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La Newsletter. Polonia, Tusk punta al sorpasso sui sovranisti del Pis per rinforzare il suo governo. Ma deve fare i conti con Duda e gli ultracattolici

Fatta la pace con Bruxelles, il partito del premier è avanti nei sondaggi per le elezioni europee. Ma ha di fronte a sè due ostacoli: l’ostracismo del presidente e l’opposizione degli anti-abortisti
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BERLINO – Buone nuove da Bruxelles: la vicepresidente della Commissione europea Vera Jourova proporrà nei prossimi giorni di cancellare la procedura ex articolo 7 per la Polonia, che quindi non sarà più una “sorvegliata speciale” dell’Unione europea. La procedura era stata avviata nel 2017, nel mezzo dei pesanti conflitti tra Varsavia e Bruxelles causati dalle gravi e ripetute violazioni dello stato di diritto dei precedenti governi di “Diritto e Giustizia” (Pis). L’articolo 7 minacciava di togliere alla Polonia il diritto di voto al Consiglio europeo. E ora l’ “atomica” degli strumenti comunitari sarà tolta dal tavolo.

La pace con Bruxelles

Tra Va…

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BERLINO – Buone nuove da Bruxelles: la vicepresidente della Commissione europea Vera Jourova proporrà nei prossimi giorni di cancellare la procedura ex articolo 7 per la Polonia, che quindi non sarà più una “sorvegliata speciale” dell’Unione europea. La procedura era stata avviata nel 2017, nel mezzo dei pesanti conflitti tra Varsavia e Bruxelles causati dalle gravi e ripetute violazioni dello stato di diritto dei precedenti governi di “Diritto e Giustizia” (Pis). L’articolo 7 minacciava di togliere alla Polonia il diritto di voto al Consiglio europeo. E ora l’ “atomica” degli strumenti comunitari sarà tolta dal tavolo.

La pace con Bruxelles

Tra Varsavia e Bruxelles, grazie alle scelte del nuovo governo di Donald Tusk, è tornato - quasi - il sereno. A gennaio, la Commissione Ue aveva anche cominciato a sbloccare i 137 miliardi di euro congelati a causa dei contenziosi con i polacchi. La fine della lunga autocrazia dei governi pilotati da Jaroslaw Kaczinski, alla fine del 2023, ha riportato insomma la Polonia al centro dell’Europa. E a giudicare dall’interesse di Francia e Germania a rivitalizzare il “Formato Normandia” a tre con Varsavia, Tusk potrebbe diventare una delle figure chiave del continente, nei prossimi anni. Per l’Italia, una prospettiva complicata.

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Alla vigilia delle elezioni europee, l’uscita della Polonia dalla condizione di paria è un’ottima notizia per il governo guidato dal leader di Piattaforma civica e sostenuto dai centristi della Terza via e dalla Nuova sinistra. Il partito di Tusk è anche primo nei sondaggi, con il 32% dei consensi, tre punti avanti al Pis (29%). Un’inversione di tendenza sia rispetto alle elezioni politiche del 15 ottobre, dove il partito di Kaczynski era comunque arrivato primo ma non era riuscito a mettere insieme una coalizione per governare. Sia rispetto alle recenti elezioni amministrative: anche lì “Diritto e Giustizia” restava in testa.

Il testa a testa con i sovranisti

Adesso al partito di Tusk potrebbe riuscire dunque il sorpasso, stando ai sondaggi. I suoi alleati della Terza via potrebbero perdere qualche punto rispetto alle politiche ma resisterebbero al 12%, la Nuova sinistra si stabilizzerebbe all’8%. Purtroppo anche l’estrema destra Konfederacja potrebbe conquistare il 10% dei voti. Ma che il premier conquisti più voti del Pis servirà a cementarne il potere, un dettaglio importante in un Paese ancora dilaniato da una grave crisi istituzionale. Anche se in Europa, un rafforzamento di Tusk potrebbe creare qualche guaio.

C’è una continuità preoccupante, infatti, tra vecchio e nuovo governo su un tema cruciale come l’immigrazione. Tusk ha votato contro il recente Patto sui migranti approvato dopo decenni di faticose discussioni a Bruxelles. E al confine con la Bielorussia, il premier ha intenzione di irrobustire il muro che divide la Polonia dal Paese governato dalla marionetta di Putin, Alexsandr Lukashenko. Il dittatore bielorusso ha notoriamente messo in atto un pezzo di “guerra ibrida” del Cremlino, spingendo migliaia di migranti verso il primo confine della Ue. E Tusk ha fatto capire anche in un’intervista con Repubblica che nulla cambierà su quel confine dove si registrano già miriadi di dispersi. Il premier polacco non vuole cedere alla “guerra ibrida” di Putin. Peccato sia una guerra che si gioca sulla pelle dei migranti.

L’ostracismo del presidente

Un elemento che sta mettendo molta sabbia nel motore dell’esecutivo Tusk, poi, è l'ostracismo del presidente della Repubblica ed esponente di spicco del Pis, Andrzej Duda. A microfoni spenti, fonti governative ammettono che tanti piani del governo saranno difficili da realizzare con l’eterna spada di Damocle del veto di Duda. Le presidenziali previste per l’anno prossimo serviranno insomma a sbloccare molti dossier importanti - sempre se non vincerà il candidato di “Diritto e Giustizia”.

Una delle promesse maggiori di Tusk, poi, era stata la liberalizzazione dell’aborto. E il premier sa benissimo che deve la sua vittoria anche alla marea di donne che sono andate a votare per lui, il 15 ottobre scorso, convinte che avrebbe restituito un diritto importante alle sue concittadine. Ma finora la discussione sull’aborto va avanti poco e male, e non solo per la guerriglia dell’opposizione del Pis, il partito che nel 2020 aveva imposto attraverso la Corte costituzionale (controllata in maggioranza dal partito di Kaczynski) un quasi-bando dell’interruzione di gravidanza.

La battaglia sull’aborto

Nella stessa maggioranza del premier, gli ultracattolici di Terza via sabotano la liberalizzazione dell’aborto. E se anche dovesse passare la riforma che è stata presentata nei mesi scorsi e sta lentissimamente procedendo nel suo iter parlamentare - frenata anche dalle manovre del leader di Terza via e presidente della Camera, Szymon Holownia - la liberalizzazione dell’aborto è già attesa al varco da Duda, pronto a stroncarla con il veto presidenziale. La strada è in salita, per Tusk. Anche su uno dei grandi temi che lo hanno aiutato a vincere le elezioni.

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