è durato solo pochi minuti, ma gli spettatori accorsi da tutta la provincia sono molto soddisfatti. Quando il presidente finisce il suo discorso, la folla va in visibilio e Milei se ne va fra le urla del pubblico.

Mentre il personale di sicurezza inizia a far sgomberare l’arena, si possono comprare le ultime copie del suo libro intitolato “Capitalismo, socialismo y la trampa neoclásica”. Le copie vanno a ruba e una riesce ad accaparrarsela Juan che ha 22 anni ed è uno studente di informatica. Sulle spalle ha legata una bandiera con il simbolo della campagna di Milei: un gigantesco leone ruggente. E indossa una t-shirt su cui è stampata una caricatura del presidente che brandisce la famosa motosega e grida una frase ormai diventata celebre in Argentina (ne è persino stato fatto un remix sonoro che viene suonato - con molto successo - nelle discoteche di tutto il Paese): "No hay plata (non ci sono soldi)”. “Seguo Milei da quando ero uno studente ai primi anni delle superiori - spiega - E finalmente posso chiamarlo presidente. Ci ho sempre creduto, sin da quando guardavo i suoi video su TikTok. Però è davvero emozionante sapere che ora ci governa".

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