Il 28 maggio — martedì prossimo — Irlanda, Spagna e Norvegia riconosceranno ufficialmente lo Stato palestinese nell’ottica della soluzione dei due Stati. La potenza non solo simbolica di questo passo ha provocato la reazione feroce di Israele: «È una ricompensa per il terrorismo», dice il premier Benjamin Netanyahu; mentre il ministro degli Esteri Israel Katz richiama gli ambasciatori «per consultazioni», e convoca quelli dei tre Paesi per una «dura reprimenda». La decisione arriva alla vigilia del vertice di Bruxelles in cui lunedì, il giorno prima del riconoscimento, i ministri dei Paesi arabi della regione incontreranno gli omologhi europei per tentare di forgiare una linea condivisa sulla fine della guerra a Gaza e sulla creazione di una pace duratura. In un’intervista a Haaretz il ministro degli Esteri norvegese Espen Barth Eide ha ammesso che la decisione del suo Paese, così come quelle di Spagna e Irlanda, è stata influenzata dalla politica di estrema destra del governo israeli…
Il 28 maggio — martedì prossimo — Irlanda, Spagna e Norvegia riconosceranno ufficialmente lo Stato palestinese nell’ottica della soluzione dei due Stati. La potenza non solo simbolica di questo passo ha provocato la reazione feroce di Israele: «È una ricompensa per il terrorismo», dice il premier Benjamin Netanyahu; mentre il ministro degli Esteri Israel Katz richiama gli ambasciatori «per consultazioni», e convoca quelli dei tre Paesi per una «dura reprimenda». La decisione arriva alla vigilia del vertice di Bruxelles in cui lunedì, il giorno prima del riconoscimento, i ministri dei Paesi arabi della regione incontreranno gli omologhi europei per tentare di forgiare una linea condivisa sulla fine della guerra a Gaza e sulla creazione di una pace duratura. In un’intervista a Haaretz il ministro degli Esteri norvegese Espen Barth Eide ha ammesso che la decisione del suo Paese, così come quelle di Spagna e Irlanda, è stata influenzata dalla politica di estrema destra del governo israeliano: «È la reazione al fatto che il governo Netanyahu sia stato così chiaro sul non avere alcuna intenzione di negoziare con la parte palestinese, e che abbia accettato e persino sostenuto nuovi insediamenti illegali».
La direzione europea verso la soluzione dei due Stati è collettiva, ma il treno della Ue corre a scartamento ridotto. Spagna e Irlanda (la Norvegia non fa parte della Ue) si aggiungono ai sette Stati europei che già riconoscono la Palestina: Bulgaria, Cipro, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia. Malta e Slovenia hanno già annunciato che si aggiungeranno; ma Germania, Francia e Italia per ora sono caute: «Non è il momento giusto», dice il ministro degli Esteri francese Stéphane Séjournè, mentre Antonio Tajani sostiene che «non può esserci riconoscimento della Palestina senza il riconoscimento reciproco tra Israele e lo Stato palestinese».
Quest’ultima è la tesi che sostiene Washington: la Palestina «non si riconosce in modo unilaterale» ma «tramite trattative dirette fra le parti», spiega il Consiglio di sicurezza degli Stati Uniti. È proprio sulla richiesta di un reciproco riconoscimento che crollò il tentativo dell’allora segretario di Stato, John Kerry, di arrivare a una pace duratura. Washington non ha cambiato idea, ma parte dell’Europa sta scegliendo di asfaltare una via alternativa verso la pace. Gli Usa non si oppongono: «Ogni Paese è libero di decidere», ha detto ieri il consigliere per la Sicurezza nazionale Jake Sullivan.
Chi invece si oppone eccome è Israele. «L’80% dei palestinesi sostiene il terribile massacro del 7 ottobre. A questo male non bisogna dare un Paese. Sarà uno Stato terrorista, tenterà di ripetere continuamente il massacro del 7 ottobre», dice Netanyahu mentre il falco Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze, reagisce bloccando per ripicca i fondi fiscali trasferiti all’Anp per gestire la Cisgiordania. Una mossa che ha provocato la reazione della Casa Bianca: «È sbagliato trattenere fondi che forniscono beni e servizi di base a persone innocenti».
La linea dura su cui soffia la destra sta mettendo in crescente difficoltà Israele. Il riconoscimento della Palestina deciso dai tre Paesi, che porta il totale a 144 su 193 stati membri dell’Onu, è solo l’ultimo boccone indigesto: martedì scorso la Cpi ha chiesto l’arresto di Netanyahu e del ministro della Difesa Yoav Gallant (insieme ai leader di Hamas) per crimini di guerra. «Il riconoscimento è un premio per Hamas e l’Iran», dice ora il ministro Katz, secondo cui la decisione renderà più difficile salvare gli ostaggi. Ma per il premier spagnolo Pedro Sánchez va in direzione «della la pace, della giustizia e della coerenza. La Spagna sarà in compagnia di altri Paesi europei: e più saremo, prima arriveremo a un cessate il fuoco».